Montefredane, 25 Agosto – Ci sono gesti antichi che conservano una straordinaria capacità di parlare al futuro. Mettere un seme nella terra è uno di questi: un atto semplice, quasi primordiale, che racchiude una promessa di vita, di cura e di responsabilità. È da questo gesto, e dal rapporto profondo tra alimentazione, ambiente e salute, che domenica 23 agosto, alla Tenuta Ippocrate di Montefredane, ha preso forma “Dalla terra alla salute – Il risveglio dei semi antichi”, una giornata che ha trasformato la riflessione sul benessere in un’esperienza concreta, partecipata e corale.
Non una semplice iniziativa dedicata alla riscoperta dei semi antichi, dunque, ma un percorso capace di intrecciare scienza e natura, prevenzione e consapevolezza, memoria e futuro. Un confronto nato dalla convinzione che la salute non possa essere affidata soltanto alla cura della malattia, ma debba diventare una cultura quotidiana, fondata su scelte consapevoli, corretti stili di vita e rispetto per la terra.
La Tenuta Ippocrate, con i suoi noccioleti, gli uliveti, le coltivazioni e i vigneti, ha rappresentato la cornice ideale di questo incontro. Un luogo nel quale la terra non è soltanto paesaggio, ma patrimonio, storia e identità. La sua stessa origine custodisce una memoria particolare: l’area della Tenuta sorge infatti sopra quelle che furono le antiche terme della Contessa Angelica Caracciolo, alimentate da una sorgente di acque salso-bromo-iodiche conosciuta come “Pozzo del sale”. Una storia che racconta quanto sia antico il rapporto fra questo territorio e il tema della salute.
Oggi quelle terre continuano a esprimere la propria vocazione attraverso produzioni agricole e vitivinicole che affondano le radici nella specificità del suolo. Tra queste, il Fiano “Primum”, il cui nome richiama il principio medico del “primum non nocere”, rappresenta quasi una sintesi simbolica della filosofia che ha accompagnato la giornata: non nuocere alla persona, non nuocere alla terra, non nuocere al futuro.
Il primo messaggio è arrivato proprio dalla terra. Tra i campi e i noccioleti, la semina dei semi antichi ha assunto il valore di un vero rito collettivo. Un gesto agricolo che è diventato anche una presa di posizione culturale: difendere la biodiversità significa contrastare l’omologazione, custodire la memoria agricola, restituire valore alla stagionalità e alla qualità del cibo.
In una società dominata dalla velocità dei consumi e dalla crescente distanza fra uomo e produzione alimentare, tornare al seme significa recuperare una parte della propria identità. E in Irpinia questo significato è ancora più forte, perché la terra conserva saperi, pratiche e tradizioni che appartengono alla storia stessa delle comunità.
A dare profondità scientifica alla giornata sono stati i sette professionisti indicati come i “Magnifici 7”: il dottor Rocco Fusco, del Centro Medico “La Salute”, il dottor Vincenzo Bove, il dottor Giovanni Moscarella, il dottor Gerardo Torre, il dottor Mariano Amici, il dottor Bruno Corrado e il dottor Giuseppe Rossi.
Sette competenze e sensibilità differenti, accomunate dalla necessità di riportare la prevenzione al centro del discorso sulla salute. Il confronto ha proposto una visione nella quale alimentazione, movimento, respirazione, equilibrio psicofisico e rapporto con l’ambiente non costituiscono elementi separati, ma parti di un’unica traiettoria di benessere.
Da questa impostazione nasce anche il percorso residenziale “Le Traiettorie e Restare”, promosso alla Tenuta Ippocrate, che propone un’esperienza immersiva orientata alla consapevolezza del proprio ritmo, all’attività fisica, alla respirazione e all’educazione a stili di vita più equilibrati, sotto la guida clinica del dottor Fusco e con il contributo psicopedagogico del dottor Bove.
La dimensione esperienziale ha avuto un ruolo centrale. Il soggiorno alla Tenuta ha permesso ai partecipanti di vivere direttamente alcune pratiche del percorso, dalla respirazione agli esercizi finalizzati alla riattivazione dell’organismo, fino alla ginnastica mattutina. Una modalità che ha cercato di trasformare la teoria in esperienza e la conoscenza in consapevolezza.
Ma la salute, per essere autentica, passa anche attraverso la convivialità. E così il pranzo bucolico, curato dall’executive chef Aldo Basile, ha completato il racconto della giornata portando in tavola prodotti naturali e sapori della tradizione: dalla bruschetta al pomodoro alla pasta, patate e provola, alle verdure e alle altre preparazioni legate alla cultura gastronomica del territorio, accompagnate dal vino della Tenuta.
Il cibo è tornato così alla sua dimensione originaria: non semplice consumo, ma cultura, relazione, piacere e consapevolezza. Nel confronto pomeridiano, la riflessione si è poi allargata alle responsabilità individuali e collettive che riguardano il sistema alimentare contemporaneo, con una forte attenzione alla qualità degli alimenti, alla prevenzione e alla necessità di sviluppare una maggiore autonomia nelle scelte che riguardano la propria salute.
È qui che il seme antico ha assunto il suo significato più potente. Non soltanto patrimonio agricolo, ma metafora di una libertà possibile: la libertà di conoscere, scegliere, prendersi cura di sé e difendere ciò che rende fertile il territorio.
La giornata di Montefredane ha dunque messo in comunicazione due dimensioni apparentemente lontane: quella della medicina e quella della terra. In realtà profondamente legate. Perché prima della cura viene la prevenzione; prima della prevenzione viene la consapevolezza; e prima ancora c’è la capacità di riconoscere il valore di ciò che introduciamo nel nostro organismo e di ciò che lasciamo alle generazioni future.
La Tenuta Ippocrate si è confermata, ancora una volta, un luogo nel quale agricoltura, cultura, alimentazione e salute possono incontrarsi e costruire un linguaggio comune. Un luogo nel quale la memoria non viene celebrata come nostalgia, ma utilizzata come strumento per immaginare il domani.
Perché ogni seme contiene una promessa. E quello affidato alla terra di Montefredane, in una domenica di agosto, ha raccontato una verità semplice e insieme radicale: il futuro non si aspetta. Si semina. E seminare salute significa, prima di tutto, seminare consapevolezza, biodiversità, cultura e vita.
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