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L’Ambiente della Campania tra camorra e cittadino, suddito anche della partitocrazia invadente la società civile

Napoli, 4 Luglio Il recente traffico di pillole di droga proveniente dagli estremisti islamici della Siria in guerra, scoperto dalla DIA nel porto di Salerno, fa pensare all’enorme giro d’affari che attraversa l’ambiente campano costiero, dove si concentrano i due terzi della popolazione campana con la più alta densità europea. In periodo elettorale pare che l’ambiente camorristico controlli oltre 50 mila voti da pilotare verso la preferenza a questo o a quel candidato. Lo smascherare al porto di Salerno un traffico di droga in pillole proveniente dall’estremismo islamico di qualche oscuro califfato, è stato emblematico di un ambiente campano dove fare il cittadino è meno facile di altrove. Un’operazione del genere, venuta fuori non lontano dalle prossime elezioni regionali campane, con convalida o meno a Governatore dell’ex Sindaco di Salerno, potrebbe far pensare e ipotizzare l’inverosimile. Tra suddito e cittadino spesso c’è un sottile filo rosso di separazione. Il cittadino è dignitoso, vive del proprio lavoro e dà l’esempio ai familiari, amici e conoscenti della comunità dove risiede. Il suddito spesso, invece, cerca sotterfugi per vivere, anche molto al di sopra delle sue reali possibilità. Per un giovane, il più delle volte, formatosi lontano dalla scuola e per le strade cittadine e periferiche napoletane, non è difficile cadere nella rete di relazioni che entrano ed escono dall’ambiente camorristico. Al giovane vengono volutamente presentati amici con macchine lussuose e portafoglio gonfio di soldi cartacei, e, il passo è breve per immaginare di vivere da nababbo. Solo dopo anni, dice un procuratore a scuola di legalità, si accorgerà del pozzo dov’è andato a cadere e da dove non si esce più. L’esposizione dei 100 lupi metallici in piazza Municipio di Napoli sono una metafora del cittadino napoletano? Perché no. Egli deve combattere giorno per giorno per non diventare suddito nell’ambiente di Napoli e periferia, dove il male fare e il malaffare della criminalità organizzata o camorra spesso impera e comunque è endemico. Di fenomeno camorristico, ne parla ovunque l’autore di Gomorra, che M. Salvini attacca con sibilline battutine anche da Mondragone (CE), area di molti immigrati, disperati e anche malati da covid19.

La mostra del branco numeroso di lupi metallici che vuole azzannare l’uomo forte posto al centro, che si difende disperatamente, potrebbe rappresenta il cittadino napoletano, casertano e salernitano dai lupi camorristici, senza sicuro aiuto di alcuno neanche dal lontano Stato padronale attuale che lascia spazio all’invadenza sul cittadino della partitocrazia che invade la società civile con media di parte per i propri feudi elettorali locali o fasce di elettori del territorio nazionale. La ferrosa mostra, suggerita per metafora, è a Piazza Roma, davanti al Municipio di Napoli, oggi guidato da un ex Magistrato, ma anche vicino al palazzo o Maschio Angioino dove si verificò la rivolta dei baroni, che vide il re costretto ad uccidere non pochi baroni che gli mettevano contro i cittadini-sudditi del XV sec.. La Sala dei Baroni, del Castello Angioino, voluta da Roberto D’Angiò ed affrescata da Giotto verso il 1330. Era la Sala Maior del castello angioino, voluta da Roberto d’Angiò. Durante il regno di Alfonso I d’Aragona (1442-1458) la sala fu ristrutturata e ampliata. Il solenne ambiente viene denominato “Sala dei Baroni”, in quanto nel 1486 vi furono arrestati i baroni che avevano partecipato alla congiura contro Ferrante I di Aragona, invitati con l’inganno dallo stesso re a festeggiare il matrimonio di sua nipote con il figlio del Conte di Sarno. Era il secolo in cui giunse a Napoli Maria, moglie del conte Ferillo e figlia di Dracula, che poi fece giungere il padre e seppellirlo a Santa Maria la Nova nella tomba nobiliare insieme ai Ferillo con feudo ad Acerenza. Anche il XV secolo e non solo il nostro tra cittadino, suddito e malavita organizzata c’erano relazioni in entrata e in uscita in non pochi territori italiani e stranieri. Un ambiente è sempre un oggetto-soggetto costituito di situazioni reali e di relazioni in entrata e in uscita, soprattutto oggi con il sistema digitale. I cittadini, sto scrivendo nel mio saggio ambientale, derivano dalla gens romana poi divenuti nobili o gentili con vassalli medievali fino al cittadino odierno con i diritti universali come stabilito da oltre 2 secoli. Il territorio per definizione è rapportato ad un controllo o governo da parte del Comune, Provincia, Regione e Stato. Se uno o tutti questi Enti non lo controlla oppure il controllo è alla carlona ci pensa la camorra. Nel saggio scritto durante la covid19, tratto dell’evoluzione dell’uomo da suddito a cittadino. Le città fino alla fine del X secolo ebbero poca importanza nel mondo feudale, ma le poche esistenti erano generatrici di nuovo, di moderno e di un ceto mercantile e di arti liberali che pian piano soppiantò i nobili fino a fine 1700. I feudatari medievali furono incapaci di riportare le condizioni di vita agli antichi splendori delle ville romane; essi infatti preferivano la vita al castello, che era divenuto il centro di un sistema economico-rurale che assicurava loro ricchezza, potere ed i sudditi sui quali esercitarlo. Le antiche ed un tempo ricche città, si erano ridotte a piccoli centri privi di vita sociale e di commercio, sulle quali vegliava, unica autorità forte rimasta, un vescovo. Fu proprio intorno a lui che si formò una nuova categoria sociale: la borghesia. Fu così che nelle città iniziò nuovamente a svilupparsi la vita economica e culturale. L’evoluzione delle comunità civili della specie Homo sapiens, passa dal branco con il capo, a stati monarchici, imperiali e poi al lungo medievo con vassalli, valvassori e valvassini fino al cittadino con i suoi diritti: “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. La quale all’art.1 recita “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Tale Dichiarazione è un documento sui diritti della persona adottato dall’Onu nella sua terza sessione, il 10/12/1948 a Parigi con la risoluzione 219077A.  La dichiarazione è frutto di una elaborazione secolare, che parte dai primi principi etici classico-europei stabiliti dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, base dei diritti civile del cittadino odierno. In Campania, per la disorganizzazione territoriale e con uno Stato, soprattutto nei suoi Enti Locali, municipi, province e regione, il cittadino spesso è suddito. Egli non è ancora un cittadino maturo e si comporta spesso da cittadino-suddito che alimenta, indirettamente con l’omertà, la camorra. Nè molti impiegati comunali, provinciali e regionali sono d’esempio, forse anche per il modo poco trasparente di come hanno avuto quel posto. A Napoli non sarà facile ridurre ed estirpare la mala pianta della camorra poiché è spesso nell’ambiente sociale che trova lievito per fare affari e crescere. Essa gestisce intere catene merceologiche a prezzi competitivi rispetto ai negozi normali, che, a loro, volta vengono taglieggiati con il pizzo, che gli assicura la cosiddetta protezione. Lo Stato sta a guardare? Spesso è impotente e reprime più che prevenire, arrestando sia camorristi che molti suoi impiegati-o meglio dei comuni, province e regione-collusi con catene truffaldine e mazzette per gli appalti pubblici. R. Saviano nelle sue analisi ambientali campane appare, all’esterno meridionale, un campione. Egli usa il bisturi filosofico dell’egalitarismo dogmatico di ispirazione del verbo marxista, ma non dà alcuna indicazione del che fare? Egli non indica il bene nel cittadino che resta e resiste ad essere tale e non diventa suddito. Non indica neanche come da suddito si diventi cittadino, che collabora per la democrazia e le sue regole che non sono né di sinistra né di destra né di centro partitocratico. Non dovrebbe neanche il filosofo Saviano essere di parte, con tessera partitica, se cittadino d’esempio. Ma sta al gioco delle parti nel teatrino tutto italiano dei media pilotati dagli apparati partitocratici che invadono la società civile mistificando tutto. L’informazione come a scuola ideale dovrebbe essere superpartes, invece non lo è di brutto specialmente se il partito x ed y ti “protegge” come la famiglia camorristica.

Quali sono i clan più potenti a Napoli e Provincia? Quali sono le famiglie camorristiche attive? Ecco la mappa aggiornata (semestre gennaio-giugno 2019) della camorra in provincia di Napoli. Quali sono i clan attivi? Quali sono i clan più potenti in Campania? A Napoli continuano a convivere sistemi criminali con connotazioni profondamente differenti. Se da un lato l’indagine denominata “Cartagena ha confermato la piena stabilità e operatività del cartello noto come “Alleanza di Secondigliano”, composto dai clan Contini, Bosti, Licciardi, originari di Napoli e Mallardo di Giugliano (NA), dall’altro permangono focolai di tensione che si sono manifestati attraverso attentati contro affiliati a gruppi rivali: in due di questi, verificatisi tra aprile e maggio 2019, sono stati coinvolti dei bambini. Continuano a registrarsi forti tensioni, in particolare nelle aree di Forcella, della Maddalena e dei Tribunali, con un rinnovato scontro tra i gruppi Sibillo e Buonerba, appoggiati da sodalizi più strutturati, originari di altre zone, quali i clan Contini, Rinaldi e Mazzarella. I conflitti esterni ma anche le tensioni interne alle stesse compagini hanno provocato numerose occasioni di fibrillazione, spesso degenerate in azioni intimidatorie di matrice estorsiva. Tre di queste, verificatesi la prima nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, la seconda il 16 gennaio, la terza il 25 febbraio 2019, hanno tutte riguardato pizzerie, situate nel centro storico, in via dei Tribunali. Per il primo degli attentati di gennaio, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un decreto di fermo, emesso nel mese di luglio, dalla Procura della Repubblica di Napoli-DDA, nei confronti di tre soggetti inseriti in un sodalizio legato al clan Mazzarella, che fa capo a giovani pregiudicati. Per l’attentato di febbraio, il 9 marzo 2019, i Carabinieri, in esecuzione di un decreto di fermo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli-DDA, hanno tratto in arresto 4 esponenti del clan Sibillo. La scelta strategica operata dalla famiglia Mazzarella di tessere una serie di alleanze le ha consentito di conquistare la leadership su gran parte dei territori del centro storico. I Mazzarella controllerebbero la Maddalena, attraverso il clan Ferraiuolo; la zona Mercato attraverso il figlio di uno dei capi storici del gruppo; le cd. “Case Nuove”, tramite il gruppo Cuomo440, una struttura criminale che opererebbe per conto dei Mazzarella in sostituzione del clan Cardarelli, altro gruppo presente alle “Case Nuove”, ritenuto inaffidabile dai Mazzarella a causa dei contatti con l’avversa famiglia Rinaldi, anche questa con mire espansionistiche nel quartiere Mercato e nelle stesse “Case Nuove”441. A Forcella, i Mazzarella operano tramite i Buonerba, detti i “Barbudos”, con base in via Oronzio Costa, da sempre contrapposti ai Sibillo, mentre a Poggioreale e Rione Sant’Alfonso, tramite un nipote del richiamato capo storico del clan. In tale contesto, l’avanzata dei gruppi rivali è stata compromessa da arresti avvenuti nei primi mesi del 2019, che hanno coinvolto affiliati al clan Rinaldi, da sempre contrapposto ai Mazzarella, il cui reggente è stato catturato, nel mese di febbraio, a San Pietro a Patierno, periferia nord di Napoli. L’espansione nell’area centrale della famiglia Mazzarella è stata favorita anche dalla decapitazione di alcuni clan per effetto dell’esecuzione di provvedimenti giudiziari, come accaduto per il gruppo Sibillo, operante nel rione Don Gaetano e nella zona dei Decumani, legato ai gruppi Contini e Rinaldi e coalizzato in un unico cartello con le famiglie Amirante-Brunetti-Giuliano (la cd. “paranza dei bambini”).

Oltre al citato provvedimento del 9 marzo, in quella stessa data, personale della Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 11 pregiudicati, 7 dei quali affiliati ai Sibillo e 4 al gruppo Buonerba, entrambi composti da soggetti di giovanissima età, anche minorenni: l’indagine ha documentato la violenta contrapposizione sorta tra i due citati gruppi per acquisire la supremazia nella gestione degli affari illeciti sull’area dei Decumani. La decapitazione dei Sibillo ha consentito al gruppo Mazzarella di riappropriarsi del controllo dell’area dei Decumani attraverso il sodalizio Perez-Iodice. Nella zona di Forcella si è affermato il clan Vicorito- De Martino di Borgo Sant’Antonio, noto anche come “la Paranza dei Vicoli”, composto da soggetti di giovane età e legato al clan Saltalamacchia originario dei Quartieri Spagnoli, zona della Pignasecca, al gruppo Contini e ad uno dei rami in cui si è divisa la famiglia Giuliano. I Giuliano, un tempo dominanti a Forcella, si sono trovati a fronteggiare una profonda spaccatura tra due fazioni, ciascuna delle quali capeggiata da componenti della stessa famiglia. Nei quartieri Vasto, Arenaccia, Ferrovia, San Carlo Arena, nei Rione Amicizia e Sant’Alfonso e nel Borgo Sant’Antonio Abate opera il citato gruppo Contini, uno dei clan più solidi e attivi del capoluogo che, per frenare le mire espansionistiche del contrapposto clan Mazzarella e ampliare il suo raggio d’azione, ha appoggiato il sodalizio Sibillo. Di quest’ultimo avrebbe fatto parte, con ruoli di vertice, almeno fino al 2015, il figlio di un cugino del capo del sodalizio Contini. In seguito avrebbe fatto rientro nel clan Contini, per conto del quale avrebbe dovuto gestire gli affari illeciti nella zona di via Calata Capodichino. Nonostante la lunga detenzione del capo storico, il clan Contini non ha mai patito scissioni interne. Il sodalizio ha una struttura articolata, composta da sottostrutture territoriali, ciascuna operante su una porzione dell’esteso territorio controllato dal clan e sottoposta a uno o più reggenti che, nella gestione delle attività illecite, devono conformarsi alle direttive dei vertici. Molti di loro sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione “Cartagena”, che ha riguardato vertici ed affiliati ai clan Contini, Bosti, Licciardi, Mallardo di Giugliano in Campania (NA), riuniti nel cartello noto come “Alleanza di Secondigliano”, indagine conclusa il 26 maggio 2019, con l’esecuzione, da parte della Polizia di Stato, di misure cautelari disposte nei confronti di 126 soggetti contigui all’Alleanza. Una posizione di rilievo all’interno del clan Contini è attribuita al gruppo Botta del Rione Amicizia, legame suggellato anche dall’instaurazione di legami di affinità tra le famiglie Botta e Bosti, in seguito al matrimonio del figlio del capo del primo gruppo con la figlia del capo del secondo. Uno dei punti di forza del gruppo Contini sono proprio i legami con altri sodalizi, quali i clan Rinaldi-Reale di San Giovanni a Teduccio, Di Lauro del rione dei Fiori (cd. “Terzo Mondo”), nel quartiere Scampia, Piccirillo della zona napoletana cd. “della Torretta”, Cava di Quindici (AV), Moccia di Afragola (NA), Cesarano di Castellammare di Stabia (NA). Il clan Contini può inoltre contare su ingenti capitali illecitamente accumulati che sono stati reinvestiti in diversificate attività, sia fuori regione che all’estero: nell’operazione “Cartagena” si fa riferimento a investimenti dei sodalizi Contini e Mallardo nella Repubblica di Santo Domingo. Nella stessa operazione vengono, altresì, evidenziati i legami tra il clan e famiglie di imprenditori le cui attività sono servite da schermo per operazioni di riciclaggio. Una di queste famiglie era già emersa nell’operazione “Black Bet”, condotta dalla DIA di Napoli450; un secondo gruppo imprenditoriale gestiva alcune gioiellerie, utilizzate dai clan Contini e Mallardo sia a fini di riciclaggio, sia di ricettazione. L’operazione “Cartagena” ha fatto emergere anche i rapporti tra il gruppo Contini e il clan Commisso di Siderno (RC) riguardo alla fabbricazione e commercializzazione in territorio nazionale e transnazionale – specificatamente in Olanda – di banconote di vario taglio, contraffatte, nonché a traffici di stupefacenti importati in Italia attraverso l’Olanda 451 e la Spagna 452, provenienti dal Venezuela e dalla Colombia. Nei Quartieri Spagnoli, la scarcerazione, nell’aprile 2018, del capo del clan Mariano ha determinato la reazione di gruppi antagonisti manifestatasi con una serie di attentati, proseguiti fino al corrente anno: tra questi si citano, il ferimento di un affiliato ritenuto vicino al capo clan, avvenuto il 25 gennaio 2019 e l’esplosione, il 31 gennaio, di diversi colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione dello stesso capo clan. L’accrescersi delle tensioni ha spinto i gruppi coinvolti a ricercare alleanze con altri sodalizi. Si è registrata, quindi, un’intesa tra gli affiliati al clan Elia del Pallonetto di Santa Lucia e all’alleata famiglia Ferrigno, con i sodalizi Lepre-Cianciulli del Cavone e Saltalamacchia della Pignasecca. Sul fronte opposto, il clan Mariano conterebbe sull’appoggio dei citati sodalizi Mazzarella/Buonerba e Sequino del rione Sanità. L’arresto, da parte di personale della Squadra Mobile di Napoli, del reggente del gruppo Saltalamacchia, avvenuto il 18 febbraio 2019, in esecuzione di un provvedimento di fermo, ha inferto un duro colpo alle mire di ascesa dell’organizzazione, avvantaggiando indirettamente il clan. Nello stesso periodo, il 20 febbraio 2019, è stato scarcerato il capo del gruppo Esposito, già elemento di spicco del clan Mariano, poi avvicinatosi alla famiglia Saltalamacchia, al pari del gruppo Ricci, anche questo capeggiato da ex affiliati ai Mariano. Gli episodi che si sono verificati nel periodo in esame sono indicativi di una situazione di forte instabilità che coinvolge tutti i gruppi presenti nell’area. Il 17 maggio 2019, un giovane pregiudicato, ritenuto vicino alla famiglia Masiello, operativa nella cd. zona delle Baracche, collegata al gruppo Mariano, è stato in ospedale, dopo essere stato ferito alle gambe da colpi di arma da fuoco. Poco tempo dopo il ricovero, un individuo che indossava un casco integrale si è presentato presso il pronto soccorso dell’ospedale, esplodendo altri colpi di arma da fuoco nei confronti della vittima, senza attingere nessuno dei presenti. Gli autori dei due episodi, tra loro collegati, sono stati tratti in arresto da militari dell’Arma dei carabinieri, il successivo mese di settembre459. La ricostruzione dei rapporti tra i soggetti coinvolti ha consentito di ricondurre i due eventi ad una contrapposizione tra soggetti appartenenti ad uno stesso “sistema criminale” presente nei Quartieri Spagnoli, cui fanno parte dei gruppi Masiello e Saltalamacchia. Di diversa matrice, rispetto al precedente episodio, è l’esplosione di colpi d’arma da fuoco avvenuta a Piazza Trieste e Trento nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2019 che hanno danneggiato due bar e una gioielleria. A seguito di tali fatti sono stati eseguiti dall’Arma dei carabinieri i decreti di fermo del PM il 27 marzo 2019. Nel raid armato sarebbero coinvolti sei soggetti legati al clan Minichini-De Luca Bossa che opera tra Ponticelli e Volla, che avrebbero agito per ritorsione, dopo l’esplosione, il giorno precedente, di alcuni colpi a salve contro due affiliati al citato clan da parte di elementi del gruppo Mariano. Si legge nel provvedimento che “…la vicenda in oggetto è un’ulteriore testimonianza di come le cosche camorristiche utilizzino le “stese” per seminare il terrore…e per sfidare i clan rivali…” e pertanto “…una banale lite è l’occasione per effettuare azioni dimostrative nei confronti di un soggetto vicino ai clan dei Quartieri…” e, in questo caso, per il gruppo Minichini-De Luca Bossa “…per affermare la propria caratura criminale anche al di fuori del territorio di Ponticelli…” In questo composito scacchiere criminale si inseriscono altresì piccoli gruppi come la famiglia Spinola, capeggiata da un uomo di fiducia dei Mariano e le famiglie Furgiero e Avoletto, imparentate tra loro e dedite all’attività di spaccio. La zona che si estende da via Mezzocannone alla via Marina e a via Roma è tornata sotto l’influenza del clan Prinno, legato ai Mazzarella, mentre nell’area del cd. Cavone di Piazza Dante si registra, tuttora, l’operatività del clan Lepre, nonostante il decesso, nel settembre 2018, del capo clan. Nel territorio compreso tra Piazza Mazzini, via Salvator Rosa nonchè in una prima parte di Corso Vittorio Emanuele, la gestione delle attività illecite, prevalentemente spaccio di stupefacenti e estorsioni, è esercitata dal gruppo Ferrigno, capeggiato dal cognato del capo del citato clan Esposito, che si sarebbe trasferito al Pallonetto a Santa Lucia, alleandosi con la locale famiglia Elia. Nel Quartiere Sanità gli assetti criminali sono stati ulteriormente destabilizzati dagli arresti, il 18 febbraio 2019, di affiliati ed elementi apicali dei clan Sequino, stanziato in via Santa Maria Antesaecula, legato alla famiglia Mazzarella e dell’antagonista Vastarella, egemone nella zona delle Fontanelle e referente dei Licciardi nel rione. Anche in questo caso è emerso che i capi del gruppo Sequino, nonostante fossero ristretti in carcere, avrebbero continuato a gestire le attività del sodalizio. Le indagini hanno, tra l’altro, consentito di far luce su un tentato omicidio, consumato il 22 ottobre 2016, da affiliati alla famiglia Vastarella, in pregiudizio di un soggetto legato da rapporti di parentela con i vertici del gruppo Sequino, ed evidenziato contatti tra quest’ultimo clan e un soggetto originario della zona di San Luca (RC), comune dell’Aspromonte dove risulta fortemente radicata la ‘ndrangheta, per l’acquisto, da parte del sodalizio campano, di cocaina. A distanza di pochi giorni dagli arresti si sarebbe tenuto un summit in una zona sotto il controllo della famiglia Mauro, presente nell’area c.d. dei Miracoli e vicina al gruppo Vastarella, a dimostrazione dell’emergente necessità di ritrovare un equilibrio, ridisegnare nuovi assetti ed intese che sembrerebbe non aver sortito effetto, poichè nei mesi successivi si sono verificati ulteriori episodi intimidatori. Tra questi si citano il ferimento, il 19 marzo 2019, nel quartiere San Carlo, di un giovane pregiudicato, che potrebbe essere inquadrato in contrasti tra i gruppi Sequinoe Mauro, e l’esplosione, il 13 aprile successivo, di colpi di arma da fuoco contro l’abitazione di un pregiudicato, parente del capo del clan Vastarella. Altri gruppi presenti nella zona sono la famiglia Savarese (a Porta San Gennaro), legata ai Sequino, il sodalizio Genidoni-Spina-Esposito, in passato scontratosi con i Vastarella e legato alla citata famiglia Savarese. Nell’area compresa tra i quartieri San Ferdinando, Chiaia e Posillipo, sebbene decimato dagli arresti, è tuttora operativo il clan Elia, originario della zona del Pallonetto Santa Lucia, la cui direzione sarebbe stata affidata alla famiglia Nocerino, fautrice dell’intesa con il sodalizio Saltalamacchia. Permane nei vicoli a ridosso della Riviera di Chiaia il controllo del gruppo Strazzullo; nella Torretta sono operativi i clan Piccirillo, Frizziero e Cirella; nella zona della Salita Vetreria, gli Innocenti. A Posillipo si conferma la presenza del clan Calone. È in atto una rimodulazione degli assetti criminali dell’area nord di Napoli che riguarda, in particolare, le organizzazioni operative nel territorio di Secondigliano, dove sarebbero saltati i precedenti equilibri, già scossi dal declino del clan Lo Russo e dal progressivo indebolimento dei sodalizi Vanella-Grassi e Amato Pagano, a vantaggio di altre formazioni criminali. Un evento di particolare rilievo, data la caratura criminale del latitante, è stato l’arresto, il 2 marzo 2019, a Chiaiano, di uno dei figli del fondatore del gruppo Di Lauro, inserito nell’Elenco dei latitanti di massima pericolosità del Programma Speciale di Ricerca del Ministero dell’Interno. La famiglia Di Lauro, originaria del cd. Rione dei Fiori, è considerata dagli investigatori una delle più influenti di quell’area, come attestato anche dalla lunga latitanza del figlio del boss, la cui permanenza sul territorio è stata assicurata da una rete di protezione che gli ha permesso di partecipare attivamente a riunioni con personaggi del suo stesso clan e con gruppi alleati. Il clan Di Lauro può comunque contare sulla guida di altri fratelli non detenuti; uno di questi, unitamente all’ex latitante, è tra i destinatari di un’ordinanza del mese di aprile. Il 2 giugno 2019, inoltre, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento cautelare a carico di affiliati ai gruppi Di Lauro e Amato-Pagano, coinvolti in quattro omicidi consumati nell’ambito della prima faida di Scampia, iniziata nel 2004, tra i due citati sodalizi. Tra i destinatari dell’ordinanza figura uno dei figli del capo del clan Di Lauro, che diede inizio agli scontri per dissapori nella gestione dei traffici di droga con i vertici delle famiglie Amato-Pagano, fino ad allora parte integrante dei Di Lauro, con posizioni di rilievo. La principale fonte di ricchezza dei clan continua ad essere il traffico di stupefacenti, la cui vendita è affidata a piccoli gruppi presenti sul territorio, in modo da schermare i reali gestori dei traffici. Nella citata ordinanza del mese di aprile si legge come “…il gruppo si sia evoluto dismettendo la sua caratterizzazione propriamente militare e manifestando maggiore dedizione all’attività di reimpiego del denaro accumulato nel tempo in attività, sempre di carattere illecito, ma cd. “a bassa intensità”, quali il commercio di prodotti contraffatti e di TLE…” e continui a esercitare il controllo del territorio, attraverso le estorsioni, interferendo nell’assegnazione degli alloggi popolari ed espletando attività di mutuo soccorso in favore degli associati. situata in via Limitone di Arzano.  Nel quartiere Scampia, alcune delle piazze più redditizie dell’intera area (cd. Case dei Puffi, Sette Palazzi, Chalet Bakù) continuano ad essere gestite da pregiudicati legati alle famiglie Abete-Abbinante-Notturno, nonostante tali gruppi siano stati significativamente fiaccati da arresti e scelte collaborative intraprese da un alto numero di affiliati. La stessa situazione si registra per il contrapposto clan cd. della Vanella Grassi, ancora presente a Secondigliano e a Scampia (su una parte del “lotto G” e nella piazza di spaccio della “Vela Celeste”) 474. Il 27 febbraio 2019, personale della Questura di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro di beni immobili e mobili registrati, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, a carico di elementi della famiglia Magnetti, una delle componenti di vertice del gruppo della Vanella Grassi. Legata ai Vanella Grassi è anche la famiglia Marino, presente nella zona delle cd. “Case Celesti”, fiorente piazza di spaccio, situata in via Limitone di Arzano. Sempre a Scampia sono presenti pochi superstiti del gruppo Leonardi (i cui vertici sono collaboratori di giustizia) nonché alcune famiglie criminali legate al sodalizio Amato-Pagano, ritiratosi nei comuni di Mugnano e Melito, che detengono ancora la gestione delle attività di spaccio in alcuni comparti (Lotto SC/3 – Comparto H “Sette Palazzi” – Lotto P). Alle citate principali organizzazioni, che si contraddistinguono per pervasività nel tessuto sociale, si aggiungono poi compagini criminali di più ridotto potere e capacità economica. Nel Rione dei Fiori (la cd. Zona del Terzo Mondo), operano soggetti legati alla famiglia Di Lauro, mentre nel Rione Kennedy, fiorente pizza di spaccio, è presente il gruppo Cesarano. La zona cd. di Largo Marcello ricade sotto l’influenza del clan Rispoli, con a capo due fratelli. Delle tensioni alle quali si è fatto cenno sono indicativi due omicidi verificatisi, rispettivamente, il 7 e l’8 settembre 2019, il primo in pregiudizio di un affiliato al sodalizio Amato-Pagano, il secondo di un pregiudicato legato al clan Vanella-Grassi, sfuggito in passato ad altri agguati. Altro potente gruppo locale è la famiglia Licciardi della Masseria Cardone, che ha esteso i propri tentacoli sul quartiere Secondigliano, assegnando la reggenza di singoli rioni a propri referenti. Si tratta delle famiglie Carella, del Rione Berlingieri; Grimaldi di San Pietro a Patierno e Maione, che gestisce l’area nota come “Perrone”479. Nel clan Licciardi, coinvolto nella più volte citata operazione “Cartagena” del giugno 2019, un ruolo di spicco è riconosciuto alla sorella dello storico boss480, deceduto nel 1994 per cause naturali. Nei quartieri Miano, Marianella e Piscinola si conferma il cedimento della struttura criminale militare facente capo alla famiglia Lo Russo, per la scelta collaborativa di gran parte dei vertici, molti dei quali destinatari di pesanti condanne. Nel mese di febbraio, personale della Squadra Mobile di Napoli ha eseguito un provvedimento cautelare481 a carico di affiliati ai clan Lo Russo e Amato-Pagano, per un omicidio e un contestuale tentato omicidio, consumati nel 2006, e un omicidio del 2008, riconducibili a faide interne agli Amato-Pagano, essendo tutte le vittime affiliate a un loro sottogruppo che ne gestiva gli affari illeciti di Mugnano482. Del commando avevano fatto parte anche affiliati ai Lo Russo “…per decisione concorde dei capi delle due compagini, all’epoca dei fatti e negli anni successivi alleati…” in un lucroso rapporto d’affari, in particolare nel contesto del narcotraffico: i LO RUSSO ricevevano dagli Amato-Pagano rifornimenti costanti di cocaina a prezzi vantaggiosi in cambio di “…reciproci “favori” per l’esecuzione di omicidi o di azioni armate per il controllo del territorio, utilizzando “gruppi di fuoco” composti da killer di entrambe le compagini…”483. La ridotta operatività del clan Lo Russo ha dato spazio a gruppi che fanno capo a nuove generazioni di criminali, tra i quali il clan Nappello, colpito da diversi provvedimenti restrittivi, che aveva sconfinato anche nel territorio di Chiaiano e Marianella. Attualmente si è realizzata una sorta di formale spartizione degli “affari illeciti” distinguendosi due aree, Miano Bassa, dove operano soggetti aggregatisi intorno alle famiglie Balzano e Scarpellini, e Miano Alta, dove opera il gruppo Cifrone. Si tratta di aggregati criminali composti da giovani, in passato orbitanti nella galassia dei Lo Russo, connotati da personalità estremamente violenta. Sintomatico delle tensioni che la parcellizzazione dei clan comporta è l’esplosione di una bomba carta avvenuta il 17 giugno 2019 nel rione San Gaetano, a Miano, e la successiva esplosione di colpi di pistola esplosi nella vicina via Vittorio Veneto. Questi episodi sono stati preceduti dal ferimento, il 13 giugno 2019, in Corso Secondigliano, di un pregiudicato, figlio di un ex boss del rione Sanità e ritenuto vicino ai Lo Russo. Gli investigatori non escludono che azioni cosi clamorose possano essere supportate da ambienti malavitosi confinanti. Nel comprensorio di Chiaiano mantiene il controllo delle attività illecite il gruppo Stabile. Nei quartieri Vomero e Arenella, l’assenza dei capi delle storiche organizzazioni criminali locali, quali il sodalizio Caiazzo Cimmino, che comunque continuano ad operare tramite altri affiliati, ha dato, anche qui, spazio a gruppi emergenti interessati a gestire le attività illecite sul territorio, principalmente estorsioni e vendita di stupefacenti. Il 18 giugno la Polizia di Stato ha arrestato un pregiudicato ritenuto a capo di un gruppo emergente del Vomero per un’estorsione nei confronti di una società di trasporto infermi, aggravata dal metodo mafioso, in concorso con un altro soggetto, arrestato il 18 ottobre 2018. Le vicende criminali del quartiere San Giovanni a Teduccio sono legate allo storico scontro tra la famiglia Mazzarella, che ha la sua roccaforte a Poggioreale, nel rione Luzzatti, e i Rinaldi-Reale del Rione Villa scontro originato negli anni ’90, che ha generato una catena di omicidi e di vendette incrociate. Su molti di questi delitti hanno fatto luce le dichiarazioni di pregiudicati inseriti con ruoli di spicco nelle citate consorterie, divenuti, poi collaboratori di giustizia. Un duro colpo per i Rinaldi è stato l’arresto del reggente, avvenuto il 16 febbraio 2019, a conclusione di un’operazione dei Carabinieri. Il pregiudicato, latitante dal novembre 2018, è stato catturato nell’abitazione di alcuni parenti a San Pietro a Patierno e la guida del clan era stata assunta da elementi di alto spessore criminale, le cui abitazioni sono state più volte presa di mira dalle azioni armate dei Mazzarella. Nello stesso periodo, tre dei reggenti sono stati tratti in arresto, il primo ad Acerra, il 3 maggio 2019, altri due ad Ardea (RM) l’8 giugno 2019, mentre un quarto si era già costituito il 26 febbraio 2019. Lo scontro non sembra destinato a placarsi per gli interessi in campo e investe non solo San Giovanni a Teduccio ma anche altre aree cittadine, come Barra, Ponticelli e la zona dei Decumani. Si sarebbero realizzati due fronti: da un lato i Rinaldi-Reale, i Silenzio (stanziati in via Taverna del Ferro, in passato legati ai Formicola), i Minichini-Schisa-De Luca Bossa di Ponticelli, gli Aprea-Cuccaro di Barra ed i Sibillo della zona dei Decumani. Sull’altro fronte il clan Mazzarella, uno dei più forti del capoluogo, può contare su una rete di alleanze che comprende, oltre ai citati clan del centro storico, (quali i Buonerba di via Oronzo Costa e i Sequino della Sanità), i gruppi D’Amico del Rione Villa, Montescuro di Sant’Erasmo, Luongo di San Giorgio a Cremano (NA) e De Bernardo di Somma Vesuviana (NA). Tra le principali fonti di finanziamento dei Mazzarella figurano i traffici di stupefacenti. A febbraio è stato, infatti, emesso un provvedimento cautelare a carico di due affiliati al clan, ritenuti responsabili del sequestro, avvenuto nello stesso mese, del cognato di un affiliato, consumato al fine di indurre quest’ultimo a restituire una somma di circa 340 mila euro, ricevuti per l’acquisto di una partita di droga in Olanda. I Mazzarella sarebbero in buoni rapporti con il locale gruppo Formicola. Il 4 maggio 2019, alcuni affiliati alle famiglie Silenzio e Formicola, sono stati tratti in arresto da personale della Polizia di Stato492 per l’omicidio di due fratelli, titolari di una pescheria ma inseriti nei circuiti criminali di San Giovanni a Teduccio, in particolare nello spaccio di stupefacenti, uccisi il primo nel 2002, il secondo nel 2004, epoca in cui i due gruppi erano alleati. Numerosi sono gli episodi delittuosi inquadrabili nelle descritte dinamiche criminali dei quali sono stati protagonisti anche altri gruppi locali. Tra questi episodi, due gravi fatti di sangue avvenuti, rispettivamente, ad aprile e maggio 2019, nei quali sono stati coinvolti dei minori. Il primo è l’omicidio, consumato il 9 aprile, di un pregiudicato, cognato del capo del gruppo RINALDI, ucciso dai sicari mentre con il figlio, rimasto ferito, accompagnava a scuola il nipotino di quattro anni, anche lui presente al momento dell’aggressione armata, riuscito fortunosamente a scampare ai numerosi colpi di arma da fuoco esplosi da due soggetti a bordo di uno scooter, nascondendosi sotto il sedile dell’auto con la quale lo stavano conducendo a scuola. L’attività di indagine condotta dai Carabinieri ha consentito, in breve tempo, di ricostruire il movente del delitto e individuare gli autori, legati alla famiglia D’Amico, alias i Gennarielli, costola del clan Mazzarella. Nel secondo fatto di sangue, verificatosi il 3 maggio, è rimasta gravemente ferita una bambina di tre anni e, in modo meno grave, la nonna. In questo caso obiettivo dei sicari era un pregiudicato legato alla famiglia REALE, anche lui ferito. Il 10 maggio 2019 sono stati tratti in arresto i due autori del delitto, coinvolti in traffici di stupefacenti con esponenti di spicco del gruppo Formicola. Dalle indagini è emerso che il movente sarebbe legato ad un profondo contrasto derivante dal mancato pagamento di un debito maturato per traffici di droga, contratto dal pregiudicato ferito con uno degli autori del delitto e con il reggente dei Formicola. Nel confinante quartiere Ponticelli operano i collegati sodalizi De Luca Bossa-Minichini (con base nel cd. “Lotto 0”) e Schisa (cd. dei Pazzignani) del Rione De Gasperi, composto da reduci del clan Sarno, alleati ai clan Cuccaro-Aprea di Barra e Rinaldi-Reale. Un provvedimento cautelare del mese di gennaio ha ripercorso le vicende che hanno portato all’alleanza tra il gruppo De Luca Bossa-Minichini e il clan Aprea, ricostruito le dinamiche di alcune azioni di fuoco e fornito uno spaccato dei nuovi equilibri criminali creatisi a Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Barra dopo l’arresto, nel mese di novembre 2017, degli ultimi affiliati di Area Occidentale: quartieri Pianura, Fuorigrotta, Bagnoli, Soccavo, Rione Traiano. La zona occidentale di Napoli è sempre stata caratterizzata da un’elevata parcellizzazione criminale, causa, nel tempo, di numerosi scontri armati tra i diversi gruppi, provocati dalla necessità di evitare sconfinamenti territoriali e conservare il predomino sui traffici illeciti Anche in quest’area, le lunghe detenzioni dei capi clan hanno determinato l’ascesa di figure di secondo piano cresciute all’interno dei rispettivi clan. Queste figure, in alcuni casi hanno assicurato continuità alle attività illecite della consorteria di apparenza, in altri hanno dato luogo a nuove formazioni camorristiche, accettando il rischio di dare inizio a sanguinose faide. Tale scenario carico di tensioni è descritto in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso ed altro, eseguita il 28 maggio 2019 dai Carabinieri, che ha fornito uno spaccato degli assetti criminali del rione Traiano (quartiere Soccavo) teatro di numerosi raid armati. Destinatari del provvedimento sono stati diversi affiliati, anche di spicco, del gruppo Cutolo. Il citato sodalizio, operante nella parte bassa del rione Traiano – zona cd. della “44”- è composto da pregiudicati fuoriusciti nel 2007 dal clan Puccinelli-Petrone, presente nella parte alta del medesimo rione. I Cutolo, alla luce di un accordo spartitorio con i Puccinelli-Petrone, controllavano le estorsioni e una capillare rete di vendita di sostanze stupefacenti, sia attraverso la gestione diretta di propri punti vendita sia attraverso il costante rifornimento di autonomi titolari di piazze di spaccio, , tenuti a versare somme periodiche alla famiglia Cutolo. Tra gli arrestati figurano i componenti di un’organizzazione criminale, composta, anche in questo caso, da ex affiliati al sodalizio Puccinelli, responsabili di alcuni atti intimidatori ai danni di esercizi commerciali e di soggetti legati all’ex gruppo di appartenenza, commessi allo scopo di affermare la loro presenza sul territorio. Una precedente indagine, chiusa nel mese di aprile, aveva già accertato l’esistenza di un altro gruppo criminale autonomo, operante nel cd. “Parco Ises”, dove avrebbe gestito un’attività di spaccio con il placet dei Puccinelli-Petrone. Il sodalizio, guidato da una donna, era composto da giovanissimi, che sebbene non appartenenti ad organizzazioni camorristiche avrebbero agito con le stesse modalità di un’associazione mafiosa, attraverso una precisa divisione dei compiti e l’utilizzo di un efficiente sistema di vigilanza. Per quanto riguarda la restante parte del quartiere Soccavo, si segnalano gli arresti, nel mese di dicembre 2018501, di affiliati e reggenti dei locali clan Vigilia, Soraniello e Grimaldi, a conclusione di un’indagine che ha documentato l’ascesa del sodalizio Vigila dopo la scissione dal gruppo Grimaldi. Lo stesso clan Vigilia, in assenza degli elementi apicali, risulta attualmente affidato a soggetti di secondo piano. Lo svuotamento degli organici dei sodalizi storici ha creato, altresì, occasioni di affermazione di piccole formazioni criminali dedite, per lo più, alla gestione delle piazze di spaccio e al prelievo estorsivo in danno dei commercianti locali. Nelle aree di Bagnoli, Agnano e Cavalleggeri d’Aosta non è al momento presente un gruppo egemone, in conseguenza della dissoluzione per gli arresti e le pesanti condanne inferte ad affiliati agli storici clan D’Ausilio e Sorprendente. La scarcerazione nel mese di giugno 2019 del capo del locale gruppo Esposito, attivo prevalentemente nel quartiere di Bagnoli, potrebbe dare nuovo slancio al sodalizio. A Fuorigrotta non si registrano mutamenti del contesto criminale: il controllo delle piazze di droga e del racket dei parcheggi resta appannaggio dei gruppi Iadonisi (con roccaforte nel rione Lauro) e Cesi, che alternano momenti di frizione a periodi di intesa che li portano a condividere i proventi dei traffici illeciti. Nel quartiere Pianura gli arresti e le scelte collaborative di un gran numero di affiliati ed elementi apicali hanno fortemente indebolito i locali gruppi Marfella-Pesce e Lago e potrebbero aver favorito un’espansione sul territorio del clan Mele. L’assenza di elementi apicali, da anni detenuti, non sembra aver minato la solidità dei clan maggiormente strutturati. Le estorsioni rappresentano lo strumento privilegiato di riconoscimento della supremazia dei clan sul territorio e, anche nel periodo di riferimento, le commistioni tra organizzazioni criminali e componenti delle amministrazioni locali hanno determinato lo scioglimento di un Consiglio comunale, quello di Arzano.  Nel territorio flegreo, che comprende i comuni di Pozzuoli e di Quarto, i clan Beneduce e Longobardi sono stati depotenziati dalla detenzione degli elementi apicali e di un gran numero di affiliati. Questa situazione aveva dato spazio a due distinti aggregati criminali, retti da elementi riconducibili al gruppo Longobardi, uno operante nella zona di Monteruscello, l’altro nel rione Toiano, i cui componenti sono stati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare nel mese di dicembre 2018508.. A Bacoli e Monte di Procida permane la presenza del gruppo Pariante, con interessi illeciti nelle attività di spaccio, nelle estorsioni e nell’imposizione dei videopoker. Nell’area operano diversi gruppi le cui dinamiche criminali sono interconnesse con quelle di alcuni sodalizi del capoluogo e della provincia di Caserta. Diversamente da quanto accaduto per Napoli, non si evidenziano conflittualità, poiché clan storici quali i Mallardo, i Moccia e i Polverino, seppur indeboliti dagli arresti sembrerebbero ancora in grado di far valere la loro leadership, forti di un significativo potere economico. Altro elemento di forza delle organizzazioni locali è il rapporto che lega alcune di loro con il mondo politico-imprenditoriale.  Tale collegamento ha condotto allo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Arzano (rinnovato nelle consultazioni amministrative dell’11 giugno 2017), intervenuto il 22 maggio 2019, con decreto del Presidente della Repubblica. Si tratta del terzo scioglimento per collegamenti degli amministratori locali con la camorra: il primo risale al 2008, il secondo al 2015.. Nel comune sopracitato la gestione delle attività illecite è suddivisa tra due sodalizi in contrasto tra loro: il gruppo cd. “della 167 di Arzano”, frangia del cartello Amato-Pagano, e un’associazione criminale emanazione del clan Moccia. Il gruppo “della 167”, che progressivamente ha guadagnato spazi di autonomia, prevalendo sul sodalizio espressione dei Moccia, è stato colpito dall’esecuzione di diversi provvedimenti cautelari a carico dei personaggi di maggiore spessore, uno dei quali arrestato l’8 maggio 2019. Nella stessa data, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento restrittivo511 a carico del reggente del clan legato ai Moccia. Una conferma di come il “gruppo della 167” stia scalzando l’articolazione dei Moccia è la denuncia presentata da due fratelli, uno dei quali cognato di un elemento di spicco del clan Moccia, titolari di un’autorimessa ad Arzano, per le continue richieste estorsive, subite tra il 2014 e il 2017, ad opera del citato gruppo: il 29 marzo 2019, proprio il cognato del boss, vittima delle richieste estorsive, è stato ucciso in un agguato, ad Afragola.  Il clan Moccia, originario di Afragola, ha per anni imposto il suo dominio criminale in gran parte dei comuni dell’area in argomento (Casoria, Frattamaggiore, Cardito, Caivano, Arzano), nei quali le attività illecite erano rimesse alla gestione di sottogruppi: questo modus operandi ha consentito alla famiglia di spostare il raggio d’azione in altre zone, prima fra tutte la Capitale, dove si sono trasferiti alcuni suoi membri. Da qualche tempo, nel predetto contesto territoriale si registra una fase di fibrillazione, in ragione di equilibri divenuti instabili per una serie di eventi giudiziari che hanno colpito i luogotenenti del clan Moccia e la sua architettura militare. Questa situazione si registra, in particolare, sul territorio di Afragola e Casoria dove l’assenza di elementi apicali liberi ha lasciato spazio a soggetti di terzo livello, che hanno iniziato ad operare con una maggiore autonomia gestionale. Proprio in questi territori si è registrato un incremento di atti intimidatori, a partire dalla fine del 2018, riconducibili a una serrata lotta tra nuovi, giovani esponenti mossi dalla volontà di conquistare il controllo dei traffici di stupefacenti e delle estorsioni. Tra i vecchi luogotenenti, quello di maggiore spessore criminale è il capo del gruppo Pezzella, egemone a Cardito, Carditello, Frattamaggiore, Frattaminore e Crispano, alleato al clan Ciccarelli di Caivano, importante snodo campano per i traffici di stupefacenti, sotto la cui egida convivono diverse famiglie dedite ai citati traffici. A Casoria, il 13 febbraio, è stato arrestato dai Carabinieri il capo del locale clan Iodice, legato ai Moccia, condannato per associazione di tipo mafioso, al quale fanno riferimento due pregiudicati arrestati il 6 giugno 2019 per estorsione aggravata. Nel comprensorio territoriale di Casoria operano anche altri referenti della famiglia Moccia. Al riguardo, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa nel mese di marzo, ha fornito una spaccato del rapido affermarsi, a Casoria, di diversi gruppi, tutti emanazione dei Moccia, il cui succedersi nel controllo delle attività illecite è stato scandito dall’esecuzione di provvedimenti restrittivi a carico dei rispettivi esponenti di vertice, senza che si generassero contrasti. Uno di questi è il sodalizio Barbato Bencivenga, cui fa riferimento il citato provvedimento, che a Casoria aveva preso il posto dell’articolazione del clan Moccia, facente capo alla famiglia Angelino, dopo la morte, nel 2012, del capo clan, e il successivo arresto del padre. Nel 2014, l’arresto del capo del gruppo Barbato-Bencivenga, consentì alla famiglia Cervo, già legata agli Angelino, di ritagliarsi uno proprio spazio criminale sul territorio. Nei comuni di Melito e Mugnano di Napoli è tutt’ora radicato il clan Amato-Pagano 525, che vi detiene il monopolio del traffico di sostanze stupefacenti e delle attività estorsive. Il 25 marzo 2019, i Carabinieri, a Giugliano in Campania, località Varcaturo, nel corso di una perquisizione presso l’abitazione del figlio, incensurato, di uno dei capi del clan Amato, hanno rinvenuto e sequestrato oltre 75 mila euro circa in contanti, presumibilmente riconducibili ad attività illecite, documentazione varia e alcuni orologi di lusso. A Casavatore opera il gruppo Ferone, sodalizio vicino agli Amato-Pagano e alla Vanella Grassi. Nel comprensorio territoriale dei comuni di Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano, il controllo delle attività illecite – estorsioni, gestione del gioco clandestino, usura, infiltrazione negli appalti pubblici, spaccio di stupefacenti – è suddiviso tra i clan Verde, Ranucci – Petito – Bottone, Puca, D’Agostino – Silvestre. Lo stato di detenzione dei vertici dei citati sodalizi ha dato spazio a figure di secondo piano, in grado comunque di mantenere il controllo del territorio. Nel mese di marzo è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del genero del capo del clan Puca, ritenuto responsabile di estorsione e illecita concorrenza, per aver imposto a esercizi commerciali di Sant’Antimo e Grumo Nevano di acquistare pane e prodotti da forno da ditte espressione del sodalizio. Sebbene le condotte contestate si riferiscano al 2015, nel provvedimento si dà atto del forte radicamento del clan sul territorio e dell’alleanza con gli altri due gruppi di Sant’Antimo, i clan Verde e Ranucci. Sarebbe, tuttavia, in atto un mutamento della morfologia criminale interna al clan Puca, a causa di frizioni determinate dalla collaborazione di alcuni affiliati. A Giugliano in Campania si conferma la presenza del clan Mallardo, uno dei gruppi che fanno parte della cd. “Alleanza di Secondigliano”, unitamente ai sodalizi Contini e Licciardi. I Mallardo sono tra le famiglie camorristiche più influenti del panorama criminale campano, con proiezioni economiche e criminali in diverse regioni, tra le quali il Lazio e la Toscana. Il 15 gennaio 2019, nell’ambito dell’operazione “Babele”, la DIA di Napoli ha eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di due esponenti di spicco del clan, ritenuti responsabili dell’omicidio di un affiliato, avvenuto a Giugliano in Campania nel 1996, ucciso su ordine di uno dei due indagati per aver tenuto condotte contrarie ai “codici di comportamento” imposti dal clan. Alcuni componenti del sodalizio sono tra i destinatari dell’ordinanza emessa a conclusione della più volte citata operazione “Cartagena” che ha, tra l’altro, evidenziato come il capo del gruppo Mallardo, anche se detenuto, fosse spesso sia intervenuto per gestire gli affari illeciti dell’alleato clan Contini. Il clan giuglianese è stato di recente colpito anche nel profilo patrimoniale: il 5 giugno 2019 la DIA di Napoli ha eseguito una decreto di sequestro emesso dal locale Tribunale nei confronti di un imprenditore affiliato al clan Mallardo, titolare di una società immobiliare e di una concessionaria di auto, responsabile di numerose truffe in danno di compagnie assicuratrici e del successivo reimpiego dei capitali illeciti, attraverso fittizie intestazioni di beni ai suoi familiari. I Mallardo devono la loro forza anche ai buoni rapporti con i gruppi operanti a Villaricca (famiglie Ferrara-Cacciapuoti, imparentate tra loro), con i clan Nuvoletta – Polverino di Marano e Bidognetti del casertano. Il sodalizio è presente, tramite suoi referenti, anche a Qualiano, comune dove operano anche i gruppi D’Alterio-Pianese e De Rosa. Ha, infine, basi operative e logistiche a Napoli, in ragione dei citati rapporti di alleanza e legami familiari con i clan Contini e Bosti. Il 17 maggio 2019, i Carabinieri di Battipaglia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque soggetti, tra i quali il capo del gruppo Mallardo, due affiliati al sodalizio salernitano Pecoraro-Renna, operante nella Piana del Sele, e un pregiudicato ritenuto vicino al gruppo Cesarano, tutti coinvolti, con ruoli diversi, in un omicidio eseguito a Pontecagnano Faiano (SA) ad agosto 2015. Il provvedimento ha evidenziato gli stretti rapporti tra i menzionati clan finalizzati a consolidare il controllo sui rispettivi territori di competenza, scambiandosi reciproci favori, come nel caso dell’omicidio in questione, il cui movente risiedeva nel controllo del settore dei trasporti, di forte interesse per il clan Pecoraro-Renna, dove aveva tentato di inserirsi la vittima. A Marano di Napoli le organizzazioni storicamente egemoni sul territorio – Nuvoletta, Polverino e Orlando (questi ultimi operativi anche a Qualiano e Calvizzano) – nonostante i numerosi arresti di affiliati ed elementi apicali, non possono ritenersi destrutturate. Piuttosto sembrano rivolti alla ricerca di nuove e più raffinate strategie di controllo e gestione delle attività criminali. I menzionati sodalizi, infatti negli anni hanno continuato a consolidare imperi economici e hanno, da tempo, investito le cospicue risorse finanziarie di cui dispongono in altri ambiti territoriali nazionali ed extranazionali, sviluppando molteplici attività imprenditoriali. A gennaio è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, per un valore complessivo di 600 mila euro, nei confronti di un affiliato di spicco del clan Nuvoletta, da anni trasferitosi in Emilia Romagna, dove operava anche per conto di altri gruppi. Gran parte delle ricchezze dei citati clan trae origine dal traffico internazionale di stupefacenti, soprattutto hashish, importato dal Marocco, quasi in regime di monopolio, disponendo di una rete di persone fidate e particolarmente esperte nei rapporti con le organizzazioni criminali estere, nella fattispecie con i potenti clan maghrebini. Altri affiliati ai citati sodalizi sono stati arrestati nei primi mesi del 2019. Tra questi figurano il nipote del boss del clan Nuvoletta, arrestato il 7 febbraio 2019, in esecuzione di un ordine di carcerazione, e un latitante del gruppo Polverino, arrestato in Marocco il 29 maggio 2019. Nel comprensorio territoriale di Acerra – dove la vendita di stupefacenti rimane il principale business – da alcuni anni la malavita organizzata ha perso una precisa identità e autonomia per l’assenza di una strutturata e prevalente leadership criminale. In questo contesto instabile, nel quale si registra l’operatività dei gruppi Avventurato e Di Buono/Carofaro, potrebbe inquadrarsi il movente dell’omicidio di un elemento di spicco del clan Marinello poco prima scarcerato, figlio del vecchio boss di Acerra, anche lui vittima di un agguato, avvenuto sempre ad Acerra il 23 marzo 2000. A Casalnuovo di Napoli e Volla sono presenti i clan Veneruso-Rea e Piscopo-Gallucci, con interessi nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti, praticato soprattutto al Parco Marcello e nelle cd. Palazzine della 219 a Casalnuovo. Nel mese di gennaio, un provvedimento cautelare ha confermato la piena operatività del sodalizio Veneruso-Rea nel settore delle estorsioni, rivolte sia ad operatori economici, tra i quali il titolare di una ditta affidataria del servizio di raccolta dei R.S.U. a Casalnuovo, sia a pregiudicati, costretti a versare parte dei loro profitti illeciti al clan Napoli Provincia Orientale. L’area vesuviana è stata interessata da alcuni importanti eventi che, tuttavia, non ne hanno rimodulato gli assetti criminali: ad aprile 2019 è deceduto a Parma, per cause naturali, lo storico fondatore del clan Fabbrocino, detenuto dal 2005; a Brusciano, il sodalizio Rega si è trovato a fronteggiare le mire autonomistiche di un gruppo di giovani. La famiglia Fabbrocino di San Gennaro Vesuviano, nonostante la lunga detenzione dello storico capo clan, ha mantenuto la sua influenza criminale che si estende anche a Nola, Ottaviano, Palma Campania e San Giuseppe Vesuviano. In quest’ultimo comune e a Terzigno la sua longa manus è il gruppo BATTI, detto dei “Milanesi”, la cui principale attività illecita è la vendita di stupefacenti: la sua operatività è stata ridimensionata dall’esecuzione da parte di militari dell’Arma dei carabinieri, a maggio, di due provvedimenti cautelari che hanno colpito i vertici dell’associazione. Nell’area nolana si conferma l’operatività del clan Sangermano, alleato al clan Russo di Nola e in rapporti di parentela con il gruppo Cava di Quindici (AV), che attraverso i Sangermano controlla i comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola. Riguardo al gruppo Russo, a maggio, è stato arrestato, per estorsione, il figlio del vecchio boss. A Sant’Anastasia, il locale gruppo Ansastasio, che ha propaggini anche nel territorio di Cercola e Pomigliano d’Arco, avrebbe riacquistato forza dopo la scarcerazione del nipote del capo clan che, coadiuvato da un cugino, si sarebbe messo a capo di un manipolo di fedelissimi, attraverso i quali controllare gli affari illeciti della zona, in particolar modo la vendita di sostanze stupefacenti. Sul territorio, si registra la presenza anche del figlio di un elemento apicale del cartello Perillo-Panico, in passato in contrasto con il clan Anastasio. L’assenza di frizioni tra i due gruppi, porta a ritenere che gli stessi siano addivenuti ad un accordo per la spartizione delle attività illecite. A Poggiomarino e Striano, le attività illecite per conto del clan Giugliano sono gestite dal cognato del capo e dalla moglie di quest’ultimo. Nell’area opera anche un gruppo omonimo del primo: i due sodalizi, dopo una prima fase di scontro, sembrerebbero aver raggiunto un accordo per la spartizione del territorio. A Somma Vesuviana, già feudo del gruppo D’Avino, si registra una situazione magmatica, a causa di una serie di eventi che hanno interessato un’area nella quale l’assenza di criminali di spessore avrebbe favorito l’infiltrazione di esponenti dei clan Cuccaro, Rinaldi e Mazzarella dell’area orientale di Napoli, portando alla formazione di piccoli gruppi criminali, che rappresentano espressione sul territorio di quelle consorterie.. Si tratta, in particolare, della famiglia De Bernardo, referente del clan Mazzarella, nell’ambito della quale un elemento di spicco è stato destinatario, unitamente a due affiliati, di un provvedimento restrittivo, eseguito dai Carabinieri il 16 gennaio 2019, per un tentato omicidio, avvenuto a Somma Vesuviana, a settembre 2017, in pregiudizio di un soggetto legato al clan Rinaldi. Accanto a questo gruppo opera il sodalizio D’Atri, referente in zona per conto degli alleati clan Cuccaro e Rinaldi, gli ultimi due in perenne conflittualità proprio con la famiglia Mazzarella. Sul territorio sono attivi anche alcuni pregiudicati autoctoni che opererebbero agli ordini di un pregiudicato legato alla citata famiglia D’Avino. A Marigliano sono presenti il clan dei cd. “Mariglianesi” (con ramificazioni a San Vitaliano, Mariglianella, Castello di Cisterna548, Brusciano, Somma Vesuviana), composto da pregiudicati provenienti dalle fila del clan Mazzarella e il gruppo dei cd. “Paesani”, di cui fanno parte pregiudicati locali e che fa capo alla famiglia Esposito 549. A gennaio, i due capi dei gruppi Esposito e Rinaldi sono stati tratti in arresto assieme ad altri, perché coinvolti nell’omicidio del capo del citato clan De Bernardo, ucciso nel novembre 2015, a Somma Vesuviana, referente in quel comune della famiglia Mazzarella 550. In risposta a questo omicidio, sempre a Somma Vesuviana, si era verificato il citato omicidio del settembre 2017, in pregiudizio di un soggetto legato al clan Rinaldi. Il comune di Brusciano è stato teatro di ripetuti atti intimidatori (esplosione di colpi d’arma da fuoco, bombe carta e incendi) nonché di un omicidio in pregiudizio di un venditore ambulante, deceduto il 22 aprile 2019, in seguito alle ferite riportate nel corso di un agguato del 24 marzo precedente. I gravi episodi evidenziano le tensioni in atto sul territorio, dove il clan REGA si è trovato a contenere le spinte centrifughe di un gruppo di fuoriusciti. Uno dei componenti di vertice del sodalizio risulta tra i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare del mese di febbraio, che ha riguardato una serie di estorsioni, consumate tra dicembre 2018 e aprile 2019, ai danni dei titolari di una pescheria di Brusciano. A confermare il clima di violenza, l’aggressione, con lanci di pietre, avvenuta nel mese di febbraio, di vari amministratori comunali mentre si trovavano in una area denominata “ex legge 219”, verosimilmente ad opera di vedette addette al controllo di una piazza di spaccio. In quella zona, a marzo, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato proiettili di vario calibro, alcuni ordigni rudimentali completi di inneschi, occultati nelle cantine di uno degli stabili condominiali ispezionati il successivo mese di aprile un ordigno ha causato il danneggiamento di alcune vetrate e di diversi veicoli in sosta. A Pollena Trocchia, il controllo delle attività illecite è appannaggio del sodalizio Arlistico-Terracciano. Cercola e Pomigliano d’Arco, al pari di altri comuni della zona, risentono dell’influenza di alcuni clan di Napoli (De Luca Bossa-Minichini-Aprea-Cuccaro) ai quali sono collegati i sodalizi locali. Uno di questi sodalizi è il gruppo Fusco-Ponticelli di Cercola, nel cui ambito si registra l’arresto di un affiliato, avvenuto il 26 gennaio 2019. Nel mese di marzo il presidente di un’associazione antiracket, ha ricevuto sulla sua pagina facebook delle minacce per aver fatto arrestare due estortori, convincendo le vittime a sporgere denuncia. L’associazione è dedicata a Domenico Noviello, anche lui piccolo imprenditore di Castel Volturno, ucciso per vendetta dai Casalesi – nel corso della cd. “fase stragista” intrapresa, nel 2008, dal gruppo Setola – per aver coraggiosamente denunciato le estorsioni subite, consentendo l’arresto, anche in quel caso, degli autori. Le organizzazione criminali di quest’area sono state più volte colpite dall’esecuzione di provvedimenti cautelari, molti dei quali hanno riguardato i gruppi di maggiore forza militare ed economica. Tuttavia, il decennale radicamento sul territorio, unito a una politica di alleanze con sodalizi altrettanto strutturati, ha consentito loro di mantenere inalterato il controllo nelle zone di influenza, come documentato dall’operazione “Olimpo”, conclusa nel dicembre 2018, che ha riguardato i gruppi D’Alessandro, Cesarano e Afeltra-Di Martino. La frammentazione che interessa anche i sodalizi locali non impedisce loro di rifornirsi, dagli stessi canali, di droga e armi. Al riguardo, il 16 marzo 2019, i Carabinieri hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto nei confronti di numerose persone, italiane e austriache, coinvolte, a vario titolo ed in concorso tra loro, in una continuativa introduzione in Italia, di armi da fuoco di vario calibro, anche da guerra provenienti dall’Austria (distretto di Völkermarkt). Le armi erano destinate a rifornire diversi clan camorristici operanti nei comuni di Torre Annunziata, Ercolano, Acerra, Castello di Cisterna, Napoli e la cosca ‘ndranghestista Pesce-Bellocco di Rosarno (RC) Al pari delle altre aree della provincia napoletana, anche nella parte meridionale sono presenti numerosi clan camorristici, emanazione di sodalizi del Capoluogo. Uno di questi è il gruppo Luongo di San Giorgio a Cremano, articolazione sul territorio della famiglia Mazzarella di San Giovanni a Teduccio. Il capo clan, ritenuto dagli investigatori un soggetto di rilevante spessore criminale, è stato tratto in arresto nel mese di maggio, in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto, per l’omicidio, consumato il 9 aprile, di un pregiudicato, cognato del capo del gruppo napoletano Rinaldi, contrapposto ai Mazzarella. L’uomo è stato ucciso a Napoli, davanti alla scuola dove stava accompagnando il nipotino, anche lui presente al momento dell’aggressione armata. La famiglia Luongo, con l’appoggio degli alleati gruppi napoletani e approfittando della detenzione dei vertici dei clan Troia e Abate, storicamente dominanti sul territorio, ha guadagnato una posizione di supremazia sul territorio, espandendosi anche a Portici. L’arresto del capo clan potrebbe aprire nuovi spazi criminali al sodalizio Troia, il cui capo clan può contare sull’appoggio di parenti scarcerati di recente, collegati al gruppo Formicola di Napoli.  Sempre a Portici, la lunga detenzione degli elementi apicali del locale clan Vollaro ha determinato una flessione del suo potere criminale, la cui gestione è affidata a pochi affiliati di secondo livello, consentendo l’affermazione del gruppo Luongo. A San Sebastiano al Vesuvio non si registrano mutamenti degli equilibri criminali tra i gruppi locali, rappresentati dal clan Piscopo e da soggetti legati al sodalizio Arlistico Terracciano. A Ercolano, le consorterie criminali Ascione/Papale e Birra/Iacomino, che per anni si sono contese le attività illecite sul territorio, sono attualmente accomunate dall’assenza ai rispettivi vertici, degli affiliati storici, condannati a lunghe pene detentive. Il nuovo assetto ne limita l’operatività, rimessa alla gestione delle giovani leve. La stessa situazione si registra a Torre del Greco, dove l’indebolimento del clan Falanga a causa dell’assenza di elementi di spicco presenti sul territorio, ha lasciato spazio a piccoli gruppi locali, che si sono suddivisi le diverse piazze di spaccio. Il 3 gennaio 2019, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo a carico di un soggetto collegato al gruppo Falanga, sottoposto agli arresti domiciliari a Cesenatico (FO). Il provvedimento ha riguardato 4 immobili e 14 terreni ubicati a Villaricca (NA), Cesenatico e San Vito Chietino (CH) del valore di circa 4 milioni di euro, di proprietà della moglie del pregiudicato, ritenuto molto vicino al reggente del sodalizio. Il citato reggente è tra i destinatari di un provvedimento cautelare del maggio 2019562, eseguito dai Carabinieri il 4 giugno successivo, a carico di affiliati al gruppo Falanga e all’alleato sodalizio Di Gioia-Papale, anche questo presente a Torre del Greco. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa a conclusione di un’indagine, avviata nel 2012, dalla quale sono emersi illeciti aggravati dal metodo mafioso, protrattisi fino al 2014, nell’assegnazione di appalti pubblici per lavori, servizi e forniture, in particolare per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e per i lavori di recupero dell’edificio comunale. Il sistema ruotava intorno alla figura di un imprenditore responsabile di un’impresa di pulizie, che curava il riassetto degli uffici comunali. Questi, approfittando del libero accesso che aveva presso il Comune, con la complicità anche di dipendenti infedeli, era diventato una fonte di notizie per imprenditori interessati a partecipare alle gare, ai quali poi garantiva la protezione dei suddetti gruppi criminali in cambio del pagamento di somme di denaro o dell’assunzione presso le loro ditte, di soggetti segnalati dai ai clan locali. A Torre Annunziata sono presenti i clan Gionta – collegato ai sodalizi D’Alessandro di Castellammare di Stabia e Nuvoletta di Marano – e Gallo che, nonostante una contrazione degli organici, continuano a esercitare un ruolo di rilievo sul territorio, concentrando gli affari criminali soprattutto sulla gestione delle piazze di spaccio, avvalendosi delle nuove generazioni. Dall’operazione “Ares”, del mese di maggio, coordinata dall’AG di Bari, che ha riguardato alcuni gruppi criminali operanti nella provincia di Foggia sono emersi contatti tra due pregiudicati affiliati al clan Gionta e soggetti legati alla cosca Nardino di San Severo (FG), che in più occasioni si sono recati in Campania per ritirare dai referenti dei Gionta partite di droga. Altri sodalizi locali sono la famiglia Paduano, legata al gruppo Gionta, appellatasi come “Terzo Sistema”; i clan Tamarisco, alias “Nardiello”, Chierchia, alias “Fransuà”, operativo nella zona della Provolera, e Venditto, alias “Bicchierini”, gli ultimi due legati ai Gionta; De Simone, alias “Quaglia Quaglia”, dedito, al pari degli altri sodalizi, al traffico internazionale di stupefacenti. Concludo scrivendo che il 14 agosto 2009, presentai, a Letino, mio paesetto campano di nascita e prima formazione un saggio locale “Letino tra mito, storia e ricordi”. In esso citai, ma solo di sguencio, la possibile camorra in appalti pubblici dell’intero territorio  campano, Letino compreso dov’era in programma un costoso parcheggio pubblico, che pare non ancora ultimato dopo 11 anni. La citazione non la gradì affatto il Sindaco in carica del tempo, costretto ad invitarmi da un consigliere d’opposizione ed ex Sindaco che venne a sapere di una mia lettera inviata a tutti i consiglieri tenuta nascosta dal Sindaco, amante del verbo egalitarista marxista che generò anche la cronaca della”Banda del Matese di Cafiero-Malatesta” che i miei compaesani dell’intellighenzia sinistrorsa idolatrano con festival dell’utopia. Il Sindaco, geometra di Rifondazione Comunista, dopo, senza far apparire alcuna polemica durante la cerimonia pubblica, mi redargui aspramente (gli dissi che mi riservavo il diritto di cronaca). Nella foto, del prof. F. Occhibove, accanto a me che presento si vede sfogliare, il piccolo saggio ambientale, il vicesindaco F. Perrone, poi divenuto Sindaco e adesso cittadino letinese, appassionato, da sempre, di folclore locale. Chissà se avevo scoperto un nervo al giovanile geom.  A. Orsi, Sindaco del “suo” paesetto, con il mio saggio: lassù sui monti e valli e valli d’or?

 

 

 

 

 

Prof. Giuseppe Pace, perf. in Ecologia Umana Int.le e in Ingegneria del Territorio, Univ. di Padova

 


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