La fame come arma: il Papa accusa il mondo e chiama alla responsabilità

 

Roma, 16 Ottobre — Un lungo applauso ha accolto Papa Leone XIV al suo ingresso nella plenaria della Fao, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Nella sala gremita, tra i presenti anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma l’attenzione si è concentrata tutta sulle parole del Pontefice, che hanno attraversato la platea come un monito e un atto d’accusa: “Gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma di guerra”.

Il Papa ha denunciato con forza “la fame deliberata, l’impedimento intenzionale all’accesso al cibo per interi popoli”, ricordando che “il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la loro sopravvivenza”. Eppure — ha detto con dolore — “siamo testimoni dell’uso continuo di questa crudele strategia che condanna uomini, donne e bambini alla fame. Non possiamo continuare così: occorre porre rimedio a questo scandalo”.

Nel suo intervento, pronunciato in spagnolo, Papa Leone XIV ha evocato le cifre di una tragedia che resta “una ferita aperta nel cuore dell’umanità”: 673 milioni di persone nel mondo vanno a letto senza mangiare, mentre 2,3 miliardi non possono permettersi un’alimentazione adeguata. “Non possiamo considerarli semplici numeri — ha avvertito — dietro ciascuno di essi ci sono volti, storie, madri che non riescono a nutrire i propri figli”.

A cinque anni dal completamento dell’Agenda 2030, il Papa ha ribadito che l’obiettivo Fame Zero resta una promessa non mantenuta: “Sarà possibile solo se ci sarà una volontà reale di farlo, non soltanto dichiarazioni solenni”.

Il Pontefice ha poi denunciato “i paradossi oltraggiosi” di un mondo in cui da un lato si sprecano tonnellate di alimenti e dall’altro milioni di persone cercano nella spazzatura qualcosa da mangiare. “Come possiamo tollerare — ha chiesto — che pochi abbiano tutto e molti nulla? Perché non si pone fine a guerre che distruggono i campi prima ancora delle città, condannando i bambini a una morte silenziosa e indegna della condizione umana?”.

Con parole di forte intensità morale, Leone XIV ha descritto l’attuale scenario globale come “un panorama desolante, segnato da una violenza lacerante che sembra non scuotere più le nostre coscienze”. Ma, ha aggiunto, “le tragedie umanitarie dovrebbero invece spronarci a essere artigiani di pace, capaci di curare le ferite aperte nel cuore dell’umanità”.

Nel discorso, un passaggio speciale è stato dedicato alle donne, “indispensabili nella lotta contro la fame e nella promozione dello sviluppo sostenibile”. Il Papa le ha definite “le prime a prendersi cura del pane che manca, a seminare speranza, a forgiare il futuro con mani callose per la fatica”. Riconoscerne il ruolo — ha aggiunto — “non è solo giustizia: è garanzia di un’alimentazione più umana e sostenibile”.

L’appello finale è diventato un manifesto etico e politico. “È giunto il momento di chiederci — ha detto il Pontefice — se le generazioni future meritano un mondo incapace di sradicare la fame e la povertà. I leader politici possono continuare a restare polarizzati, sprecando tempo e risorse in discussioni sterili, mentre milioni di esseri umani vengono dimenticati?”.

E la conclusione, come un richiamo alla responsabilità personale e collettiva: “Chi soffre la fame non è uno sconosciuto. È mio fratello, è mia sorella. E devo aiutarlo senza indugio. Non possiamo limitarci a proclamare valori. Dobbiamo incarnarli. Gli slogan non sollevano dalla miseria”.

Nel tempo delle guerre, della disuguaglianza e dell’indifferenza, il messaggio di Papa Leone XIV alla Fao non è solo un richiamo morale: è un imperativo politico e umano. Il cibo, dice il Papa, non può più essere merce o strumento di potere, ma diritto universale e atto di fraternità. La fame non è un destino: è una scelta collettiva. E il mondo, oggi, è chiamato a scegliere da che parte stare.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.