Maimone: «Papa Francesco, il Papa della Verità Storica, della Pace, del Dialogo Interreligioso e dell’Umanità sofferente»
Biagio Maimone, in veste di Direttore della Comunicazione dell’Associazione “Bambino Gesù del Cairo” (voluta da Papa Francesc), il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Papa Francesco, ha richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale, la pace e la solidarietà. Alla presenza partecipato Don Angelo Comito, missionario in Madagascar
Catanzaro, 29 giugno – Con lo slogan “Calabria per la Pace e per il dialogo“ si è tenuta, nella Terrazza sul mare “Barbuto La Taverna”, in Contrada Taverna, a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio Marina, in provincia di Catanzaro, la presentazione del libro “La Comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, del giornalista Biagio Maimone, il quale ha posto in evidenza il valore della parola “vitale”, tale in quanto intesa come fulcro attorno a cui ruota lo sviluppo sociale ed umano, nonché la relazione umana, collegando la parola vitale al tema del turismo di relazione.
La presentazione è avvenuta nel corso del Tour “Vita da Ostello con ArtHo”, organizzato dalla Rete Italiana di Ostelli “C.I.A.O. A.M.I.C.O. Hostelling International”. Ha partecipato al dibattito Don Angelo Comito, già missionario in Madagascar, il quale è intervenuto sull’importanza dell’uso della parola, rimarcando la necessità che essa si prefigga la finalità di porre l’uomo al centro di ogni contesto. Don Angelo Comito ha affermato, inoltre, che il termine “socio-umanitario”, utilizzato da Biagio Maimone, per definire la comunicazione e la sua missione, rimanda al concetto di nuovo umanesimo.
Biagio Maimone è Direttore della Comunicazione dell’Associazione “Bambino Gesù del Cairo“ (voluta da Papa Francesc), il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Papa Francesco e Coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network – WRTN, Rete Mondiale del Turismo Religioso. I contenuti del suo libro “La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, hanno ricevuto la Benedizione Apostolica di Sua Santità Papa Francesco, l’apprezzamento del Segretario di Stato della Santa Sede Cardinale Pietro Parolin, dell’Imam Nader Akkad della Grande Moschea di Romae di altre illustri personalità.
Il saggio di Biagio Maimone, noto anche come “Il giornalista dei poveri” propone la necessità di un nuovo modello comunicativo che ponga al centro la relazione umana ed, ancor più, l’emancipazione morale della società odierna. Sulla scorta della constatazione delle innumerevoli comunicazioni distorte, veicolate dai media e da molti mezzi di comunicazione, compresi i social ed alcuni contesti del mondo politico, foriere di sottocultura, che non può essere consentita in quanto impoverisce la società civile deteriorando le relazioni umane, Biagio Maimone ritiene che non sia più rimandabile la necessità di far vivere un linguaggio scevro da menzogne, da offese e dal turpiloquio.
La violenza, il cyberbullismo e l’incitazione all’odionon devono essere avvolti dal silenzio, ma combattuti da un sano impegno che disciplini l’uso della parola in modo che essa non divenga strumento di violenza facendo degenerare l’intera società verso l’involuzione morale. Nell’ambito della vita politica, ultimamente, si fa strada, sempre più, l’uso di toni molto violenti ed anche l’utilizzo dell’insulto per esprimere il proprio dissenso. Ciò avviene anche nell’ambito della politica internazionale. È in corso la pubblicazione del suo secondo libro intitolato “La Poesia della Fede“, che tratta il tema del dialogo interreligioso e sviluppa le tesi contenute nel Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”.
Biagio Maimone, in veste di Direttore della Comunicazione dell’Associazione “Bambino Gesù del Cairo”, ha richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale, la pace e la solidarietà,attraverso le iniziative dell’Associazione, che si qualifica nei termini di attività di comunicazione giornalistica a favore dei bambini poveri ed ammalati dell’Egitto. L’Associazione è stata fondata in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune” da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in data 4 febbraio 2019.
Il suddetto Documento ha dato vita a numerosi frutti, tra i quali la realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana. Gli altri progetti seguiti dal giornalista Maimone sono stati l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città Il Cairo, le Cliniche Mobili itineranti, l’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù del Cairo”, che è il primo Ospedale del Papa fuori dall’Italia, la “Scuola della Fratellanza Umana” per le persone portatrici di disabilità, la “Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana”, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane.
Maimone, a margine della conferenza di presentazione, riferendosi a Papa Francesco, ha dichiarato: «Sublime è stato l’impegno di Papa Francesco, il quale, nel corso del suo pontificato, ha rimarcato che Cristo è venuto al mondo per portare la salvezza ai poveri, ai miseri, agli ultimi della terra. Papa Francesco ha dimostrato che ritornare al Cristianesimo delle origini, alle parole e all’esempio di Gesù deve essere il fine primario del Cattolicesimo odierno. Nel ‘200 Francesco D’Assisi ha sentito l’esigenza di “restaurare” la Chiesa di allora, nel senso di ricondurla sul suo sentiero autentico, dopo aver constatato che essa aveva intrapreso un percorso che l’allontanava dai principi espressamente cristiani e dal tessere un incontro tra Dio e l’uomo.
Papa Francesco, che noi amiamo definire”Il Papa della Pace” e della “Verità Storica” ha vissuto la stessa esigenza di Francesco di Assisi e ha voluto intraprendere un percorso di “restaurazione” della Chiesa attuale, affinché essa ponga la sua attenzione sugli ultimi, su coloro che vivono ai margini della società, su coloro che soffrono a causa dell’esclusione e del razzismo , su coloro che sono vittime di pregiudizi ed ingiustizie sociali, politiche ed economiche» ha dichiarato nel corso della conferenza di presentazione, il quale ha aggiunto: «Interprete del suo tempo, di cui ha constatato le fragilità e le aspirazioni, come il Santo di Assisi, Papa Francesco si è prefisso l’intento di “restaurare” la Chiesa odierna, non certamente per renderla diversa, ma per aprirla verso l’infinito, quell’infinito a cui aspira l’umanità errante, in cerca di una legge, di una patria accogliente, di un mondo senza conflitti, senza discriminazioni razziali, odi internazionali ed intestini presenti nei singoli Stati.
Papa Francesco si è fatto promotore di un cambiamento straordinario, davvero senza pari, al fine di regalare alle donne, agli uomini e ai bambini un mondo più accogliente in cui viva la pace, la verità e la giustizia che trascende quella terrena, che egli definisce “Giustizia fondata sulla Misericordia”. Occorre far vivere non certo la giustizia terrena con le sue ombre, la sua faziosità, che ci inquieta e rattrista, le sue contraddizioni, i suoi limiti morali, addirittura con le sue piccinerie rispetto alla verità, ma quella giustizia che fa appello all’ indefettibile misericordia divina, che è l’identità stessa di Dio, ossia l’Amore assoluto, che tutti include nel suo disegno di amore e di vita. La strada da intraprendere per abbattere la povertà è, dunque, l’amore!
E’ l’amore nella sua espressione più elevata che è la misericordia, il cuore stesso di Dio, il suo Amore senza “se” e senza “ma”, senza confini, che non crea scarti e rifiuti umani, che fa vivere realmente l’equità sociale. Papa Francesco si è prefisso audacemente l’intento di rappresentare la Chiesa che si prende cura delle ferite dell’essere umano e si impegna per sanarle, come vuole Gesù e come aveva rimarcato il Santo di Assisi. Il modo per farlo che Papa Francesco ha indicato è l’impegno pratico, concreto, che noi abbiamo definito “la Poesia della Fede”, in quanto l’impegno concreto per migliorare la condizione umana è un atto creativo legato alla fede. Francesco ha dimostrato che la fede non può che esprimersi nella realtà pratica al fine di plasmarla e renderla aderente ai bisogni umani: essa non è un sentimento astratto e non può esserlo per sua intrinseca natura, Gesù lo testimonia.
Alla luce di tale intuizione per Francesco realizzare la pace ha significato, innanzitutto, realizzare la fratellanza umana, nel suo significato evangelico più profondo. “Fratellanza Umana-Pace” è considerato nel Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune” un binomio indissolubile. Il suo esempio storico è stato Francesco d’Assisi, il quale ha chiamato tutte le creature fratelli e sorelle, sorretto da un forte sentimento di amore cristiano che considera uguali tutti gli esseri viventi. Papa Francesco, avvinto dalla testimonianza evangelica di Francesco d’Assisi, ha voluto riproporre la sua grandiosa magnificenza in quanto espressione di autentica fede in Dio. Così ha dato corso al discorso sulla pace, che egli lega ad un nuovo concetto di giustizia. Ne scaturisce un altro binomio indissolubile, che è il binomio “Pace-Giustizia”, da cui dovrà sgorgare uno scenario di trasformazioni sociali, economiche, giuridiche, umanitarie e spirituali davvero sorprendenti. Papa Francesco ha interpellato le nostre coscienze quando ha sottolineato che la giustizia vera, senza difetti, che va oltre il giudizio soggettivo, oltre le faziosità che conducono ai conflitti, è solo quella fondata sulla misericordia.
Se non vive la giustizia che guarda alla giustizia divina, che si fonda sulla misericordia, che nasce da un cuore in cui vive un amore illimitato, non vi sarà la vera pace, ma solo barlumi di pace, solo barlumi di giustizia sociale, effimeri e senza risultati duraturi, non vi sarà l’emancipazione dalla rozzezza umana che porta alle guerre sanguinarie e fratricide, non vi sarà l’equità sociale, ma povertà e solo povertà, non vi sarà la piena cittadinanza, ma esclusione e solo esclusione, non vi sarà il rispetto della dignità umana dei bambini, dei fragili, delle donne, degli anziani, di coloro che vivono come reietti, ma la loro esclusione e solo la loro esclusione sociale.
Papa Francesco ha testimoniato, inoltre, che la Chiesa Cattolica ha bisogno di collaborare con le altre religioni per poter realizzare l’antico e attuale sogno di giustizia e di amore dell’essere umano, in quanto sa che, da sola, senza le altre religioni e il loro senso spirituale, la sua immensa aspirazione alla parità sarà difficile da realizzare. Papa Francesco ha dimostrato, inoltre, che rendere universale il messaggio cristiano implica creare il dialogo con le altre religioni ed il mondo intero. Creare il dialogo significa cogliere il nesso sacro tra le varie religioni, costituito dall’essere tutte sorrette dall’intento di far vivere il piano spirituale della vita al fine di umanizzare la realtà umana e sconfiggere quei mali che ancora la umiliano. La Chiesa di Francesco si prefigge di essere la Chiesa evangelica, pur vivendo nel terzo millennio, relazionandosi e parlando agli uomini del terzo millennio con lo stesso autentico ed incisivo linguaggio del Cristianesimo delle origini. La Chiesa deve diventare la Chiesa che Gesù ha chiesto ai suoi discepoli di essere, al fine di creare e diffondere nell’universo l’amore per ogni creatura, come anche Francesco d’Assisi aveva rimarcato con il suo esempio luminoso. La Chiesa che si ispira ai valori del Vangelo ridà dignità ai poveri, agli indifesi, alle donne, ai bambini, a chi è fragile, a coloro che sono considerati “ultimi”, perché poveri e diseredati di ogni bene, non solo materiale, ma anche ricadente nella sfera etica. “Siamo tutti fratelli!” ha rimarcato tenacemente Papa Francesco. Occorre divulgare tale verità: questo è il senso profondo del Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”, che vuole l’apertura verso l’infinito , oltre la chiusura del finito che umilia certezze e meravigliose verità, che limita l’amore, donandolo ad alcuni e negandolo ad altri, che riconosce la dignità a pochi negandola a molti, perché i poveri sono ancora molti e molti sono i reietti. Perché è vero che il processo di umanizzazione della vita non si è compiuto in modo tale da rendere dignitosa la vita per tutti, ma solo per pochi.
Coloro che credono nella dignità umana, siano essi religiosi, siano essi laici, devono mettersi in cammino e costruire nuovi diritti e nuove opportunità di vera esistenza per i tanti fragili del mondo. L’appello è universale, reso più incisivo dal dialogo interreligioso, che dovrà far vivere la più sublime tra le verità, ossia che siamo tutti uguali. Siamo tutti uguali: è una verità che discende da Dio ha sottolineato vigorosamente Papa Francesco Ciò non basta, occorre allargare gli orizzonti, tenere conto del corso della storia dopo Cristo. San Francesco di ciò è stato maestro. Papa Francesco ha sposato il modo di leggere il Vangelo di San Francesco ed è andato oltre. Infatti, il suo disegno evangelico è stato includere senza fine, come ha fatto Gesù. Includere significa includere anche le altre religioni. Ed includere anche le altre religioni è l’aspetto dirompente del Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune” in quanto rimanda ad un progetto di pace universale che si lega ad un progetto di giustizia universale, non la giustizia umana, ma quella che nasce dalla misericordia che definisce e connota l’identità stessa di Dio, che unica può condurre alla pace, in quanto essa introduce sul sentiero della fratellanza umana, rendendo tutti fratelli.
La pace è il fine ultimo del suddetto Documento. Finché vi saranno divisioni, non vi sarà la pace: è stata questa l’intuizione più evangelica di Papa Francesco. Papa Francesco è diventato in tal modo “Il Papa della Storia”, il Papa che ha voluto dimostrare che la verità evangelica, che si è rivelata nella storia, alla storia rivela incessantemente la sua verità, che in essa deve vivere per costituire il legame con Dio, senza mai reciderlo, proprio in quanto, attraversando la storia umana, l’uomo raggiunge il cielo di Dio. Per tale motivo Papa Francesco ha sottoscritto il Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”, con cui si è prefisso di instaurare il dialogo interreligioso. La fratellanza umana non può lasciare nessuno fuori da sé, tantomeno le altre religioni. “Riempire tutto di fratellanza”, come ha sottolineato Papa Francesco, significa creare le fondamenta certe della pace e dell’equità sociale. Far esprimere ognuno, ma anche fare in modo che la propria espressione sia al servizio di tutti: è questo il dialogo, è questa la ragione del dialogo. Papa Francesco, infine, ha chiamato l’Oriente e l’Occidente ad essere protagonisti di una nuova cultura della vita attraverso il dialogo. Egli ha voluto dimostrare che il crollo di molte certezze costituisce un’opportunità meravigliosa, in quanto induce a cercare aiuto, a chiedere agli altri cosa fare per ricostruire gli argini di un mondo costruito su false certezze. Il Cristianesimo ha insegnato che il crollo di tante effimere certezze dimostra che l’unica verità che resta e non crolla è l’Amore. L’ha compreso il Poverello di Assisi. L’ ha compreso Papa Francesco. Il Santo di Assisi chiama tutti fratelli e sorelle perché ha capito cosa significa amare. Papa Francesco ha compreso anch’egli cosa significhi amare e ha voluto proseguire, sulle orme del Santo di Assisi, il suo cammino su quel percorso di fratellanza che fa dire all’altro: “Tu sei mio fratello ed io ti voglio bene!».
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