Ricordando il mio esame di licenza media
Napoli, 16 Giugno – È ormai scoccata l’ora di far rientro nell’Urbe: il comodissimo treno del quale mi servo è piuttosto affollato, nonostante sia un giorno feriale; ma, per fortuna, ho le mie fedelissime cuffiette, dunque…un po’ di buona musica, cena al sacco e relax, quest’ultimo generato anche dal pensiero d’avere la coscienza pulita (ho scelto il treno, quindi non contribuisco – diversamente da tanti scapestrati in cui capita sovente d’imbattersi – a girare il dito in quelle piaghe denominate, rispettivamente, “buco dell’ozono” e “riscaldamento globale”).
Bando a queste apparenti ciance – che, in realtà, così inutili non sono! -, passiamo ai ricordi lieti d’un tempo che fu: quanto m’accingo a raccontare brevemente s’è verificato quasi vent’anni or sono, esattamente il ventidue giugno del duemilasei.
Agli albori del mattino, vengo ridestato prima del tempo da un incessante garrito, che proveniva dal vialetto secondario della casa ove son cresciuto (e tuttora torno di frequente): ho aperto, dunque, la finestra laterale della mia stanza, incrociando lo sguardo con quello di un giovane gabbiano indifeso, che stava attraversando una fase delicata della sua crescita. Chissà…forse i genitori l’avevano abbandonato a sé stesso, oppure lo stormo aveva deciso, da un momento all’altro, di emarginarlo. Povero gabbiano, vero? 
Ho avuto compassione di quella creatura che faticava a spiccare il volo, sebbene fossi un tantino preoccupato: poche ore dopo, infatti, mi dovevo presentare innanzi ad una Commissione – all’epoca composta dai miei docenti curricolari e da un presidente esterno – per conferire in ordine al programma svolto durante la frequenza della terza media. Mi sentivo abbastanza ben preparato, ma era la prima volta in cui approcciavo ad una prova orale così articolata, ragion per cui avevo, comprensibilmente, il cuore a mille.
Direi che…me la son cavata bene, modestamente: più che la pletora di nozioni assimilate, i miei professori d’allora (due dei quali intendo commemorare, data la loro prematura ed inaspettata dipartita) hanno premiato la mia costante volontà d’apprendere. Dopotutto…me l’han trasmessa loro stessi, ed io, vent’anni dopo, continuo a manifestare nei loro riguardi la mia profonda riconoscenza.
Quando capito a Pozzuoli, cerco sempre di dedicare un paio d’ore della mia giornata a far visita a Dirigente, Personale ed Alunni della “Giacinto Diano”, scuola da me illo tempore frequentata: come affermava, con saggezza, l’intramontabile Mario Merola, «‘O zappator nun s”a scord’, ‘a mamm!» (It: «Lo zappatore giammai dimenticherà la propria madre»), ragion per cui recarmi là è sempre fonte di gioia per me. 
Il metodo di studio da me adottato tutt’ora affonda le proprie radici proprio nel celebre istituto Flegreo, al cui interno veniva, altresì, insegnato il rispetto per le cose e per gli altri. Ancora grazie, Scuola “Diano” (ora Istituto Comprensivo “Marconi-Diano”), per il preziosissimo contributo che hai dato alla mia crescita. Mai Ti scorderò!
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