Roma, 8 Ottobre – La Camera ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale. Nel voto finale, avvenuto a scrutinio segreto, i sì sono stati 227 e i no 164. Si chiude così l’iter parlamentare del provvedimento, che modifica le regole con cui gli italiani saranno chiamati a eleggere i propri rappresentanti alle prossime elezioni politiche.

Tra le principali novità rivendicate dal governo c’è il ritorno del voto di preferenza, assente da oltre trent’anni, insieme all’introduzione del voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari nei casi previsti dalla legge. La riforma punta inoltre, nelle intenzioni della maggioranza, a rafforzare la stabilità dei governi e il legame tra elettori ed eletti.

A celebrare l’approvazione definitiva è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo la premier, con le nuove regole gli elettori potranno scegliere «il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare».

Meloni ha indicato proprio nella reintroduzione delle preferenze uno dei punti qualificanti della riforma, sostenendo che in questo modo venga restituita ai cittadini la possibilità di incidere direttamente sulla scelta dei propri rappresentanti. La presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato l’obiettivo di favorire «stabilità e coerenza parlamentare» per qualsiasi esecutivo, indipendentemente dal suo orientamento politico.

Nel suo intervento, la premier ha posto l’accento anche sul voto fuori sede, definendolo una risposta alle richieste di chi vive lontano dal Comune di residenza, in particolare giovani, studenti e lavoratori. Per Meloni, maggiore partecipazione e governi più stabili dovrebbero tradursi in maggiore continuità e responsabilità nell’azione politica.

Il voto sulla riforma è diventato però anche terreno di un duro confronto tra maggioranza e opposizioni.

Durante le dichiarazioni di voto alla Camera, Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha attaccato il centrosinistra sul tema della rappresentanza femminile. Rivolgendosi alle deputate dell’opposizione che difendevano le quote di genere, Donzelli ha sostenuto che tutelare le donne non significhi garantire posti in Parlamento attraverso meccanismi di candidatura decisi dai vertici dei partiti, ma intervenire soprattutto sull’occupazione femminile.

Di segno opposto l’intervento della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha contestato duramente l’impianto della riforma. La leader dem ha accusato la maggioranza di avere respinto gli emendamenti unitari delle opposizioni che chiedevano di estendere maggiormente il ricorso alle preferenze.

Secondo Schlein, la presenza dei capilista bloccati ridimensionerebbe infatti in modo sostanziale la possibilità degli elettori di scegliere direttamente i parlamentari. «Meno di un parlamentare su cinque sarà eletto con delle preferenze», ha sostenuto la segretaria del Pd, aggiungendo che per alcune forze politiche il nuovo sistema potrebbe non portare all’elezione di alcun parlamentare attraverso il voto di preferenza.

Schlein ha inoltre rivendicato una concezione della rappresentanza parlamentare che non si esaurisca nel risultato delle urne: «La democrazia non è un assegno in bianco a chi vince il giorno delle elezioni», ha affermato, sottolineando la necessità che i cittadini continuino a poter incidere sulle decisioni politiche nel corso dell’intera legislatura.

Critico anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha definito quelle introdotte dalla maggioranza «preferenze fasulle». Secondo l’ex premier, la gran parte dei futuri parlamentari continuerebbe a essere determinata dalle scelte delle segreterie dei partiti e non direttamente dagli elettori.

Conte ha concentrato parte del suo intervento anche sulle conseguenze della riforma per la rappresentanza femminile. Pur riconoscendo a Meloni il primato di essere stata la prima donna a guidare un governo nella storia repubblicana, il leader del M5S l’ha accusata di avere approvato un sistema che, a suo giudizio, potrebbe penalizzare l’accesso delle donne al Parlamento, anche per la possibilità di avere capilista uomini.

La riforma arriva così al traguardo parlamentare tra due letture opposte. Per il centrodestra le nuove regole rafforzano la scelta degli elettori, la partecipazione e la stabilità degli esecutivi. Per le opposizioni, invece, il peso mantenuto dai capilista bloccati limita la portata delle preferenze e lascia ancora troppo potere nelle mani dei vertici dei partiti.

Il voto definitivo della Camera chiude l’iter legislativo, ma non il confronto politico: la nuova legge elettorale è destinata a diventare uno dei principali terreni di scontro tra maggioranza e opposizioni in vista del prossimo appuntamento con le urne.

 

Scisciano Notizie è orgoglioso di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. Per questo chiediamo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, fondamentale per il nostro lavoro. Sostienici con una donazione. Grazie.
 
SciscianoNotizie.it crede nella trasparenza e nell'onestà. Pertanto, correggerà prontamente gli errori. La pienezza e la freschezza delle informazioni rappresentano due valori inevitabili nel mondo del giornalismo online; garantiamo l'opportunità di apportare correzioni ed eliminare foto quando necessario. Scrivete a redazione@sciscianonotizie.it . Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa.