Alla Fondazione Banco di Napoli il confronto internazionale su banche, geopolitica e nuove sfide globali. Il sottosegretario all’Economia, Freni: “Nessuno scostamento di bilancio”. L’ex governatore Bankitalia, Visco: “Shock energetici con effetti su crescita e inflazione”
Napoli, 30 Marzo – In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, shock energetici e profonde trasformazioni economiche, il sistema bancario torna al centro del dibattito globale. È questo il cuore del convegno The banking system and today’s geopolitical challenges, promosso dalla Fondazione Banco di Napoli e ospitato a Palazzo Ricca, che ha riunito economisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo finanziario. Una giornata di confronto che ha evidenziato come le dinamiche tra sistema bancario, governance economica, ruolo delle banche centrali e innovazione monetaria siano oggi sempre più interconnesse e decisive per sostenere crescita e stabilità nel lungo periodo.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Fondazione Banco di Napoli, Orazio Abbamonte: “La storia ci insegna che le banche sono sempre state uno strumento di stabilizzazione, perché l’economia ha bisogno di stabilità. Questo è un momento storico in cui il loro compito è ancora più importante e le responsabilità che fanno capo alle banche sono sicuramente cresciute. Le banche possono allocare o non allocare risorse, finanziare o meno gli investimenti: questo significa che possono orientare in maniera decisiva le politiche economiche e le scelte dei sistemi Paese. Hanno, dunque, un ruolo da protagonista”.
Pasquale Q. Terracciano, già ambasciatore d’Italia in Spagna, Regno Unito e Russia, ha inquadrato il contesto geopolitico e il percorso di approfondimento promosso dalla Fondazione: “La parola geopolitica nasce all’inizio del Novecento, ma la logica sottostante è antichissima: il potere è determinato dalla geografia e dalla tecnologia. La novità di oggi è nella velocità del cambiamento e nella volatilità. Sono venuti meno fattori di stabilizzazione del passato e gli shock si trasmettono molto più rapidamente alla società e all’economia. In questo quadro si inserisce il ciclo di seminari promosso dalla Fondazione, che ha affrontato temi come migrazioni, equilibri internazionali e autonomia strategica europea, fino all’incontro di oggi dedicato al sistema bancario e alle nuove sfide globali”.
Tra gli interventi centrali, quello dell’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: “Gli shock che stiamo osservando hanno una natura prevalentemente dal lato dell’offerta, in particolare per quanto riguarda l’energia. Si tratta di dinamiche che si trasmettono rapidamente all’economia reale e comportano costi significativi per famiglie e imprese, incidendo sulle prospettive di crescita. La politica monetaria può contribuire a stabilizzare il quadro, ma non può compensare pienamente gli effetti negativi sull’economia reale. Anche lo spazio per la politica fiscale è oggi più limitato e questo rende la gestione della fase più complessa. Le conseguenze si dispiegheranno nel tempo e richiederanno anche interventi strutturali”.
Sul rapporto tra sistema bancario e cittadini si è soffermato il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che ha richiamato il tema dell’educazione finanziaria: “Per comprendere davvero il ruolo delle banche dobbiamo partire da un dato essenziale: il livello di educazione finanziaria è ancora insufficiente. La ‘signora Maria’ spesso non conosce i meccanismi che regolano tassi e inflazione e questo crea una distanza tra sistema bancario e cittadini. La sfida è mettere le persone in condizione di comprendere almeno i concetti fondamentali e governare il cambiamento”. Nel corso del confronto, Freni ha inoltre escluso interventi correttivi sui conti pubblici, sottolineando come “non ci sarà alcun assestamento di bilancio, alcuna correzione”, pur evidenziando che le conseguenze macroeconomiche della guerra restano difficili da prevedere, a fronte di una resilienza del sistema produttivo italiano che rimane un elemento di forza.
L’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato ha posto l’accento sulla crisi degli investimenti e sulle criticità del quadro europeo: “Il vero fattore che oggi frena gli investimenti non è la mancanza di risorse, ma il clima di incertezza. Le imprese non sanno su cosa investire perché non hanno la garanzia che ciò che è consentito oggi lo sarà anche domani. In Europa assistiamo a una riduzione significativa del peso della manifattura, scesa intorno al 14% del PIL, mentre l’obiettivo dovrebbe essere quello di riportarla almeno al 20%. L’Europa resta l’unica risposta possibile a un mondo sempre più disordinato, ma serve un salto di qualità: maggiore chiarezza nelle politiche industriali, meno contraddizioni regolatorie e una strategia coerente. Il caso della transizione energetica e dell’automotive è emblematico: scelte non coordinate e vincoli non equilibrati rischiano di produrre effetti distorsivi, fino a limitare la produzione industriale e scoraggiare gli investimenti. Senza un quadro stabile e prevedibile, anche un sistema industriale che ha ancora capacità competitive rischia di restare paralizzato, con conseguenze economiche ma anche politiche per l’intero progetto europeo”.
L’amministratore delegato di Banco Bpm Giuseppe Castagna ha parlato di “uno scenario stravolto, ma rispetto alle crisi del passato oggi abbiamo un sistema bancario molto più forte e una maggiore stabilità, che ci consentono di reagire meglio. Gli esiti sono polarizzati: da un lato il rischio di un prolungamento delle tensioni geopolitiche, con effetti su inflazione e materie prime e quindi sulla manifattura; dall’altro la possibilità di scenari più favorevoli, con una riapertura degli scambi internazionali e opportunità per il Sud e per il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. In questo contesto, le banche devono continuare a svolgere un ruolo attivo: sostenere le imprese, accompagnarle nelle scelte di investimento e contribuire alla tenuta del sistema economico anche nelle fasi più complesse”.
La presidente nazionale dell’Ance Federica Brancaccio ha richiamato il tema degli investimenti e del Mezzogiorno: “Siamo in un momento drammatico di instabilità internazionale e geopolitica. Le risposte tradizionali non bastano più: serve una visione europea degli investimenti e maggiore flessibilità delle regole. Il Pil del Mezzogiorno è cresciuto grazie al PNRR, ma preoccupa il ‘dopo PNRR’: serve continuità negli investimenti, soprattutto nelle infrastrutture e nella loro manutenzione”.
Nel corso della giornata è intervenuto anche Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, che ha illustrato il lavoro della BCE sull’evoluzione dei sistemi di pagamento e sull’euro digitale: “Le banche centrali hanno un compito fondamentale: fornire mezzi di pagamento sicuri. Oggi questo ruolo deve adattarsi alla digitalizzazione dell’economia, che riduce progressivamente lo spazio di utilizzo del contante. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie stanno trasformando i mercati finanziari: è essenziale che anche su queste nuove infrastrutture sia disponibile moneta di banca centrale. Per questo stiamo lavorando a soluzioni che consentano di regolare le transazioni su nuove piattaforme. L’euro digitale serve a garantire ai cittadini la possibilità di utilizzare moneta pubblica anche nello spazio digitale e a rafforzare l’autonomia strategica europea nei pagamenti”.
Nel corso della giornata sono intervenuti anche Barbara Kolm, economista ed ex vice governatrice della Banca centrale austriaca, Lorenzo Codogno, economista ed ex capo economista del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Stefan Ingves, già governatore della Sveriges Riksbank (Banca centrale svedese), e Brunello Rosa, fondatore e CEO di Rosa & Roubini Associates.
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