Campania maglia nera per salute e prevenzione: i dati che raccontano il divario Nord-Sud

 

Napoli, 14 Ottobre – Un cittadino campano vive in media tre anni in meno rispetto a un trentino. È quanto emerge dal Rapporto Meridiano Sanità presentato oggi a Roma, un’analisi di oltre 300 pagine che mette in luce profonde disuguaglianze territoriali in termini di salute, prevenzione e qualità della vita tra Nord e Sud Italia.

In Campania, l’aspettativa di vita alla nascita è di 81,7 anni, contro gli 84,7 anni registrati nella provincia autonoma di Trento. Ma non si tratta solo di longevità: nel Mezzogiorno, tra i 30 e i 69 anni, il tasso di mortalità per malattie croniche — come tumori, diabete, patologie cardiovascolari e respiratorie — è superiore di un punto e mezzo percentuale rispetto al Nord.

Secondo il rapporto, la differenza di salute è fortemente legata anche al reddito. In Campania, dove il PIL pro capite si attesta poco sopra i 20 mila euro, la speranza di vita scende a 81,5 anni. In Trentino-Alto Adige, invece, con un reddito medio superiore ai 50 mila euro, si arriva a quasi 85 anni.

Il quadro complessivo dello stato di salute — calcolato sulla base di sei indicatori tra cui aspettativa di vita, mortalità infantile e prevalenza di malattie croniche — colloca la Campania al terzultimo posto in Italia, con un punteggio di 3,3 su 10, davanti solo a Calabria e Sicilia. Al vertice della classifica figurano Trento (9,4), Veneto (7,3) e Bolzano (7,2).

Quando si considerano anche i fattori ambientali, individuali e socio-economici, la Campania scivola all’ultimo posto (3,9 punti), preceduta da Sicilia (4,0) e Puglia (4,2). Ancora una volta, le province autonome di Bolzano (8,1) e Trento (7,8) guidano la graduatoria.

“Alla radice di tali disuguaglianze — si legge nel rapporto — vi è un intreccio complesso di fattori socioeconomici, ambientali e di accesso ai servizi. Elementi che si rafforzano a vicenda: i gruppi sociali con redditi più bassi tendono ad avere maggiori esposizioni a fattori di rischio come fumo, cattiva alimentazione o lavori usuranti, condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare malattie croniche”.

Il documento sottolinea infine come la prevenzione resti il principale strumento per garantire salute e qualità della vita, evidenziando l’urgenza di politiche sanitarie più eque e mirate al riequilibrio territoriale.

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