Roma, 9 Giugno – Il risultato del referendum dell’8 e 9 giugno è inequivocabile: con un’affluenza rimasta intorno al 30 %, il quorum del 50 %+1 non è stato raggiunto, sancendo l’invalidità delle cinque consultazioni popolari su lavoro e cittadinanza. L’unico comune a superare la soglia, Matera, ha fatto però eccezione, con il 53,3 % di votanti sui cinque quesiti.
Tra le prime reazioni politiche, spicca quella di Pina Picierno, eurodeputata del Pd e vicepresidente dell’Eurocamera, che ha bollato l’esito del referendum come: “Una sconfitta profonda, seria, evitabile. Purtroppo un regalo enorme a Giorgia Meloni e alle destre. Fuori dalla nostra bolla c’è un Paese che vuole futuro e non rese di conti sul passato. Ora maturità, serietà e ascolto, evitando acrobazie assolutorie sui numeri”.
Il commento di Picierno è netto: l’astensione non può essere liquidata con scorciatoie numeriche, ma richiede una riflessione profonda e responsabile. Alcuni esponenti Pd, infatti, puntano a una svolta strategica che eviti di fossilizzarsi sul fallimento referendario e guardi al futuro con strumenti più efficaci.
Anche Maurizio Landini, leader della Cgil, ha commentato che l’obiettivo del quorum non è stato centrato, ma ha voluto sottolineare come i circa 14 milioni di votanti rappresentino “un punto di partenza” per tornare a far discutere sui temi centrali emersi con i referendum.
L’astensione odierna viene interpretata in modo opposto dai principali schieramenti: la destra – in particolare Fratelli d’Italia – parla di un referendum “contro la sinistra” che ha ottenuto la propria punizione elettorale, mentre la Lega insiste: “la cittadinanza non si regala”. Dalla galassia del sì è invece partito l’invito a riformare lo strumento referendario eliminando il quorum, giudicato ormai un ostacolo alla democrazia partecipata.
Di fronte a questa débâcle, Pina Picierno lancia un messaggio chiaro al Pd: Evocare riflessioni gravi sulla strategia del centrosinistra, evitando autoassoluzioni numeriche; Dimostrare maturità e serietà, aprendosi a un confronto reale con l’Italia “fuori dalla bolla”; Mettere in campo un’agenda propositiva, sui diritti e il lavoro, capaci di dialogare con l’elettorato e non solo con le élite politiche.
Una linea che invita a superare l’unica dimensione del voto – il quorum – per affrontare, dal basso, le necessità del Paese. In sintesi, il Pd si trova oggi a un bivio: voltare pagina e costruire un percorso inclusivo e futuribile oppure rischiare di restare intrappolato nella bagarre referendaria e nelle divisioni interne. Le parole di Picierno segnano la direzione da seguire: serietà, ascolto e programmazione sono le strade indicate per riprendere contatto con l’Italia “reale”.
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