È comune pensare che, quando si parla di pericoli di sicurezza informatica, ci si riferisca soprattutto a grandi aziende o enti governativi. Ma non è così: ogni libero cittadino può essere colpito da una truffa digitale, perdere i propri soldi, vedere rubata la propria identità o utilizzati i propri dati a scopo di frode. Non è con paura che bisogna accostarsi al mondo digitale, ma con consapevolezza e attenzione.
Una vita sempre più digitale
Il pericolo si fa più intenso quanto più la vita si trasferisce sul web. E non si parla solo di foto sui social media e intrattenimento online, ma di aree della quotidianità che si sono dematerializzate. Creando un mondo molto più inclusivo e accessibile, certo, ma favorendo anche la nascita di nuovi pericoli. Home banking, fascicoli sanitari online, transazioni su e-commerce e piattaforme di ogni tipo espongono i dati personali e finanziari a potenziali minacce, dalle quali ci si può difendere conoscendo a fondo le buone pratiche della vita digitale.
Tra le minacce più diffuse troviamo:
- email e messaggi di phishing;
- furto di credenziali di accesso;
- truffe sugli acquisti online;
- malware e ransomware;
- furto d’identità digitale;
- falsi siti web e falsi profili social.
Spesso basta un clic su un link apparentemente innocuo o il download di un allegato malevolo per compromettere dati personali e informazioni sensibili.
L’intelligenza artificiale cambia lo scenario
La diffusione dell’intelligenza artificiale è un’interessante arma a doppio taglio nel mondo della sicurezza online. Se da un lato permette di sviluppare software in grado di riconoscere e segnalare comportamenti fraudolenti, dall’altro favorisce la creazione di truffe sempre più elaborate.
Le immagini sono verosimili, le email sembrano essere inviate dal mittente corretto, il messaggio vocale imita perfettamente la voce di un parente o di un amico in difficoltà. Non c’è vergogna nel cadere in queste trappole, proprio perché create ad arte. Ma ci si può difendere. Diventa fondamentale sviluppare competenze digitali e capacità critiche che aiutino a riconoscere situazioni sospette.
La prima difesa è il comportamento dell’utente
Ci sono attacchi informatici estremamente elaborati e complessi, e altri che sfruttano semplicemente la disattenzione. Quante volte capita di inserire il codice segreto del proprio smartphone davanti a uno sconosciuto, o di riutilizzare una password per comodità? O ancora di condividere fake news o informazioni personali senza pensare alle conseguenze? Ci sono semplici azioni che favoriscono una maggiore vulnerabilità agli attacchi quando si naviga online.
Al contrario, alcune semplici pratiche possono fare la differenza:
- utilizzare password robuste e uniche;
- attivare l’autenticazione a due fattori;
- aggiornare regolarmente dispositivi e applicazioni;
- verificare l’affidabilità di siti e comunicazioni ricevute;
- prestare attenzione ai dati condivisi online.
La sicurezza informatica è fatta soprattutto di consapevolezza.
Una responsabilità collettiva
Quella di una maggiore consapevolezza del web, dell’uso che se ne fa e della protezione dagli attacchi digitali è una responsabilità collettiva, perché molte delle attività quotidiane si svolgono online. Scuole, banche, istituzioni, aziende private, semplici cittadini: tutti siamo chiamati alla vigilanza e alla segnalazione di potenziali truffe, nonché all’assunzione di comportamenti sicuri. L’educazione digitale assume quindi un ruolo centrale.
Un esempio? Il bonus registrazione casinò o il voucher per l’e-commerce di vestiti possono arrivare via email. Come riconoscere se si tratta di comunicazioni legali o truffaldine? È bene controllare l’indirizzo del mittente, e assicurarsi che sia quello ufficiale segnalato sul sito dell’azienda. Vanno poi controllate immagini create con l’AI, offerte “troppo belle per essere vere” ed errori grammaticali, di traduzione o di battitura. Un altro ambito in cui bisogna favorire l’educazione collettiva è la protezione della privacy. Spesso si tende a sottovalutare il valore delle informazioni personali: risalendo a un indirizzo, all’aspetto di un minore o all’ubicazione della propria casa, i malintenzionati possono effettuare un furto o una truffa anche più grave.
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