Napoli, 10 Novembre – C’è un’immagine che resta impressa più del risultato: Antonio Conte che, a fine partita, guarda il vuoto del Dall’Ara con lo sguardo di chi non si riconosce più nella propria squadra. Il Napoli perde 2-0 contro il Bologna, ma la sconfitta che pesa di più è quella dell’identità. Dopo i pareggi deludenti con Como ed Eintracht, è arrivato il tonfo: la quinta sconfitta stagionale, quella che fa male dentro.
“Un allenatore può fare di tutto, ma non un trapianto di cuore”, ha detto Conte. È la frase di una resa, ma anche di una ribellione. Perché dietro quell’ammissione si legge la frustrazione di un tecnico che vede una squadra svuotata, spenta, senza quella fame che un anno fa l’aveva portata fino allo scudetto. Il Bologna, invece, ha giocato con il fuoco negli occhi. Il Napoli no. E Conte, che del fuoco ha sempre fatto la sua cifra, sembra esserne rimasto senza.
Da settimane il Napoli procede come un automa: gioca a sprazzi, senza fantasia, senza coraggio. Gli infortuni contano, certo, ma non spiegano tutto. È una squadra che ha perso se stessa, come se il filo tra idea e realtà si fosse spezzato. E Conte, più che riannodarlo, sembra tirarlo dalla parte sbagliata.
Il tecnico è inquieto, doppio, a tratti impaurito. Difende e attacca, alterna carezze e scosse, ma il messaggio non passa più. “Non vedo energia positiva — ha detto — ognuno pensa al proprio problema.” Una frase che fotografa lo stato d’animo di un gruppo svuotato, dove l’io ha preso il posto del noi.
Eppure il Napoli non è una squadra qualunque. È il simbolo di un progetto che doveva aprire un ciclo, non chiuderlo al primo bivio. Dopo una campagna acquisti dispendiosa, ci si aspettava un salto in avanti, non un crollo. Ma oggi il Napoli è un mosaico stanco, un insieme di pezzi che non si incastrano.
Conte, che di solito guida le tempeste, stavolta ci si trova dentro. E deve scegliere: continuare a lamentarsi di ciò che manca o rimettere mano al suo Napoli, con coraggio, con visione, con quell’audacia che l’ha reso diverso dagli altri. Perché la verità è che il Napoli non ha bisogno di un trapianto di cuore: ha bisogno che qualcuno, il suo allenatore in primis, gli ricordi come si batte.
Conte è oggi davanti a un bivio. Non può continuare a puntare il dito: serve, dunque, una visione, non un alibi. Il Napoli è brutto e fragile, ma la cura non può essere solo l’invettiva. Occorre coraggio — quello che Conte ha sempre predicato, ma che ora deve tornare a incarnare.
Perché, come ha detto lui stesso, “nel calcio il compitino non basta”. E se davvero “non si può accompagnare un morto”, allora è il momento che l’allenatore risvegli la squadra. O rischia di trascinarla nel suo stesso torpore.
| Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie. |
| SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a redazione@sciscianonotizie.it . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa. |


