Napoli, 25 Marzo – Ho le tempie stracolme di capelli grigiastri, segno evidente che – nonostante l’età relativamente bassa – sto crescendo abbastanza (e non solamente per quanto riguarda i giorni trascorsi in terra): quel poco d’esperienza maturata fino ad ora mi sta aiutando a prendere contezza di come, purtroppo, funzionano le cose in un mondo nel quale molti sognano d’emergere per poi veder tramontare, di colpo, tutto quell’entusiasmo che li animava durante la goliardia.
Il riferimento è ad un ambiente che, per certi versi, è anche il mio, dato che l’abilitazione (contrariamente a quel che taluno potrebbe, in modo superficiale, affermare) ti rende avvocato per sempre: in parole semplici, è una tappa della vita che non si può dimenticare, perché insegna ad esaminare in modo compiuto la vita d’ogni giorno, aprendo gli occhi e mettendo in moto le cosiddette «cellulite grigie». Questo aiuta, in sostanza, a smettere d’essere creduloni: d’ignoranti ve ne son parecchi, ma il fatto ben più grave è il sistematico recepimento delle loro baggianate da parte dei più.
Rattrista parecchio il solo pensiero che, allo stato, emergere nell’avvocatura sta gradualmente divenendo un’utopia, motivo che induce gli aspiranti ad interrompere bruscamente il percorso; ed i veterani…che diamine fanno? Preferiscono non muovere un dito, considerata la paura di perdere la vastissima clientela acquisita, oppure – ipotesi ben più ricorrente – si prodigano per rendere ancor più tortuosa la strada dei più giovani verso la toga, espressione diretta di quella difesa che la Carta Costituzionale annovera fra i diritti della persona innanzi al Giudice terzo ed imparziale (non sempre!). 
E qual è il risultato, cari Lettori? Una schiavitù che si manifesta occultamente, in quanto i diretti interessati, per non perdere qualche briciolo d’opportunità in più, sottostanno alle condizioni a dir poco umilianti cui li sottopongono i rispettivi mentori: orari e carichi di lavoro massacranti, lotte a coltello per conciliare lavoro e vita familiare (o personale), malattie e permessi visti col cannocchiale, urla (specie nei grandi studi attivi a livello internazionale)…potrei continuare sino a notte fonda, ma, francamente, preferisco evitare, anche perché il quadro è sin troppo tondo.
Esemplificando: per chi svolge la pratica (oppure s’è abilitato da poco)…esistono – nella mente dei domini – unicamente doveri; ma, secondo le previsioni legislative e la normativa forense, non è così: ecco perché, cari Lettori, sarebbe necessario che i Consigli dell’Ordine (e gli Avvocati stessi) promuovano campagne di sensibilizzazione tese a far sì che l’età media della categoria non s’alzi sempre più.
Indurre i giovani a rinunziare ai propri sogni è un’azione sacrilega e vile: passiamoci una mano sulla coscienza, e cerchiamo d’aggiustar le cose con gli attrezzi a nostra disposizione, ovverosia le Leggi, la Giustizia e – soprattutto – il rispetto reciproco. Le speranze che crescono nel Grande Prato Verde (ossia il nostro Paese) sono i ragazzi: loro sì che possono far nascere un mondo d’amore e, al contempo, dare ancor più lustro a quanto costruito da chi li ha preceduti (ma, ahimè, li disprezza immotivatamente).
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