Dal castello del Principe dei Musici alle fotografie di Domenico Finno, un viaggio nel cuore dell’Irpinia tra poesia, volti, radici e antiche emozioni.

 

Napoli, 9 Ottobre – Ogni volta che torno a Gesualdo per il Premio letterario intitolato a Carlo Gesualdo, il Principe dei Musici, uno straordinario appuntamento ideato e condotto con grande sensibilità dal giornalista Francesco Aufiero, l’impressione è sempre quella di varcare una soglia invisibile verso un’altra dimensione.

Gesualdo è un borgo che non smette mai di sorprendere e che si fa amare fin dal primo istante. Il maestoso Castello domina l’abitato dall’alto, fortezza d’origine medievale che a fine Cinquecento il principe e compositore Carlo Gesualdo trasformò in una raffinata dimora rinascimentale, attraendovi poeti come Torquato Tasso e musicisti da ogni dove. Ma a parlare con voce ancora più intima sono le abitazioni modellate sulla roccia, gli antichi scalini in pietra levigati dai secoli e un’atmosfera sospesa in quel silenzio che profuma di antico. Passeggiando per i vicoli si viene accolti dalla cordiale generosità dei gesualdini: mani nodose, volti segnati dalle rughe e uno sguardo sempre pronto a regalare un racconto a chi si ferma ad ascoltare. Tra la calda accoglienza della gente e le risate dei bambini che riempiono di vita le piazzette, il viaggiatore si sente subito parte della comunità.

Il patrimonio monumentale del borgo custodisce testimonianze di grande eleganza. Ne è un esempio la storica Fontana Monumentale, celebrata in passato come la più bella del Principato Ultra e da poco restituita al suo antico splendore grazie a un accurato restauro della sua breccia irpina e dell’alabastro cotognino. A breve distanza, Palazzo Pisapia, situato lungo Via Pasquale Pisapia, apre ogni anno le sue sale storiche per accogliere i poeti e gli scrittori del Premio Gesualdo, creando un sodalizio indissolubile tra la creazione poetica contemporanea e la memoria del luogo.

Durante l’ultimo soggiorno in un accogliente B&B del paese, la mia visita si è arricchita di un’emozione inattesa. La sera, rientrata dopo la cerimonia di premiazione, la mia attenzione è stata catturata da un volume adagiato nella stanza: Gesualdo. Storie d’Irpinia, realizzato da Domenico Finno e curato da Franca Molinaro. È bastato sfogliarne le prime pagine per rimanere incantata, al punto da non dormire per tutta la notte, completamente immersa nella lettura e nelle immagini in bianco e nero. Si tratta del secondo volume fotografico dedicato alla sua terra natia da Domenico Finno, fotoamatore di eccezionale talento e sensibilità. Come sottolinea Pierluigi Galassi, presidente della sezione Fotografica del Circolo Culturale Sant’Antimo di Piombino AFIAP-BFI, nella prefazione del libro, Finno possiede la rara capacità di documentare il mondo circostante con le sue immagini senza omettere nulla, riscuotendo un meritato successo. E come scrive con acume Giovanni Di Pietro, presidente dell’associazione culturale “Comunità Irpinia”, la sua macchina fotografica riesce a immortalare l’attimo fuggente per consegnarlo “per sempre” alla memoria collettiva.

In quel volume le fotografie dialogano costantemente con la poesia, con delicati Haiku e con i versi toccanti di Giuseppe Saggese tratti da Frammenti e ciuci e citati da Paolo Saggese. Immagini come Sogni di davanzale, l’altare, la fornaia o la cesta del pane restituiscono scampoli di vita quotidiana del passato. Una lirica in particolare mi ha commossa profondamente, facendo riaffiorare davanti ai miei occhi la figura di mia nonna, con cui condivido lo stesso nome:

«Mia nonna aveva le tasche del grembiule / grosse come sacchetti / Non la vedevo alzarsi la mattina / Né andare a letto la sera / quando tornava a casa / dalla vigna o dalle Pietraie / Non si sentivano i suoi passi / perché era leggera / nella sua magrezza…»

Nelle fotografie di Finno i fanciulli sono ancora quelli di un tempo, che andavano a scuola portando con sé il secchiello dei carboni accesi per scaldare le aule, dove le stufe a legna erano così difficili da avviare.

Attraverso il suo obiettivo ho potuto ripercorrere con gli occhi del cuore gli stessi luoghi che avevo ancora una volta visitato di persona: la solenne Piazza Neviera, le antiche scalinate, la Torre del castello e gli scorci aperti verso la rigogliosa campagna circostante.

È un’Irpinia autentica e vivida che emerge da quelle pagine, un monito a custodire le proprie radici, le uniche capaci di orientare la nostra strada ovunque andremo. Quando poi il borgo si veste d’inverno e la neve posa il suo manto bianco sui tetti in pietra, sul Castello e sulle rocce, Gesualdo si trasforma in un presepe incantato, dove il silenzio si fa solenne e i comignoli fumanti raccontano di calore e condivisione.

All’alba, quando le luci del mattino hanno risvegliato il paese, avevo negli occhi e nel cuore tutta la meraviglia di quella notte. Sono rientrata a casa non solo con la gioia per il riconoscimento ricevuto al Premio Gesualdo: un terzo posto nella sezione narrativa della VII edizione, ma con il dono inestimabile di aver riscoperto, anche attraverso le pagine che ho fotografato con il telefono per poterle rileggere, l’anima più vera e immortale di questa terra che mi ha conquistata.

Gesualdo

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Adelina Mauro
“Sono un'insegnante e amo profondamente il mio lavoro. Due cose segnano la mia vita: Famiglia e Scuola. Credo nella bontà, nell’umiltà, nell’amore per il prossimo. Questi gli stimoli del mio impegno quotidiano affinché la vita sia veramente degna di essere vissuta. Amo leggere, viaggiare e preferisco scrivere”.