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Dopo il lockdown anglosassoni e latini agiscono in modo diverso: urge tornare con prudenza al lavoro e alla vita attiva

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Napoli, 13 Aprile – Pasqua 2020 è appena trascorsa e i dati ultimi di Pasquetta 13 c. m. sul covid19 in Italia sono: 102.538 positivi, 19.899 deceduti 34.211 guariti. Credo che i lettori di media, cartacei e digitali, si siano abituati a scansare equivoci su come, ad esempio, intendere l’Ambiente. Esso non è solo natura e difesa ecologica in senso stretto. L’ambiente è un insieme di Natura e Cultura pertanto non è da confondere con il solo ambiente naturale, come fanno, purtroppo, in tanti, compresi i mass media ad eccezione di quelli specialistici come il TG della scienza, e riviste scientifiche, ma non tutte perché alcune si autodefiniscono tali.  Preciso ciò per dire, al lettore distratto che l’Ambiente sociale per la sua complessità, non è solo dominio culturale specialistico dello storico, del sociologo o di altri domini, ma è almeno di interesse di studio multidisciplinare o meglio interdisciplinare. In questo periodo di pandemia di covid-19 e in quarantena forzata (dalla forza del Decreto firmato dal premier Avv. G. Conte) molti leggono di più perché liberi dal lavoro fuori casa e non sempre con il computer disponibile oppure con WhattSapp libero. Dunque è aumentata la ”dipendenza” da digitale per molti, ma è cresciuta per tanti che non usavano a sufficienza la nuova tecnologia rivoluzionaria ed accelerante la globalizzazione in atto da tempo. Ad esempio molti italiani stanno comprendendo meglio che il nostro premier Conte, sbaglia di grosso con i due partiti che lo sostengono, di andare sempre ad elemosinare miliardi all’Unione Europea. In quella sede è prevalente ancora un ceto politico anglosassone che pone la cultura commerciale più in alto dei popoli latini come gli italiani, romeni, spagnoli, portoghesi e francesi per restare solo tra i 27 membri della Casa Comune Europea, che stenta a divenire Stati Uniti d’Europa. In quella sede oggi si vede come poter “sfruttare” le debolezze altrui come è successo per la Grecia e come succede per qualunque cittadino quando va a firmare un mutuo con qualsiasi banca: la pubblicità è una cosa sui tassi d’interesse e l’effettivo interesse è molto maggiorato per non dire quante precauzioni e garanzie hanno previsto i bancari e che chiunque è costretto a firmare, senza che la Banca d’Italia interviene spesso. Bene è, a giudizio di chi scrive ma non solo, in Italia, il primato del privato  sul pubblico. Tale primato è più diffuso in Settentrione che non in Meridione d’Italia e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti per la qualità di molti servizi: scuola, sanità, trasporti, ecc.. Nonostante ciò bisogna, in questo periodo speciale, riconoscere che anche Enti di ricerca pubblici non sono da meno di quelli privati e scoprono cose egregie da mettere in rete digitale per più lettori. L’Ospedale ”Cotugno” di Napoli ha mostrato a tutti e non solo all’Italia, di come si fa prevenzione dalla diffusione da covid19, salvando il personale e gli utenti nella più alta densità demografica europea della metropoli di Napoli, a Portici ad esempio oltre 12.000 ab/kmq. Nell’ultimo Ptcp è emerso che la superficie urbanizzata è pari a 381,12 km² corrispondenti al 32,54% della superficie totale del territorio, ne consegue un quadro effettivo sulla alta densità demografica reale che sale ad oltre 8.000 ab/km². Ma leggiamo i media che scrivono a riguardo: “Il Cotugno di Napoli, ospedale “modello” per il Covid 19? Ad oggi zero contagi tra il personale. Intervista al Dg Di Mauro. Tanta esperienza nel campo delle malattie infettive, un rigido rispetto degli indirizzi internazionali sui percorsi infettivologici e una rete solida con le altre strutture. Ma anche Dpi avanzati e stanze a pressione negativa. Queste le carte dell’ospedale napoletano considerato dall’emittente televisiva Sky Regno Unito la migliore struttura in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto. 

Dr. Di Mauro, come ha fatto la sua struttura a riconvertirsi in un ospedale Covid 19 raggiungendo risultati di eccellenza? Tanta esperienza, un rigido rispetto degli indirizzi internazionali sui percorsi infettivologici, un gioco di squadra e una rete solida con le altre strutture dell’Azienda. Ma anche con un po’ di intuito, abbiamo infatti giocato d’anticipo, capendo fin da subito che a doverci spaventare non era solo la grandissima rapidità di diffusione del Sars-CoV 2 quanto la sua aggressività a carico delle vie respiratorie. Per questo abbiamo spostato immediatamente gli pneumologi del Monaldi in una nuova palazzina completata in tempi da record, dove abbiamo creato un reparto da 60 posti letto di terapia sub intensiva. Questa è stata una carta vincente perché ci ha consentito di assistere quei pazienti con un’insufficienza respiratoria grave ai limiti dell’intubazione senza doverli spostare in intensiva. Anche la possibilità di poter sperimentare il trattamento off label del Tocilizumab farmaco anti artrite reumatoide ci ha aiutato. Con risultati incredibili: sono già state trattate circa 80 persone, abbiamo visto pazienti migliorare nell’arco delle 24 ore, tanti sono stati estubati. Undici sono già stati dimessi. Negli ultimi tempi abbiamo anche osservato che il virus agisce sulla coagulazione con effetti trombotici, per questo c’è stato un grande utilizzo di farmaci anticoagulanti.  Intanto il TG Galileo sulla rete 3 italiana informa che al Cer, si dimette il presidente Ferrari: «Nessun coordinamento europeo contro il coronavirus» Lo rivela il Financial Times.

Lo scienziato italiano critico verso la totale mancanza di coordinamento nelle politiche sanitarie dei paesi membri dell’Ue. Il presidente del Consiglio europeo della ricerca (Cer), lo scienziato italiano Mauro Ferrari, si è dimesso per non essere riuscito a convincere Bruxelles a istituire un programma scientifico coordinato e su larga scala contro la pandemia di coronavirus. Ferrari, alla guida della principale istituzione scientifica europea dal 1° gennaio 2020, ha presentato le sue dimissioni alla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, martedì pomeriggio 7 aprile. «Sono rimasto estremamente deluso dalla risposta europea a Covid-19», ha spiegato lo scienziato al Financial Times, che ne ha dato notizia. «Sono arrivato al Cer da fervente sostenitore dell’Ue [ma] la crisi di Covid-19 ha completamente cambiato il mio punto di vista». Ferrari, dimettendosi, ha lamentato una «completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso e le pervasive chiusure delle frontiere unilaterali» dentro l’Ue. Le dichiarazioni a Ft di Ferrari sono un vero e proprio atto di accusa contro l’arlecchino comunitario: «Ho pensato che in un momento come questo, i migliori scienziati del mondo dovrebbero essere dotati di risorse e opportunità per combattere la pandemia, con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi strumenti diagnostici». Invece il Consiglio scientifico del Cer – nella versione di Ferrari – avrebbe respinto all’unanimità questa idea con la motivazione che il suo mandato gli consente di finanziare solo la ricerca «dal basso verso l’alto» proposta dagli scienziati, piuttosto che programmi più ampi «dall’alto verso il basso» con obiettivi fissati dai leader dell’Ue. Di qui le dimissioni, confermate a Ft dalla stessa Commissione Ue che, però, non ha voluto commentare la sua decisione. Ferrari era stato nominato alla guida del Cer dopo una selezione tra 50 candidati di altissimo livello, per sostituire il professor Jean-Pierre Bourguignon.

Il suo doveva essere un mandato quadriennale. La replica della Lega delle Università europee In una nota, la Lega dell’Università europee di ricerca (Leru) si dice dispiaciuta per le dimissioni di Ferrari «a soli 3 mesi dalla sua nomina» ma sottolinea che è fondamentale preservare «il principio della libera ricerca dal basso all’alto e del Consiglio scientifico come guida collettiva». «Mauro Ferrari – prosegue la nota – racconta la sua versione dei fatti per giustificare le sue dimissioni. Così facendo, dimostra quanto sottovaluti l’importanza di una libera ricerca dal basso all’alto… Plaudiamo agli sforzi del commissario Mariya Gabriel per mobilitare fondi in una maniera impressionante e senza precedenti per la ricerca su Covid-19», conclude la nota. Lo scienziato italiano, 61 anni, ha una carriera accademica illustre: dopo la laurea in matematica all’Università di Padova e il master, consegue il Ph.D. in ingegneria meccanica all’Università della California a Berkeley e studia medicina presso la Ohio State University. A Berkeley ritorna come professore associato in Scienza ed Ingegneria dei Materiali e in Ingegneria Civile ma la sua grande passione è la ricerca sulle nanotecnologie e nel campo della bioingegneria applicate in medicina per combattere il cancro. Ferrari è anche presidente e Ceo del Houston Methodist Research Institute in Texas e della The Alliance for NanoHealth. Il suo arrivo al Cer era nato sotto i migliori auspici prima di questa brusca interruzione. La Commissione la scorsa primavera aveva proposto un aumento significativo del suo bilancio da 13,1 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 a 16,6 miliardi di euro per il 2021-2027. Se in casa U.e. molto della ricerca lascia a desiderare consoliamoci con i dati che i media prpmuoivono in casa nostra, dove è possibile vedere i  migliori contributi del mondo della ricerca pubblica italiana, da pochi giorni, online in un’unica piattaforma. La scienza e la ricerca per la scuola: fisica e astrofisica, spazio, ambiente, natura, tecnologia, matematica, scienze umane e sociali, innovazione e risparmio energetico e tutto quanto può essere compreso nella definizione di ricerca scientifica a disposizione di insegnanti e studenti che in questo periodo si sono organizzati con la didattica a distanza, ma anche delle famiglie che li supportano. L’iniziativa è di tutti gli enti pubblici di ricerca italiani, che hanno fatto fronte comune per riunire contenuti, video e contributi interattivi in un’unica piattaforma, quella dell’Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE). Il materiale, continuamente aggiornato e che fa riferimento alla migliore produzione di comunicazione del mondo della ricerca, è organizzato per temi, tag e ente di appartenenza e diventa non solo strumento didattico e di approfondimento, ma anche stimolo per allargare gli orizzonti della conoscenza. Questi gli Enti pubblici di ricerca e i loro contributi: Area Science Park: Dalla genomica alla nutrizione, dall’Internet of Things alle tecnologie per esplorare lo spazio e non solo. Area Science Park racconta, attraverso una serie di video, in che modo la ricerca e l’innovazione trovano riscontro e applicazione nella vita quotidiana. Il racconto dello Spazio per l’Agenzia Spaziale Italiana passa attraverso 19 video (alcuni vere lezioni virtuali): esplorare l’Universo, scoperte della fisica fondamentale, esperimenti e vita degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. La multidisciplinarietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche si riflette nella multimedialità dei contenuti forniti: video, fumetti e cartoon, software, mostre, webinar, news, articoli sull’attualità e l’attività della rete scientifica. Visita virtuale al museo dell’Istituto sulla vita e le opere di Enrico Fermi e del gruppo di dei ragazzi di Via Panisperna.

Videointerviste di divulgazione scientifica sui temi della complessità, propagazione di fake news sui social network. L’Istituto ha ben chiaro quanto conti la scuola e che non ci può essere Alta Matematica senza un’educazione matematica di qualità a tutti i livelli scolari.  Istituto Italiano di Studi Germanici, unico tra gli Enti di Ricerca italiani unicamente dedicato alle discipline umanistiche, con specializzazione nelle culture del Nordeuropa (culture di lingua tedesca, dei paesi scandinavi e dell’area di lingua nederlandese), propone una serie di video di formato uniforme con lezioni di approfondimento sulla filosofia, la storia e la letteratura tedesca, con escursioni nelle letterature nordiche. L’Istat, attraverso prodotti tipicamente educational. Propone un percorso di conoscenza delle statistiche ufficiali che dà conto dell’impegno dell’Istituto per promuovere un approccio consapevole dell’importanza dei dati nella vita di tutti. Non vorrei però fare il bastiancontrario nel dire che l’Italia è molto fanalino di coda per i brevetti registrati nonché per la qualità del suo sistema d’istruzione che l’Ocse di anno in anno registra come scarso e sempre molto dietro alle scuole anglosassoni a cominciare dalle università. Digitalizzare le buone ricerche italiane per i lettori, in isolamento da covid-19, ma nell’ambiente sociale dell’Ue la ricerca batte in ritirata? Covid 19/G7: Speranza, “Collaborazione internazionale fondamentale per sconfiggere nemico comune”. Dal comunicato n. 135 del 3 aprile 2020 apprendiamo che si è svolta, in videoconferenza, la riunione dei ministri della Salute del G7. Al centro della discussione la lotta all’emergenza per il Covid 19.

E’ emerso, nel confronto tra i ministri, che i problemi sul tappeto sono gli stessi per tutti: tra cui la validazione dei test sierologici e l’uso delle più moderne tecnologie per il fast tracking. “Serve un approccio comune dinanzi alle medesime questioni che abbiamo di fronte. La collaborazione internazionale dei grandi paesi in ambito tecnico scientifico, informativo e finalizzata al reperimento di materiale sanitario è fondamentale per sconfiggere questo nemico comune dell’umanità”, ha dichiarato il ministro della salute, Roberto Speranza, al termine della riunione. In Italia sembra che stia per terminare la grande paura da covid-19 in Italia? Pare di si e dopo il 13 c. m. vedremo meglio. Si raccomandano, però, le mascherine obbligatorie, le distanze di sicurezza e le misurazione della temperatura: ecco come sarà il ritorno alla normalità. I negozi potranno riaprire a maggio ma rispettando le stesse disposizioni per ora di supermercati e farmacie: i centri commerciali ancora out, per bar e locali ci vorrà un R0 sotto il valore 0,5. Ma cosè l’R0? Ancora le mascherine da portare anche quando si tornerà alla normalità, mantenere sempre e comunque le distanze di sicurezza che abbiamo adesso e si continuerà a misurare la temperatura per tutti. Dopo il lockdown, il blocco di quasi ogni attività, protocollo di emergenza imposto dalla diffusione del coronavirus, si dovrà pur tornare alla vita di tutti i giorni. Ma il “ritorno” non sarà immediato, sarà a tappe guardando sempre R0 che dovrà scendere stabilmente sotto lo 0,5. Ma adesso cos’è questo R0?

E’ un valore “erre con zero” ed indica il tasso di contagiosità di un virus: se il valore di Ro + uguale a 1, questo vuol dire che una persona ne contagia un’altra; se il valore di R0 è 2 una persona ne contagia due. L’obiettivo è farlo scendere al di sotto di 1; se R0 arriva a 0,7 ad esempio, una persona non ne contagia più nessuno (anche se 10 ne contagiano 7). Dunque, l’epidemia si ferma quando R0 scende per valori compresi fra 1 e 0, perché il virus non riesce a procedere. Per dare un’idea della faccenda, il tasso di contagiosità della Lombardia dal 21 febbraio all’8 marzo scorso, giorno del primo blocco totale, è risultato 4,04: ciò vuol dire che all’epoca 1 persona ne contagiava più di 4,10  ne contagiavano più di 40, ancora più precisamente 100 ne contagiavano 404. In altre zone il valore R0 è stato prossimo al 2, ora sta scendendo ma è tutt’ora superiore all’1. Solo quando scenderà a zero potrà ricominciare la nuova vita di tutti i giorni. Ma sempre a tratti, come si è detto. Ad esempio i mezzi pubblici, tra i principali veicoli di contagio: potrebbe esserci un controllore a bordo che farà mantenere le distanze o si accerterà che tutti indossino dispositivi di sicurezza, potrà anche misurare la temperatura dei passeggeri a bordo. Per tutte le attività lavorative, dove possibile, si manterrà il lavoro agile o a distanza. Per le altre, vi sarà una progressiva riapertura ma si dovranno rispettare i nuovi rigidi criteri di sicurezza: ad esempio per uffici, i negozi (potranno riaprire a maggio 2020 ma rispettando le disposizioni che ci sono ora già per supermercati e farmacie), mentre locali, bar e ristoranti non riapriranno subito ci vorrà un R0 stabilmente sotto lo 0,5. Dovranno necessariamente riorganizzazione i locali, i clienti dovranno stare alla distanza di almeno un metro, mentre nelle sale la distanza sarà di due metri, e tutti avranno l’obbligo di indossare guanti e mascherine. I centri commerciali non riapriranno a maggio, mentre stadi, cinema e tutti quei luoghi pubblici di intrattenimento collettivo riapriranno solo quando il fattore di contagio sarà stabile allo zero. La situazione in Italia: 9 aprile 2020, ore 18.00 è l seguente: positivi al covid-19 96.877, deceduti 18.279, guariti 28.470. I Paesi anglosassoni sembrano più orientati ad agire col sistema a gregge, mentre i Paesi latini col sistema lockdown. Chi ha ragione: credo i primi dal punto di vista tecnico, ma la preoccupazione sociale ed umanitaria appare più presente nei popoli latini.  Al via InfoCovid, l’app made in Bari che fornisce informazioni sul Covid-19. Si chiama InfoCovid la piattaforma di ricerca intelligente che coadiuva l’attività di supporto informativo per l’emergenza nazionale del Coronavirus.  Un’applicazione di ricerca semantica che, in piena autonomia, permette l’elaborazione di qualsiasi informazione richiesta dagli utenti utilizzando il linguaggio naturale. Come per la Campania così anche in Puglia, dove è prevalente un retaggio di cultura antica latina rispetto al settentrione anglosassone o longobardo di radice culturale, sta emergendo, sempre più, un diverso approccio prima,durante e dopo il lock down causato dal covid-19. Sembra quasi che il Mezzogiorno possa dare lezioni di maggiore saggezza al Settentrione d’Italia che con il caso Lombardia, dove c’è stato oltre la metà dei decessi e infettati da covid19 in Italia. Ma vediamo in dettaglio l’innovazione digitale della ex Magna Grecia o Puglia con tanti paesetti che ancora parlano in lingua greca. L’idea è stata sviluppata da QuestionCube, impresa innovativa di Bari che ha voluto dare il proprio contributo tecnologico e operativo per far fronte alla grave crisi sanitaria ed economica che il nostro Paese sta vivendo.

Il team di sviluppo – composto da ricercatori, imprenditori del settore IT e professori universitari – specializzato in algoritmi di intelligenza artificiale, ha realizzato una piattaforma che consente la gestione digitale di centinaia di FAQ (Frequently Asked Question) verticalizzate sul tema del CoViD-19. Tecnicamente, InfoCovid è un motore di ricerca semantico che, grazie alla capacità di interpretare la domanda, comprende l’intento della ricerca ed offre ai suoi utenti la possibilità di trovare centinaia di risposte sul Coronavirus. Il sistema permette la ricerca automatica di FAQ e consente di porre domande su più temi e argomenti: dai sintomi più comuni alle best practice per difendersi dal contagio, dai modi per evitare una diffusione massiccia del virus alle possibilità di spostamento. È sufficiente digitare una domanda per ricevere, nel giro di pochissimi secondi, la risposta più appropriata rispetto al quesito posto. Le “domande più frequenti” presenti all’interno di InfoCovid provengono da diverse fonti istituzionali d’informazione, tutte certificate e attendibili, e costituiscono la vera base di conoscenza a fondamento di tutta la struttura digitale. Il servizio è accessibile via web al sito www.infocovid.org ed è fruibile gratuitamente senza necessità di registrazione o profilazione. «Contestualmente – commenta F. Grieco, presidente QuestionCube – al fine di migliorare sempre più la ricerca ed alimentare l’intelligenza del sistema, i gestori della piattaforma monitoreranno in tempo reale le domande poste, l’ambito tematico delle stesse, il numero di domande effettuate e quali di queste non hanno trovato risposta, nonché la percentuale degli utenti soddisfatti e non.» Tramite questi strumenti sarà possibile di volta in volta aumentare la conoscenza del sistema in funzione dei fabbisogni informativi ed ampliare il ventaglio di quesiti a cui la piattaforma è in grado di rispondere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Pace (Naturalista della Federico II di Napoli – sp. in Ecologia Umana Internazionale – Università di Padova)

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