Napoli, 28 Novembre – Un viaggio nel cuore della Resistenza femminile attraverso la voce di Stefania Del Vecchio. Ci sono romanzi che raccontano una storia e romanzi che raccontano una verità. Per sempre Vittoria di Stefania Del Vecchio appartiene alla seconda categoria: non soltanto un intreccio narrativo, ma un atto di riconoscenza verso le donne che hanno abitato la Storia, spesso senza che la Storia si ricordasse di loro. Il nuovo lavoro dell’autrice, classe 1957, originaria di Telese Terme e residente ad Anzio da oltre quarant’anni, porta con sé un’urgenza civile e morale: quella di restituire dignità, parola e memoria alle donne della Resistenza antifascista. Donne che non imbracciarono soltanto armi, ma scelte, rischi, amori, maternità, silenzi e ferite. Donne che la storiografia ufficiale ha riconosciuto tardivamente – ben trent’anni dopo la fine del conflitto – e spesso in modo marginale, parziale, quasi sussurrato.

Ed è proprio da questa necessità di dare voce all’inudito che nasce Nora Venturi, la protagonista del romanzo: una giovane giornalista degli anni Sessanta, lucida e coraggiosa, che sceglie di inseguire un racconto lontano dai riflettori del suo tempo. Nora rappresenta l’occhio contemporaneo che si volta indietro per cogliere ciò che è stato taciuto. Un occhio allenato alla parola scritta, ma soprattutto al cuore umano. L’incontro che cambia tutto: Nora ed Edda, due donne e una sola memoria Il fulcro narrativo del romanzo è l’incontro fra Nora ed Edda Orefice, nate nello stesso comune emiliano – Lugagnano Val d’Arda – ma appartenenti a generazioni e destini differenti. Edda è stata una staffetta partigiana: uno dei ruoli più delicati e pericolosi della Resistenza.

Le staffette erano spesso giovanissime, portavano ordini, viveri, armi, messaggi cifrati. Camminavano tra i boschi, sui sentieri di montagna, attraversavano posti di blocco con il coraggio di chi sapeva che un errore poteva significare la morte. Edda è proprio questo: una donna nata libera, audace per scelta, combattente per necessità. Ma è anche una donna che ama profondamente: ama un unico uomo, con cui vive una storia d’intensità quasi assoluta; ama la vita, nonostante le ferite; ama la maternità, pur quando si presenta come un percorso accidentato e doloroso. Nora, che la intervista per dare merito alla sua esperienza, rimane catturata non solo dalle vicende storiche, ma dalla profondità psicologica di Edda. Tra le due nasce una sintonia immediata: un’intesa che supera la distanza anagrafica e professionale, trasformandosi in un legame umano esemplare. Attraverso questa relazione, la scrittrice indaga la dimensione più intima e complessa dell’animo femminile: la componente volitiva accanto alla fragilità, la capacità di affrontare ciò che la vita impone accanto al bisogno di essere amate e riconosciute. Nora, ascoltando, prende coscienza della grandezza silenziosa delle donne che hanno attraversato la guerra. E, pagina dopo pagina, scopre una verità rimasta nascosta per decenni. Una verità che la riguarda da vicino, che investe la sua identità, la sua storia personale, il suo sguardo sul mondo. È in quel momento che il destino di Nora cambia: perché ci sono rivelazioni che, una volta emerse, non permettono più di tornare indietro. E perché, come dice l’autrice, l’inaspettato è spesso più gradito del prevedibile.

Il simbolismo del titolo: Vittoria come destino, non come nome Il titolo Per sempre Vittoria si presta a un duplice livello di lettura. Da un lato, richiama immediatamente l’immagine di una donna – Vittoria – che potrebbe essere protagonista o figura chiave del racconto. Ma Stefania Del Vecchio chiarisce che questo non è il suo significato: “Vittoria” non è un personaggio, è un simbolo. Il nome deriva dal latino victoria, “colei che vince”, “vittoriosa”. È un richiamo universale alla forza delle donne, ai trionfi silenziosi che hanno saputo ottenere, spesso senza clamore, senza onori, senza targhe commemorative. È un titolo che non celebra una donna sola, ma una collettività invisibile. Un titolo che si insinua nel cuore del lettore, ricordandogli che ogni esistenza contiene battaglie, conquiste, cadute e rinascite. E che, talvolta, la vera vittoria è resistere. La copertina: un autunno che parla al cuore La scelta grafica, apparentemente estetica, rivela invece un significato intimo. La copertina, con il suo gioco di colori autunnali, racchiude l’essenza del romanzo: l’ambiguità tra ciò che appare e ciò che è, tra ciò che si vede e ciò che resta celato. Del Vecchio spiega che l’autunno è la stagione del passaggio, della trasformazione, della caduta delle certezze e dell’apertura al nuovo. È la stagione della rivelazione silenziosa. Il romanzo, infatti, mette in scena proprio questa dinamica: non sempre ciò che si vede è reale, e non sempre il reale è immediatamente visibile. C’è sempre un velo da sollevare, un retroscena da interrogare, un segreto che chiede di essere portato alla luce. Stefania Del Vecchio: la scrittura come atto di resistenza L’autrice arriva alla narrativa dopo una vita lavorativa lunga e intensa. Ma, come spesso accade, il richiamo della scrittura – la sua “innata passione” – non l’ha mai abbandonata. Dopo il romanzo d’esordio Elena – Storia d’amore e d’amicizia (2021) e Nulla è come sembra (2023), Per sempre Vittoria conferma il tratto distintivo della sua poetica: mettere al centro la donna.

Non un’astrazione, ma la donna reale: forte, volitiva, combattiva, capace di resilienza, e allo stesso tempo fragile, emotiva, vulnerabile. Una donna che non deve essere eroe, perché lo è già quotidianamente. La scrittura, dice Del Vecchio, è «una nobile forma di resistenza». Resistenza al silenzio. Resistenza all’oblio. Resistenza alla superficialità. È attraverso la parola che l’autrice dà voce al mondo emozionale femminile, un mondo spesso sottovalutato, ascoltato a metà, frainteso o ignorato. Dalla letteratura alla realtà: il tema della violenza sulle donne Nel corso dell’intervista, la narrazione lascia spazio a un tema urgente, drammatico, impossibile da eludere: la violenza di genere. E l’autrice ne parla con una lucidità che affonda oltre la superficie. La sua riflessione si concentra su un punto raramente analizzato con tanta chiarezza: la fragilità maschile. Per secoli abbiamo accolto l’idea di un uomo forte, dominante, invincibile. Ma questa immagine è stata una maschera culturale. Secondo Del Vecchio, l’uomo è sempre stato fragile, ma la società non ha voluto vedere questa fragilità.

Oggi, davanti ai rifiuti, alle separazioni, alle frustrazioni, molti uomini crollano. E in alcuni casi reagiscono con violenza. Il problema, afferma la scrittrice, è educativo: la scuola deve intervenire presto, i “no” devono essere insegnati fin dall’infanzia, la rinuncia deve diventare parte del percorso di crescita, le famiglie devono ricevere più supporto, le istituzioni devono assumersi un ruolo attivo e deciso, non sporadico e simbolico. Del Vecchio lancia un messaggio preciso: insegnare ai bambini, fin da piccoli, che la vita è fatta di limiti. Che il “no” non è un affronto, ma un confine necessario. Perché chi non impara la frustrazione, da adulto non saprà gestire il dolore. E a quel punto, cambiare è quasi impossibile. Quando le viene chiesto quale messaggio darebbe a un uomo incapace di accettare la fine di un amore, la risposta è diretta: guardarsi dentro, affrontare la propria fragilità, interrogare le ferite profonde, riconoscere ciò che non si riesce a sopportare.

La consapevolezza di sé è l’unico antidoto possibile. Un romanzo che diventa ponte generazionale Per sempre Vittoria non è solo un libro ambientato al tempo della Resistenza: è un romanzo che parla al presente. Nora, donna degli anni Sessanta, scopre nella storia di Edda ciò che ogni generazione dovrebbe imparare da quella precedente: che la libertà non nasce da sola, che la forza non è un mito ma una conquista quotidiana, che la verità può essere dolorosa ma rende vivi. Il romanzo è un ponte: tra passato e presente, tra lotta e memoria, tra ferite e guarigioni, tra generazioni di donne che, seppur diverse, condividono la stessa sete di dignità. Perché leggere questo libro Perché Per sempre Vittoria non si limita a raccontare una vicenda, ma spalanca un orizzonte. Perché restituisce voce a chi l’ha persa. Perché parla di maternità, amore, Resistenza, identità, verità, fragilità maschile, forza femminile. Perché costringe a guardare oltre le apparenze. Perché rifiuta la superficialità del nostro tempo e invita a un ascolto più profondo. Ma soprattutto perché, in un momento storico ancora segnato da violenze e discriminazioni, questo romanzo ci ricorda che la vittoria non è un fatto personale: è un’eredità condivisa, un filo che unisce, un gesto di memoria. E perché ogni storia di donna – come quella di Edda, come quella di Nora, come quella di Stefania Del Vecchio – è un tassello irrinunciabile del mondo che abitiamo.

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Stefania Del Vecchio

 

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Giovanni Pio Battaglino
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