Politica

FOCUS POLITICO – Intervista con Andrea Gilli, Senior Researcher al NATO Defense College

Napoli, 18 Ottobre – Conflitto Russia – Ucraina, ne parla, per Focus Politico, il dott. Andrea Gilli. Andrea Gilli è Senior Researcher al NATO Defense College. Tutte le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono quelle della NATO o del NATO Defense College.

 I Russi si stanno ritirando e gli Ucraini stanno riconquistando i propri territori. Il conflitto volge al meglio per l’Occidente? 

Direi che il conflitto volge al meglio per gli Ucraini, per ora. Ci sono una serie di variabili difficili da anticipare e che potrebbero influenzarne il corso nelle settimane e mesi a venire. Di sicuro la situazione russa è abbastanza compromessa. All’assenza di motivazione, equipaggiamento e addestramento adeguato dei primi mesi, ora si aggiungono truppe ancora meno preparate, quelle generate tramite la mobilizzazione generale, con il morale a terra per la situazione tragica sul campo e per il modo in cui sono stati mandati a combattere. E poi c’è la questione dell’equipaggiamento. Senza giri di parole, la Russia sta quasi tirando fuori pezzi da museo. Alcune forze sono stremate, dopo mesi a combattere: a questi non arrivano rifornimenti, munizioni, e cibo e se arrivano sono di scarsa qualità e tardivi. Dall’altra parte, le truppe ucraine sono sempre più motivate, i cicli di addestramento in occidente sfornano regolarmente nuovi effettivi addestrati, che uniti all’equipaggiamento di primo livello fornito dall’estero permettono alle forze ucraine di continuare ad avanzare. Immagino, ci sarà forse ancora qualche significativo avanzamento ucraino prima della pausa invernale. La Russia potrebbe chiedere una tregua per potersi riorganizzare in vista della primavera mentre gli ucraini cercheranno di bloccare i rifornimenti per far stremare di fame e freddo le truppe russe.”

C’è da temere davvero una reazione spropositata con l’utilizzo di armi nucleari o è solo una minaccia insensata di Putin?

“Il rischio di uso di armi nucleari esiste. Ma rimane basso, estremamente basso. Bisogna infatti capirsi sul tipo di munizione e dove enventualmente verrebbe usata. Le probabilità maggiori, che comunque rimangono infinitesimali, è di un uso in Ucraina. Ma non vedo la logica strategica. Un attacco nucleare in Ucraina non distruggerebbe un numero sufficiente di forze avversarie da fermare la controffensiva. Non intimorirebbe di sicuro la popolazione, che invece vedrebbe confermate le sue paure e ragioni, avere a che fare con un dittatore sanguinario senza scrupoli. E infine obbligherebbe la comunità internazionale, inclusi dunque anche i Paesi non occidentali, ad una reazione: che non significa necessariamente una risposta nucleare, basta un ulteriore, esiziale, giro di sanzioni. In altre parole, Putin si isolerebbe ancora di più senza ottenere alcun reale vantaggio sul campo.”

Come sta agendo la NATO rispetto a questo conflitto?

“Secondo me è più utile ragionare in termine di occidente allargato, perché non si può escludere dall’equazione l’UE ma anche Paesi quali Giappone, Australia e Corea del Sud. Credo che fosse difficile pensare ad una risposta così netta, univoca ed efficace. Ciò non significa che sia stato fatto tutto o lo si sia fatto al meglio. Ma in poco più di sei mesi, i Paesi occidentali sono riusciti a evitare un allargamento del conflitto rafforzando la loro postura di deterrenza. E ciò è stato possibile nonostante si sia aiutata l’Ucraina a difendersi e siano state imposte sanzioni senza precedenti contro la Russia. Non posso dire se, quando e come il conflitto finirà: non lo so. Giudico però lo scenario alternativo. Pensiamo se la Russia avesse vinto in 3 giorni e ora fosse ai confini della Polonia, della Slovacchia, dell’Ungheria, della Moldavia. Realisticamente avanzerebbe minacce analoghe e ciò ci porrebbe di fronte ad uno scenario ben peggiore: rispondere sarebbe molto più escalatorio mentre cedere molto più compromettente. Sulla NATO, credo che come in altri momenti centrali nella storia dell’Alleanza, gli Alleati siano stati in grado di lavorare su ciò che li unisce e costruire una politica coerente su questi presupposti.” Ringrazio il dott. Andrea Gilli per il prezioso contributo.

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