Sondaggio Spot and Web: per il 55% è stato Stasi, per il 30% Sempio, per il 3% le sorelle Cappa. Adjimi (Argo SpA): “Colpevole già individuato e condannato, riapertura indagini dannosa per giustizia”

Napoli, 3 Luglio – Le ultime vicissitudini del caso Garlasco hanno inevitabilmente influenzato anche l’opinione pubblica. A 18 anni dal delitto di Chiara Poggi, la riapertura delle indagini, avvenuta lo scorso marzo, grazie a metodologie e tecnologie non certo presenti all’epoca, si è arrivati a presunte nuove prove che hanno portato gli investigatori a concentrarsi su un possibile nuovo colpevole, Andrea Sempio, per via di una sua impronta (la famosa “impronta 33”) trovata vicino al corpo della Poggi e per le tracce di Dna rinvenute sotto le unghie della vittima.
Tutto il can can mediatico di questi giorni ha diviso davvero i pareri degli italiani, come confermato da un sondaggio della testata di marketing Spot and Web effettuato su un campione di 750 persone di entrambi sessi di età compresa tra i 20 e i 55 anni. Secondo il test il 55% degli intervistati crede nella colpevolezza di Alberto Stasi mentre il 30% pensa sia stato Andrea Sempio, nonostante gli ultimi sviluppi non sembrino andare in quella direzione. A credere nella presunta colpevolezza di Sempio sono soprattutto le donne (59%) mentre il 74% degli uomini resta dell’idea che Stasi abbia davvero commesso il delitto. Ma c’è anche chi ritiene (3%) che un ruolo in questa vicenda lo abbiano le sorelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara, non indagate al momento ma menzionate per alcune nuove rivelazioni che potrebbero riguardare le accuse a vertici dei carabinieri di aver ostacolato le indagini allora. Infine, il 2% crede alla pista ipotizzata dall’avvocato difensore di Sempio, Massimo Lovati, secondo cui Chiara Poggi sarebbe stata uccisa perché era venuta a conoscenza dei rapporti sessuali avvenuti al santuario della Bozzola. La risposta “non so” è stata espressa dal 10% del campione.
Il 77% del campione ammette di essere stato influenzato nei suoi giudizi da giornali e tv; il 54% è invece convinto che questa vicenda abbia danneggiato l’immagine della giustizia. Stando sempre al sondaggio di “Spot and Web” e incrociando i dati Auditel che rilevano il consumo della tv in streaming su pc, tablet e cellulari, si evince che l’89% dei millennial ha seguito le vicende del caso Garlasco sui nuovi device tecnologici garantendo una media di mezzo punto di share in più alle trasmissioni che ne hanno parlato.
Sulla questione interviene Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo SpA, azienda italiana leader nel settore dell’intelligence e della sicurezza informatica specializzata in consulenze strategiche per imprese e indagini difensive: «L’attuale riapertura delle indagini del caso Garlasco impone una riflessione lucida e tecnica su come debbano essere condotti gli approfondimenti e su quali conseguenze potrebbe avere l’ennesimo ribaltamento di una verità giudiziaria già confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione. A complicare ulteriormente il quadro c’è l’intensa esposizione mediatica che può influenzare l’opinione pubblica e, talvolta, persino il contesto giudiziario, generando l’errata percezione che gli errori – laddove ci fossero – siano ascrivibili esclusivamente alla Procura. Si crea così un clima dove “tutto è possibile”, anche ipotesi deboli o già scartate nei precedenti gradi di giudizio, riportate in auge senza un reale fondamento probatorio.
Quando l’informazione diventa spettacolo, anche i principi più consolidati rischiano di essere messi in discussione. Alla luce delle prove già valutate e delle sentenze passate in giudicato, la mia opinione personale è che il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi sia già stato individuato e condannato. Le nuove ipotesi, per quanto legittime da esaminare, sembrano più rispondere a un bisogno narrativo o mediatico che a una reale esigenza di giustizia. La verità giudiziaria si costruisce con rigore, metodo e responsabilità. In mancanza di elementi realmente nuovi, solidi e scientificamente inattaccabili, riaprire un caso del genere rischia di essere un esercizio sterile, o peggio, dannoso».
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