Napoli, 30 Dicembre – Dopo undici giorni di silenzio, l’Iran ha confermato l’arresto della giornalista italiana Cecilia Sala. Secondo una nota del dipartimento generale dei media esteri del ministero della cultura e dell’orientamento islamico iraniano, Sala è stata fermata il 19 dicembre per presunta violazione delle leggi della Repubblica islamica. La reporter si trovava in Iran con un regolare visto giornalistico, emesso per otto giorni, con il quale era entrata nel Paese il 13 dicembre.

La Farnesina ha comunicato ufficialmente l’accaduto solo il 27 dicembre, otto giorni dopo l’arresto, in seguito al mancato rientro della giornalista previsto per il 20 dicembre. Sala è detenuta nella prigione di Evin, nota come simbolo della repressione del regime iraniano.

Secondo quanto riferito, alla giornalista non è stato ancora notificato un capo di imputazione formale, ma si parla di “comportamenti illegali” non meglio specificati. L’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, ha incontrato il viceministro degli Esteri iraniano, Jalazadeh, il quale ha confermato che il caso è ancora sotto inchiesta. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha dichiarato che l’avvocato della reporter non ha ancora avuto accesso alla sua assistita, ma si sta lavorando per garantire condizioni di detenzione adeguate e il pieno rispetto dei diritti umani.

Pressioni internazionali e possibili intrecci diplomatici La notizia ha attirato l’attenzione della comunità internazionale. La Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) hanno richiesto il rilascio immediato e incondizionato di Cecilia Sala. “Deploriamo la strategia iraniana di imprigionare giornalisti stranieri per ottenere qualcosa in cambio,” ha dichiarato Anthony Bellanger, segretario generale della Ifj.

Le autorità americane, interpellate dal quotidiano Repubblica, hanno sottolineato come l’Iran abbia una prassi consolidata di detenere cittadini stranieri per motivi politici. Non mancano i sospetti che l’arresto di Sala possa essere legato alla recente detenzione in Italia dell’imprenditore iraniano Mohammad Abedini Najafabadi, accusato di aver passato informazioni tecnologiche sensibili ai Pasdaran. Abedini è attualmente detenuto nel carcere di Opera in attesa di un possibile procedimento di estradizione negli Stati Uniti, che potrebbe richiedere fino a 60 giorni.

Appello alla comunità internazionale L’arresto di Cecilia Sala avviene in un contesto di crescenti tensioni tra l’Iran e i Paesi occidentali. Il suo caso, così come quello di altri cittadini stranieri detenuti, mette in luce la strategia di pressione politica adottata da Teheran. La comunità internazionale è chiamata a intervenire per assicurare il rilascio della giornalista italiana, mentre il governo italiano continua a lavorare con tutte le sue risorse diplomatiche per ottenere un esito positivo in tempi rapidi.

Tuttavia, al momento, i tempi per una possibile liberazione restano incerti. “Stiamo facendo tutto il possibile per risolvere una situazione molto complicata,” ha ribadito Tajani. Intanto, cresce la preoccupazione per le condizioni di Sala e per il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.