Approvata all’unanimità una mozione: “Solo collaborazioni con ONG pacifiste. Sostegno alla popolazione palestinese”
Napoli, 3 Luglio — Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato all’unanimità una mozione che segna una svolta nei rapporti istituzionali della città con lo Stato di Israele. Il testo, discusso in una seduta monotematica dedicata alla crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, impegna il sindaco Gaetano Manfredi e l’amministrazione a “rescindere ogni collaborazione istituzionale con enti, associazioni e istituzioni israeliane che siano espressione diretta dell’attuale Governo israeliano”.
La linea adottata punta a privilegiare rapporti con organizzazioni non governative israeliane attive nel pacifismo, escludendo ogni interlocuzione ufficiale con istituzioni legate all’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. A presentare la mozione è stato il consigliere di maggioranza Sergio D’Angelo.
Il documento va oltre il contesto comunale: chiede infatti a Manfredi, nella sua veste di presidente nazionale dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), di promuovere analoghe restrizioni anche presso la Regione Campania e, più in generale, nel contesto nazionale. In particolare, si propone la sospensione di accordi nei settori della cultura, della ricerca, della formazione e degli scambi tecnologici e commerciali con università e imprese israeliane.
Parallelamente, la mozione invita l’amministrazione a rafforzare l’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese, anche attraverso l’adesione al programma governativo “Food for Gaza” in coordinamento con il Ministero degli Esteri italiano. Sono previste azioni concrete sul territorio, tra cui l’accoglienza e il supporto presso strutture comunali, in collaborazione con enti sanitari, formativi e del terzo settore.
La decisione del Consiglio napoletano ha suscitato già reazioni contrastanti a livello nazionale e internazionale, anche se nel consesso cittadino si è registrata un’unanimità rara. Da una parte c’è chi la legge come un atto di solidarietà concreta verso le vittime civili del conflitto; dall’altra, c’è chi teme possa trasformarsi in un gesto di rottura diplomatica che coinvolge anche ambiti culturali e accademici da sempre considerati ponti di dialogo.
La mossa dell’amministrazione partenopea apre un dibattito più ampio: fino a che punto le istituzioni locali possono — o devono — prendere posizione rispetto a conflitti internazionali? Napoli ha scelto una linea netta, accettando anche il rischio di possibili contraccolpi istituzionali. Ma in un contesto globale sempre più interconnesso, è davvero possibile separare le politiche cittadine dalla responsabilità morale?
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