Sanremo, 1 Marzo – È Sal Da Vinci il vincitore del Festival di Sanremo 2026. Con Per sempre sì, il cantautore napoletano conquista l’Ariston al termine di una finale intensa, segnata dall’emozione e dall’eco della crisi internazionale. Alle sue spalle Sayf, secondo con Tu mi piaci tanto. Completa il podio Ditonellapiaga con Che fastidio!, brano che si aggiudica anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale.
Quarta Arisa con Magica favola, quinti Fedez & Masini – dati tra i favoriti della vigilia – con Male necessario, che vale loro il premio Bardotti per il miglior testo. Il premio della Critica Mia Martini va invece a Fulminacci con Stupida sfortuna.
Visibilmente commosso, Sal Da Vinci si è inginocchiato subito dopo l’annuncio. «Io non capisco niente, questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha aiutato tanto e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli», ha detto in lacrime.
Dai social è arrivato il plauso del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: «Napoli vince quando il talento incontra il cuore. In questo Sal Da Vinci è un esempio da seguire». Il primo cittadino ha ricordato i 40 anni di carriera festeggiati in piazza Plebiscito e ha annunciato un omaggio ufficiale in Comune, sottolineando anche «l’orgoglio» per il prossimo conduttore del Festival, Stefano De Martino.
La serata si è aperta con le parole del direttore artistico Carlo Conti e delle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, in un clima reso ancora più teso dalla notizia della morte di Ali Khamenei e dall’aggravarsi della crisi internazionale.
Cardinaletti ha rilanciato l’appello dell’Unicef per i bambini coinvolti nei conflitti: «Da una parte vorremmo il popolo iraniano libero da oppressione e sofferenze, dall’altra si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito. Il ruolo del servizio pubblico è cercare di capire cosa accadrà».
A metà serata, al rientro dello spazio del Tg1, dall’Ariston si è levato un coro spontaneo: «Pace, pace». Diversi artisti hanno portato sul palco messaggi espliciti contro la guerra. Leo Gassmann ha chiuso la sua Naturale con «Abbasso la guerra e le tirannie, viva la pace e l’amore». Ermal Meta ha trasformato Stella Stellina in un grido «per tutti i bambini silenziati dalle bombe». Michele Bravi ha invitato a non dimenticare «quello che succede nel mondo». Maria Antonietta e Colombre hanno parlato di «felicità e pace come lavoro collettivo».
Poco dopo le 23, il Festival ha vissuto un momento inedito nella storia della Rai. Carlo Conti è sceso in platea e ha annunciato ufficialmente che Stefano De Martino sarà il conduttore e direttore artistico dell’edizione 2027. «È un onore vero, un gesto di generosità non scontata», ha commentato De Martino, emozionato, ringraziando la Rai, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore Intrattenimento e Prime Time Williams Di Liberatore. Con questa investitura in diretta, l’azienda gli concede un anno per preparare la doppia sfida, probabilmente affiancato da uno staff di fiducia.
Il superospite è stato Andrea Bocelli, arrivato all’esterno dell’Ariston in sella al suo cavallo bianco Caudillo. Al pianoforte, introdotto dalle immagini di Pippo Baudo, ha cantato Il mare calmo della sera – il brano con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 1994 – e Con te partirò, ricevendo una standing ovation. Spazio anche agli eterni Pooh, premiati alla carriera sul palco di piazza Colombo, e alla comicità surreale di Nino Frassica.
Tra i momenti più toccanti, l’intervento di Gino Cecchettin, con i 301 nomi delle donne uccise negli ultimi tre anni proiettati sullo sfondo, tra cui quello della figlia Giulia. «Non sono sole, la loro libertà non è negoziabile», ha detto, invitando a combattere «il maschilismo tossico». Laura Pausini ha ricordato il “signal for help”, il gesto con cui chiedere aiuto in caso di violenza domestica.
Sanremo 2026 si chiude nel segno della famiglia. Se Sal Da Vinci celebra un amore “per sempre”, Raf dedica Ora e per sempre alla moglie Gabriella Labate. Tommaso Paradiso ringrazia la madre: «Sono vivo». Serena Brancale indossa l’abito della madre scomparsa. Sayf, rivelazione del Festival, scende in platea a prendere per mano la madre Samia. Anche Samurai Jay coinvolge la sua, tra le lacrime. Una finale che intreccia musica e attualità, memoria e speranza. E che consegna alla storia un doppio verdetto: la vittoria di Sal Da Vinci e l’inizio dell’era De Martino.
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