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Napoli, 28 Maggio – Un canestro, una ragazzina di dodici anni e una domanda che nel 2026 continua ancora a fare rumore: davvero esistono sport “da maschi”? È da qui che parte “Il Punto Decisivo”, il cortometraggio realizzato al termine del percorso CIPS – Cinema e Immagini per la Scuola, progetto finanziato dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un lavoro che non si limita a raccontare una storia adolescenziale, ma prova ad affondare il colpo dentro una delle contraddizioni più resistenti del nostro tempo: i pregiudizi che continuano a crescere insieme ai ragazzi. E allora il basket diventa molto più di uno sport.
Diventa il campo su cui si gioca una battaglia culturale silenziosa, quotidiana, fatta di battute, esclusioni, etichette e stereotipi che troppo spesso vengono liquidati come normalità. Dietro il corto c’è il lavoro degli studenti degli istituti comprensivi di Scafati “Can. Samuele Falco” e “C. Senatore – Martiri d’Ungheria”, protagonisti di un percorso laboratoriale che ha trasformato le aule scolastiche in piccoli set cinematografici. Scrittura, regia e troupe, recitazione, musiche: quattro laboratori costruiti attorno ai principali linguaggi del cinema, per insegnare ai ragazzi non soltanto come si realizza un film, ma soprattutto come si costruisce uno sguardo. Il progetto, coordinato scientificamente dal Prof. Antonio Passaro, ha visto l’Istituto Can. Samuele Falco nel ruolo di scuola capofila, in collaborazione con l’Istituto Martiri d’Ungheria come scuola in rete. A seguire l’intero percorso, la professionalità della Tomato Film, che ha accompagnato gli studenti in ogni fase creativa e produttiva.
E la differenza si vede. Perché “Il Punto Decisivo” non ha il sapore del compitino scolastico confezionato per fine anno. Ha invece il ritmo delle storie autentiche, quelle capaci di parlare ai ragazzi usando il loro linguaggio senza diventare artificiose. La protagonista è Giorgia, dodici anni e un sogno semplice: partecipare al torneo scolastico di basket. Ma attorno a lei si alza subito il muro dei pregiudizi. Per i compagni quello resta “uno sport da maschi”. Un’etichetta detta quasi con leggerezza, e proprio per questo ancora più pericolosa. Giorgia però non si ferma. Si allena, sbaglia, ricomincia. E trova nel sostegno del padre quella forza che spesso gli adulti dimenticano di poter trasmettere: la libertà di credere in sé stessi. La partita decisiva diventa allora il momento in cui cambia tutto. Non soltanto il risultato sul campo, ma il modo in cui gli altri iniziano finalmente a guardarla. Ed è qui che il cortometraggio centra davvero il punto racconta l’inclusione senza slogan e senza moralismi.
Lo fa attraverso lo sport, attraverso il linguaggio immediato del cinema, mostrando quanto certi stereotipi continuino ancora oggi a condizionare l’infanzia e l’adolescenza. In un tempo in cui i ragazzi crescono bombardati da modelli aggressivi, semplificazioni sociali e identità costruite sui social, insegnare loro a raccontare storie significa anche insegnare a riconoscere la realtà. A leggerla. A metterla in discussione. Fondamentale la rete di partner che ha sostenuto il progetto: Università degli Studi di Salerno, Conservatorio di Avellino, Cooperativa Capovolti, Comune di Scafati, Pro Loco Angri e Cineteatro San Pietro. Segno concreto di un territorio che, quando sceglie di fare sistema, riesce ancora a produrre cultura e formazione insieme.
L’evento finale del progetto si è tenuto il 28 maggio al CineTeatro San Pietro (Scafati) trasformando la proiezione del cortometraggio nel momento conclusivo di un percorso che ha unito scuola, cinema e territorio in un’unica esperienza educativa e artistica. Perché certe lezioni non entrano nelle aule in silenzio. Arrivano dritte addosso. Ti prendono mentre guardi uno schermo, mentre ascolti una battuta, mentre segui il respiro affannato di una ragazzina che corre dietro a un pallone e contro un pregiudizio più pesante di qualsiasi sconfitta. E allora il cinema smette di essere soltanto intrattenimento. Diventa specchio. Diventa denuncia. Diventa quella cosa rara che oggi manca troppo spesso: educazione sentimentale. Infondo, un libro si studia. Una storia, invece, resta.
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