Riflessioni in pillole Rubriche

I ragazzi di via Ritiro

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Napoli, 4 Marzo – Via Ritiro è una parallela di via Conte Mirabelli, la strada principale di Calvizzano, un paese di circa 12.000 abitanti alla periferia nord di Napoli. È la prima che s’incontra entrando in paese dalla strada provinciale. È pressoché uguale a tutte le altre che si susseguono, con buche rattoppate alla bella e meglio, case su entrambi i lati talvolta fatiscenti, bassi che una volta accoglievano perlopiù anziani mentre ora sono abitati quasi esclusivamente da badanti polacche. Le antiche e scarse botteghe, non ci sono più.

È una strada normale ma per me speciale perché ci sono nata, cresciuta, ma soprattutto l’ho vissuta.

Foto Calvizzanoweb

Il tratto di via Ritiro di cui voglio parlarvi, è quello che va dal numero civico 38 al 56, un centinaio di metri circa, che termina con una grande muraglia. Più che una strada, era una grande famiglia, si cercavano intrecci tra le stesse per instaurare una sorta di parentela così da poter chiamare zia o zio anche chi non lo era affatto, era un modo per creare legami, consolidare gli affetti.

A cavallo degli anni 70 ogni cortile aveva più abitazioni, dotate generalmente di una cucina, una camera e se si era fortunati di un bagno. I meno fortunati dovevano accontentarsi di una sorta di turca esterna in comune con gli altri.

Erano famiglie numerose, con tre, quattro anche cinque figli, i bambini nascevano a scaglioni, neanche le coppie si fossero accordate. Noi figli di persone comuni, perché quelle abitavano in via Ritiro, crescevamo in strada, ed era così bello.

A scuola andavamo a piedi, nessuno ci accompagnava, i nostri genitori erano tranquilli perché ci si proteggeva a vicenda e in più, le auto erano davvero pochissime e non si correva il rischio di essere investiti.

In quella strada non so quante volte mi sono sbucciata le ginocchia mentre giocavo a pallone coi ragazzi, o perché inginocchiata a terra a cercare di centrare la buca con le biglie o semplicemente correndo. Molte volte nascondevo le ferite quando rientravo in casa perché un paio di ceffoni non me li avrebbe tolti nessuno e in aggiunta mi sarebbe stato vietato di uscire di casa.

Noi ragazze non eravamo smorfiose, ci sentivamo alla pari dei maschi e quando ci veniva permesso, ci divertivamo con loro.

Ed è dei ragazzi di via Ritiro che vorrei parlarvi, delle loro vite, delle loro storie e di ciò che hanno lasciato nel mio cuore.

E allora vi do appuntamento a presto per la prima storia.

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