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IL PUNTO DI VISTA – La fine di una tirannide: considerazioni sull’esito della tornata elettorale nel Regno Unito

Napoli, 6 Luglio – Il quattro luglio è considerato, da sempre, il giorno della libertà, dall’affrancamento da ogni potere oppressivo: non è, dunque, un caso – volendo anche far fede alla teoria dei corsi e ricorsi storici, promossa da Giambattista Vico – che proprio in tale data si sia scritta, seppur a distanza di quasi tre lustri, una nuova pagina della storia Britannica (guardando, quindi, il rovescio della medaglia!), col trionfo del Partito Laburista (Labour Party) che, finalmente, costringe i Tories (Conservatori) a preparare le valigie e lasciare il civico 10 di Downing Street.

Questi ultimi, specie in epoca recente, son rimasti spesso indifferenti di fronte a problematiche facilmente percettibili: a titolo esemplificativo, basti pensare all’emergenza abitativa, al dissesto di alcuni grandi comuni (come quello di Birmingham), all’elevato tasso inflazionistico che costringeva un’ampia fetta della popolazione a contenere le spese, alla sbroforata della Brexit, e via discorrendo.

C’è, inoltre, da osservare che i vari inquilini Tory del Number Ten non vedevano di buon occhio la presenza di “migranti” oltre la Manica: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è da identificarsi nelle decisioni, a mio dire draconiane o quasi, assunte da ultimo dall’Esecutivo guidato da Rishi Sunak, il quale – in spregio alle vigenti disposizioni di diritto internazionale – ha dato il via libera al trasferimento in Ruanda di un cospicuo gruppo di richiedenti asilo, nonostante tale Paese dell’Africa non rientri tuttora tra quelli considerati sicuri.

Ma…ancora una volta è stata la democrazia a salvare le sorti della nazione più cosmopolita del globo: il responsabile di tanti disastri (o, per meglio dire, degli ultimi disastri, dal momento che i suoi predecessori non hanno certo cambiato le cose in melius), amaramente sconfitto da un self-made man (il corrispondente dell’homo novus di epoca Romana: si ricordi che lo fu anche Caio Giulio Cesare) che vuole ridare un volto al suo amato Paese…da tempo in ginocchio, s’è recato a Buckingham Palace, da Re Carlo III, per rassegnare le proprie dimissioni e porre, così, fine ad un’epoca senz’altro buia.

I risultati dell’exit poll di avant’ieri costituiscono la riprova evidente che molti Citizens, oramai stufi di recitar la parte delle marionette, hanno constatato non solo l’inettitudine dei Tories a tener le redini del Regno Unito, ma anche l’ignoranza di chi, otto anni or sono, s’è lasciato condizionare alle consultazioni referenarie per l’uscita del Paese dall’Unione Europea, apponendo la croce sulla parola “Leave the European Union” e dando, così, avvio ad uno storico patatrac.

Adesso si sta cambiando rotta, per Divina Grazia: sebbene il neo-Premier, Keir Starmer, abbia più volte ribadito che – almeno per il momento – non sono in programma trattative per il ritorno del Regno Unito nell’UE, tra i punti fermi del suo progetto politico vi sono molteplici iniziative tese a far sì che il Paese non resti chiuso in una campana vitrea (come, invece, avrebbero preferito i Conservatori), ma, al contrario, torni quanto prima a rappresentare un punto di riferimento per tutti.

La scelta coraggiosa dei Britannici sia, dunque, una valida lezione in vista delle scelte future: difatti, le ambizioni dei leaders d’estrema destra – che hanno riscosso un ingente numero di consensi all’esito delle elezioni per il Parlamento Europeo – sono suscettibili di creare tensioni geopolitiche senza precedenti, mentre il disegno dei Labs, freschi di vittoria, sono improntate, anzitutto, al rispetto della dignità di ogni essere umano, garantendo la piena ed effettiva applicazione dei trattati internazionali.

Il tiranno è, finalmente, deposto e, al contempo, sta per vedere la luce il percorso verso la Nuova Europa, democratica e solidale. Crediamoci!

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