Napoli, 1 Giugno – Di fronte al messaggio choc rivolto alla figlia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esplode la polemica politica e istituzionale. Al centro del caso, un docente di tedesco di un istituto superiore nel Napoletano.
«Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola». Un messaggio che ha fatto rapidamente il giro dei social, denunciato da Fratelli d’Italia come minaccia inaccettabile, è stato attribuito a Stefano Addeo, professore di Marigliano. L’uomo insegna in una scuola superiore della provincia di Napoli e, dopo l’ondata di indignazione, ha riconosciuto l’errore: «Un gesto stupido, scritto d’impulso. Chiedo scusa per il contenuto: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina».
Il post ha innescato l’immediata reazione delle istituzioni. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha avviato accertamenti e promesso sanzioni esemplari: «La figura del docente è cruciale nella formazione dei giovani. Non possiamo tollerare comportamenti che tradiscono il decoro e la dignità della professione». Il ministero, ha aggiunto, «sanzionerà quanti per i loro atti non sono degni di far parte della nostra scuola».
Anche la premier Meloni è intervenuta con un post su X, definendo il clima emerso come «malato» e dominato da un «odio ideologico»: «Non è scontro politico. È qualcosa di più oscuro, in cui tutto sembra lecito, anche augurare la morte a un figlio per colpire un genitore. Difendere i confini della civiltà è una responsabilità che va oltre ogni appartenenza».
Solidarietà alla presidente del Consiglio è arrivata da tutto l’arco politico e anche dal territorio. Il sindaco di Marigliano, Gaetano Bocchino, ha condannato con fermezza: «Trovo assurdo che un insegnante usi un linguaggio del genere. È il classico esempio di ciò che la politica deve evitare: violenza, insulti, contrapposizione cieca».
Nel tentativo di ridimensionare il gesto, Addeo ha dichiarato: «Non ritiro le mie idee politiche, ma non ho mai fatto politica in classe. Amo gli animali, faccio volontariato. È stato un errore, non odio nessuno».
L’episodio riapre il dibattito sul ruolo degli insegnanti nella società e sui limiti del linguaggio online, soprattutto quando coinvolge figure pubbliche e minori. Una vicenda che evidenzia, ancora una volta, la necessità di responsabilità nel discorso pubblico, soprattutto in un momento storico attraversato da forti tensioni sociali e politiche.
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