L’Istat introduce una nuova classificazione che fa discutere: riconoscimento fiscale, dubbi legali e polemica politica
Napoli, 11 Aprile – Dal 1° aprile 2025 anche la prostituzione e i servizi offerti da escort e accompagnatori hanno un loro codice Ateco. La nuova classificazione, contenuta nell’aggiornamento predisposto dall’Istat, assegna il codice 96.99.92 alle attività legate ai “servizi di incontro ed eventi simili”, includendo esplicitamente la “fornitura o organizzazione di servizi sessuali” e la “gestione di locali di prostituzione”.
Un passo che, se da un lato punta a garantire una maggiore esaustività statistica e allineamento con le direttive europee, dall’altro solleva dubbi rilevanti sotto il profilo fiscale e giuridico.
Una classificazione che fa rumore – L’Istat ha precisato che l’aggiornamento recepisce la classificazione europea delle attività economiche (codice 96.99) e che l’implementazione riguarda solo operatori che svolgono attività legali. Tuttavia, il riconoscimento formale di queste attività attraverso un codice Ateco fa emergere una questione delicata: la prostituzione in Italia non è reato, ma lo sono il favoreggiamento, lo sfruttamento e l’induzione, in base alla legge Merlin del 1958.
La penalista Maddalena Claudia Del Re sottolinea: “Qualunque forma di sfruttamento o favoreggiamento è punita con la reclusione fino a sei anni. La nuova classificazione rischia di entrare in rotta di collisione con la normativa penale vigente”.
Il nuovo codice Ateco consente l’apertura di partita Iva per tali attività, con potenziali implicazioni sul piano tributario. L’Agenzia delle Entrate potrebbe, in teoria, contestare il mancato pagamento delle imposte anche a chi esercita queste attività in modo informale. Il Codacons parla di un “cortocircuito fiscale”: “Lo Stato non vieta la prostituzione, ma ne vieta lo sfruttamento. Come si può allora classificare un’attività e contemporaneamente considerarla illegittima sotto altri profili?”
Secondo le stime dell’Istat, il mercato della prostituzione in Italia valeva 4,7 miliardi di euro nel 2022, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente. Una fetta consistente dell’economia sommersa che, ora, rischia di emergere con risvolti fiscali non trascurabili.
La risposta politica: tra dubbi normativi e scontro ideologico – Il dibattito ha raggiunto anche l’aula parlamentare. L’introduzione del codice Ateco 96.99.92 ha acceso i riflettori anche sul fronte politico, generando un acceso confronto tra le forze parlamentari. Al centro della polemica: la legittimità di riconoscere fiscalmente attività che, in parte, rientrano in ambiti penalmente sanzionati.
Ad aprire le danze è stata Alessandra Maiorino, vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, che ha definito la scelta dell’Istat “gravissima”, annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Se confermato – ha dichiarato – è un orientamento in aperto contrasto con la normativa vigente. In Italia la prostituzione non è reato, ma lo sono tutte le attività di favoreggiamento, sfruttamento e induzione. Non si può regolarizzare fiscalmente ciò che il codice penale condanna”.
Una posizione che ha trovato immediata replica da parte di Fratelli d’Italia, attraverso il senatore Matteo Gelmetti, che ha respinto le accuse definendole infondate: “La collega Maiorino ha preso un granchio. Il Mimit e il ministro Urso non c’entrano nulla. L’Istat ha semplicemente recepito una classificazione europea elaborata da Eurostat, con l’obiettivo di rendere le statistiche nazionali confrontabili a livello UE, indipendentemente dal quadro normativo dei singoli Paesi”.
Gelmetti ha inoltre sottolineato come la misura non rappresenti una legittimazione delle attività sessuali a pagamento, ma un adeguamento tecnico per fini statistici e fiscali, riferito esclusivamente ad attività esercitate in forma legale. Tuttavia, il nodo rimane. Il Codacons ha parlato apertamente di una “contraddizione sistemica”: “Come può il fisco accettare la dichiarazione dei redditi da attività che, se organizzate da terzi, configurano reato?”.
Il dibattito, insomma, evidenzia una frattura profonda tra esigenze di aggiornamento statistico e un impianto normativo che, dalla legge Merlin del 1958, non ha mai subito una revisione sostanziale. E se da un lato c’è chi invoca chiarezza e trasparenza fiscale anche per queste attività, dall’altro si alza il timore che una classificazione formale possa aprire la strada a una sorta di “normalizzazione implicita” della prostituzione organizzata.
L’introduzione del nuovo codice Ateco segna un cambio di passo nel trattamento statistico – e potenzialmente fiscale – delle attività legate al sesso. Ma solleva interrogativi legittimi sulla coerenza del sistema normativo italiano. La questione, destinata a far discutere, mette in luce l’urgenza di una riforma complessiva delle norme sulla prostituzione, ferme alla legge Merlin del secolo scorso.
| Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie. |
| SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a redazione@sciscianonotizie.it . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa. |



