La testimonianza di Federica Falaschi accende i riflettori sui rischi delle celebrazioni non regolamentate
Napoli, 20 Gennaio – Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio, i festeggiamenti a Capodichino per il ritorno della squadra di calcio del Napoli hanno causato una situazione al limite del paradossale, che ha messo in pericolo un’operazione medica urgente. Federica Falaschi, medico impegnato in una missione per il prelievo di un fegato destinato a un trapianto salvavita, ha raccontato l’episodio attraverso il Comitato “Fatti di Napoletani Perbene,” denunciando la gravità dell’accaduto.
La dottoressa, insieme a un collega, stava cercando di raggiungere l’aeroporto di Napoli per prelevare un organo necessario a salvare la vita di un giovane paziente affetto da epatite fulminante, in urgenza nazionale. Tuttavia, una volta giunta in viale Comandante Umberto Maddalena, ha trovato la strada completamente bloccata. “Non era traffico ordinario,” racconta Falaschi, “ma auto ferme, con i motori spenti, in attesa del pullman dei calciatori.”
Sirene inutili e una marcia forzata – Il racconto prosegue, evidenziando un’ulteriore criticità: l’insensibilità generale di fronte all’emergenza. “Abbiamo acceso le sirene nel tentativo di farci strada, ma sono servite a poco. Anzi, ci è stato ‘gentilmente’ chiesto di spegnerle perché disturbavano i festeggiamenti,” aggiunge.
Impossibilitati a procedere con il mezzo, la dottoressa e il suo collega sono stati costretti a percorrere a piedi circa un chilometro, trasportando a mano attrezzature mediche essenziali. “Portavamo un igloo contenente circa 25 litri di liquidi da perfusione, ghiaccio e una valigia con gli strumenti chirurgici. Alle 2:30 di notte, con molte ore di lavoro davanti,” ha sottolineato Falaschi.
La denuncia: «Possibile che non ci si renda conto della gravità?» – La testimonianza si conclude con una domanda aperta, che esprime non solo indignazione, ma anche un’amara riflessione: “Possibile che non ci si renda conto della gravità della situazione? E se sull’ambulanza ci fosse stato un padre, una madre, uno zio, un nonno con un infarto in corso?”. La dottoressa critica anche l’approccio di alcune testate locali, che hanno raccontato la serata con toni goliardici, senza soffermarsi sulle criticità emerse.
Il caso solleva interrogativi urgenti sulla gestione della sicurezza pubblica durante eventi di grande richiamo. Se da un lato le celebrazioni sportive sono un momento di gioia collettiva, dall’altro diventa fondamentale garantire che non ostacolino i servizi essenziali, soprattutto quando si tratta di vite umane.
Le parole di Federica Falaschi rappresentano un monito: il diritto alla festa non può mai prevalere sul diritto alla salute e alla sicurezza.
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