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MON ONCLE: in memoria del giurista Vincenzo Spagnuolo Vigorita

In ricordo di Vincenzo Spagnuolo Vigorita (1931-2022)
Napoli, 22 Giugno – Definirlo semplicemente un “noto giurista” sarebbe fuor di dubbio un oltraggio alla sua memoria: l’eleganza nel parlare, l’eloquenza nello scrivere e, soprattutto, lo studium dimostrato nell’esame dei casi sottoposti alla sua attenzione rendono pressoché difficile trovare il termine corretto per descrivere la figura del mio carissimo zio Vincenzo, la cui esistenza terrena è da poco terminata, lasciando un vuoto incolmabile non solo in chi ha avuto il piacere di frequentarlo, ma anche in coloro che lo han conosciuto indirettamente, attraverso la sua vastissima produzione scritta (anche in ambito extra-giuridico).
La settimana scorsa son riuscito, per Divina Grazia, a centrare un ulteriore obiettivo della mia vita, ossia l’iscrizione nell’Elenco dei Pubblicisti presso l’Ordine Giornalistico della Campania: posso, quindi, legittimamente affermare di star continuando a seguire le orme del compianto zio, pur nella piena consapevolezza di aver ancora un’ingente quantità di pane da mangiare per raggiungerne i livelli.
Ciò che intendo porre in risalto in questo giorno nefasto è il coraggio che zio Vincenzo ha magistralmente dimostrato nel descrivere, con dovizia di particolari, le problematiche (ohi noi molteplici!) riguardanti l’amministrazione della Città di Napoli, oggetto delle sue calzanti riflessioni edite su testate di notevole rilevanza in ambito territoriale e nazionale.
Pur nel pieno rispetto dell’obbligo di continenza sancito ex lege e consolidato nel Codice Deontologico dei Giornalisti (il cui art. 8 impone il pieno rispetto della dignità personale), zio Vincenzo evidenziava non soltanto la portata di ogni singolo inconveniente, ma poneva altresì l’accento sulle lacune amministrative in capo a chi avrebbe dovuto prodigarsi a garanzia del bene comune.
Questo era indice di autentica signorilità: discorrendo in privato con alcuni amici e colleghi – che, negli anni passati, han goduto dell’ospitalità di mio zio -, mi sono soffermato sul modo in cui il compianto si rapportava alle persone, anche in occasione di confronti piuttosto accesi. Manteneva un tono pacato, si mostrava aperto al confronto e, in particolare, supportava ogni sua tesi con un’argomentazione dotta ed al contempo chiara, il più delle volte partorita al momento.
Il mondo dell’avvocatura e quello della prosa giornalistica sono, come noto, profondamente mutati nel corso dei lustri: ritengo, perciò, doveroso esortare i giovani che intendono entrare a farne parte a non lasciarsi sopraffare dal timore e, soprattutto, a non cedere di fronte alle insidie di cui la vita professionale è foriera.
Riposa in pace, carissimo Zio Vincenzo!

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