Il teatro scende in piazza: compagnie unite per chiedere la riapertura del Comunale

Scisciano, 29 Marzo – Nel pomeriggio di sabato 28 marzo, in Piazza XX Settembre, il teatro sciscianese è tornato simbolicamente a vivere. Non su un palcoscenico, ma tra i cittadini. Le compagnie teatrali del territorio si sono riunite in un partecipato flashmob per celebrare la Giornata mondiale del teatro e, al tempo stesso, lanciare un appello forte all’Amministrazione comunale: riaprire il Teatro Comunale, chiuso da tempo nonostante i lavori di ristrutturazione risultino conclusi da circa due anni.

Un’iniziativa che ha unito celebrazione e protesta. Da un lato la volontà di dimostrare che la tradizione teatrale di Scisciano è ancora viva; dall’altro la denuncia di una situazione definita paradossale: la struttura, pronta per l’uso, resta sbarrata, mentre proprio dinanzi all’ingresso persiste un cumulo di rifiuti speciali che, di fatto, impedisce la riapertura e mortifica una delle espressioni culturali più radicate della comunità.

Alle ore 17.30 le compagnie teatrali sciscianesi si sono alternate in brevi esibizioni, portando in piazza testi di Salvatore Di Giacomo, Petito, Eduardo De Filippo e Plauto. Un repertorio significativo, capace di attraversare epoche e linguaggi, a testimonianza della ricchezza culturale e della competenza maturata negli anni dalle realtà locali. Hanno preso parte all’iniziativa le compagnie La Tela, Gruppo 70, Gruppo Amici Teatro, Gruppo Punto e a Capo, I Teatranti, Altraccademia e Kairos. In scena gli attori Antonio Mucerino, Pietro Esposito, Franco Strocchia, Gennaro Rossi, Rosalia Esposito, Giuseppe La Rezza, Giovanna Napolitano, Enzo Nava, Enzo Sabatino, con il supporto tecnico di Federico La Montagna.

La manifestazione è stata l’occasione per rivolgere l’ennesimo appello istituzionale: il Teatro Comunale, per sua natura, rappresenta un luogo di riferimento culturale, sociale e formativo per l’intera comunità. La sua chiusura, ormai protratta da circa tre anni, priva il paese di uno spazio di aggregazione, inclusione e crescita civile.

Nonostante l’assenza del teatro, le compagnie non hanno interrotto la loro attività. Hanno continuato a lavorare, spesso tra sacrifici organizzativi e logistici, portando spettacoli in altri centri dell’area nolana e anche oltre. Alcune realtà hanno dovuto rallentare o sospendere il proprio percorso; altre hanno resistito, mantenendo viva la tradizione teatrale locale.

La chiusura del Teatro Comunale, inaugurato nel 2002, ha reso infatti più complessa non solo la programmazione degli spettacoli, ma anche il fondamentale lavoro di prove e formazione. Per le compagnie teatrali, il teatro non è soltanto un luogo di rappresentazione, ma uno spazio creativo indispensabile per costruire progetti culturali e coinvolgere nuove generazioni.

Nonostante questo, le realtà associative non intendono fermarsi. È già stata programmata una mini rassegna teatrale itinerante dal 30 maggio al 2 giugno, con esibizioni all’aperto: una serata a San Martino e due a Scisciano. Un’iniziativa pensata non solo per continuare a offrire teatro alla cittadinanza, ma anche per mantenere alta l’attenzione sulla necessità di riaprire il Comunale. Le compagnie hanno inoltre inviato due lettere all’Amministrazione comunale per chiedere chiarimenti sui tempi di riapertura, senza ricevere, finora, risposte ufficiali.

Una storia lunga un secolo. L’amore per il teatro a Scisciano affonda le radici lontano nel tempo. Già intorno al 1925 veniva rappresentata l’“Opera di Sant’Antonio”, capace di richiamare spettatori anche dai paesi limitrofi. Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1945, la tradizione teatrale ha conosciuto un vero e proprio fiorire, proseguito ininterrottamente fino ai giorni nostri.

In una comunità di circa settemila abitanti, la presenza di oltre sette compagnie teatrali testimonia un patrimonio culturale diffuso, fatto di passione, competenza e volontariato. Generazioni diverse si sono succedute sul palcoscenico, soprattutto nella rappresentazione dei classici napoletani, contribuendo a costruire un’identità culturale condivisa. Il teatro, a Scisciano, non è mai stato soltanto intrattenimento. È stato formazione, occasione di confronto, spazio di inclusione sociale. Un luogo in cui, attraverso la scena, si impara a mettersi nei panni dell’altro, a interrogarsi sul proprio vissuto e a costruire consapevolezza collettiva.

Il flashmob del 28 marzo non è stato soltanto un momento simbolico, ma un gesto civico. Portare il teatro in piazza ha significato restituire ai cittadini un frammento di quella vitalità culturale oggi compressa dalla chiusura della struttura comunale. Allo stesso tempo, l’iniziativa ha voluto sottolineare come il teatro rappresenti un presidio culturale e sociale indispensabile.

La riapertura del Teatro Comunale non è una richiesta di categoria, ma una questione che riguarda l’intera comunità. Significa restituire uno spazio di aggregazione ai giovani, un luogo di espressione alle associazioni, un punto di riferimento culturale al territorio. Significa, soprattutto, riconoscere e valorizzare una tradizione centenaria che continua a vivere grazie all’impegno volontario di decine di cittadini.

Il teatro, per sua natura, è uno dei canali privilegiati attraverso cui una comunità impara a dialogare, a comprendere le differenze, a costruire coesione sociale. Tenerlo chiuso significa privare il paese di uno strumento educativo e civile di grande valore. Riaprirlo, al contrario, vorrebbe dire investire nella crescita culturale, nella partecipazione e nella qualità della vita collettiva.

Sabato, in Piazza XX Settembre, le compagnie teatrali hanno dimostrato che la fiamma non si è spenta. Il pubblico presente, la partecipazione emotiva, la qualità delle esibizioni hanno raccontato una comunità pronta a tornare in sala. Ora la parola passa alle istituzioni: perché una tradizione così radicata non resti confinata in strada, ma torni finalmente a casa, sul palcoscenico del Teatro Comunale di Scisciano.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.