Il presidente dei consorzi industriali: servono maggiori incentivi

Napoli, 5 Maggio – «C’è un vento nuovo che soffia sul mondo industriale. Non si vede, ma si sente: è la sostenibilità che diventa motore dell’economia. Le imprese italiane non sono più restie né timide. Anzi, sono protagoniste di una silenziosa metamorfosi verde, spinta da dati concreti e strategie lungimiranti. Secondo l’Istat, il 59% delle imprese manifatturiere con almeno 10 dipendenti ha messo in campo azioni per migliorare il proprio impatto ambientale tra il 2021 e il 2022. Un numero che non rappresenta una moda passeggera, ma una chiave di lettura del futuro». A dirlo è Antonio Visconti, presidente Ficei (la federazione dei consorzi industriali italiani) e numero uno dell’Asi di Salerno.

«Queste aziende – ben 39mila – non solo inquinano meno, ma pesano di più nell’economia: occupano il 75,4% della forza lavoro e generano l’81,6% del valore aggiunto della manifattura. Numeri che parlano chiaro: chi investe in sostenibilità ambientale migliora anche la propria competitività. E non è una coincidenza. Dalla riduzione delle emissioni alla scelta di materiali riciclati, fino all’installazione di impianti ad alta efficienza energetica, le scelte ecologiche diventano scelte strategiche. Non a caso, – aggiunge Visconti – il monitoraggio dell’inquinamento è oggi l’azione più diffusa (36,8%), seguita dall’impiego di materiali recuperati (20,7%) e dalla produzione di energia rinnovabile, in forte crescita specie al Sud».

«C’è di più: il legame tra efficienza energetica e performance economica è ormai evidente. Le imprese che hanno scelto la via dell’energia pulita e della gestione ottimizzata dei trasporti mostrano livelli più alti di produttività. In particolare, i colossi industriali (oltre 250 addetti) guidano la corsa agli investimenti green, installando macchinari intelligenti e puntando sul fotovoltaico. I settori più virtuosi? Farmaceutico, chimico e plastico, dove oltre il 70% delle imprese ha avviato almeno un’azione ambientale concreta, dimostrando che l’innovazione verde non è appannaggio di nicchie, ma pilastro di interi comparti».

Visconti conclude: «Sostenibilità e competitività non sono più binari paralleli, ma la stessa strada. E il mercato – quello che conta – ha già capito che il valore ambientale è una nuova forma di capitale. La sfida, ora, è non rallentare. Serve spingere su incentivi, formazione e digitalizzazione per permettere anche alle piccole imprese di imboccare la via della transizione. Perché l’impresa del futuro – quella che cresce, assume e resiste – è già tra noi: ed è verde, concreta e profittevole».

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