Roma, 26 Aprile – Il mondo è tuttora segnato da un dolore indescrivibile: la presenza di Papa Francesco, oltre a riavvicinare alla Fede chi vi si era distaccato, infondeva in ciascuno (credente od ateo) sicurezza di sé e, soprattutto, una pace interiore in grado di appagare l’umor nero in ogni situazione spiacevole.
Non si può, né si deve assolutamente dimenticare la vicinanza che il compianto Pontefice espresse alla popolazione mondiale durante una delle primavere più orribili che la storia umana abbia mai conosciuto: un organismo patogeno allora sconosciuto, il Sars-CoV-2, flagellava senza tregua il mondo intero, mietendo vittime in ogni Paese senza lasciare scampo ad alcuno.
In quell’occasione, egli diede disposizione di far traslare in Piazza San Pietro il Crocifisso di San Marcello e l’icona della Beata Vergine della Salus Populi Romani (quest’ultima si venera a Santa Maria Maggiore, ove Francesco è stato seppellito) e, in completa solitudine – era stato, infatti, decretato il lockdown -, ha presieduto un momento di preghiera in cui, dopo la lettura del brano evangelico avente ad oggetto la tempesta sedata, ha impartito la Benedizione Apostolica Urbi et Orbi.
I cosiddetti “deboli” sono sempre stati molto a cuore a Papa Francesco: ne è la chiara testimonianza la sua decisione di celebrare, al termine del suo viaggio apostolico in Messico nel febbraio del 2016, una Santa Messa sulla linea di confine che separa il Paese dagli Stati Uniti e che la gente in cerca di un avvenir migliore tentava (e tenta oggigiorno) quotidianamente di valicare, sfidando le politiche xenofobe e conservatrici messe in atto da Donald Trump, quest’oggi presente a San Pietro.
Il Cardinale decano, Giovanni Battista Re, ha ricordato questo momento durante l’omelia dell’odierna celebrazione esequiale, sottolineando – come d’altronde soleva fare il Papa – che l’erezione di muri, al pari delle guerre, genera divisioni, violenza ed odio.
Si spera, quindi, che lo Spirito Santo illumini la mente ed il cuore non solo dei Cardinali che si riuniranno nei prossimi giorni per eleggere il nuovo Successore di Pietro, bensì anche dei Capi delle Nazioni (così vengono sovente definiti i vertici statali nelle Preghiere dei Fedeli), affinché smettano di ragionare in un’ottica di prevalenza sul Prossimo e si dimostrino accoglienti nei confronti di chi, cercando di scampare alla miseria ed alla violenza, chiede che gli sia offerto un riparo e, soprattutto, che ne sia preservata la dignità. Grazie di tutto, caro Papa Francesco: cercheremo di fare tesoro dei saggi insegnamenti che, sulla base dei precetti cristiani, ci hai impartito durante questi dodici meravigliosi anni.
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