Napoli, 23 Dicembre – Ho frequentato (e tuttora frequento) parecchie personalità eminenti del mondo accademico, giuridico ed ecclesiastico, ma anche poeti, scrittori e, talvolta, esponenti della politica; cionondimeno, ho avuto modo di constatare, durante la mia (almeno per ora) giovane esistenza, che, nelle cerchie di soggetti passate in rassegna poc’anzi, ben pochi sono coloro che incarnano le virtù – tanto umane quanto cristiane – dell’umiltà (Demut) e della sapienza (Weisheit), delle quali, invece, Rolf Knütel s’è dimostrato un esempio lampante.
Lavoro a Roma da poco più di otto mesi, la qual cosa mi rende giulivo; purtuttavia, ricordo sempre quel tristissimo giorno in cui, nell’uscire da un’aula concorsuale, mi giunse un messaggio da Cosimo Cascione (volato in Cielo nove giorni fa), che m’informava della dipartita di Rolf: furono sufficienti pochi centesimi di secondo per farmi scoppiare in un pianto terribile, considerato che egli, malgrado la ben nota lontananza plurichilometrica, era una figura di riferimento per me.
Tra Rolf ed il mio compianto ed amato padre intercorreva un rapporto d’amicizia fraterno: entrambi allievi di Max Kaser nel periodo post-lauream, entrarono immediatamente in piena sintonia, vuoi perché riuscivano a comprendersi perfettamente, vuoi soprattutto in ragione dei sani princìpi di cui erano portatori.
Da giurista alle prime armi, non nascondo di sentirmi parecchio rattristato dal fatto che diversi miei omologhi appartenenti alle generazioni passate perseverino nell’attribuirsi una superiorità rispetto agli altri in ragione del mero titolo posseduto, ovvero del successo riscosso durante la loro pregevole carriera: ebbene, questi individui sono null’altro che maestri di diritto, non certamente di vita, quale è stato, invece, il carissimo Rolf.
Egli non era soltanto un pozzo di scienza, bensì anche una persona che, malgrado la notorietà acquisita, non dimenticava mai d’essere uno dei tanti lavoratori della Vigna di Dio: ammirevole il suo rispetto verso gli studenti ed i collaboratori (non si limitava a giudicarne le prestazioni, ma gli impartiva delle dritte per migliorare, senza mai favorire alcuno sulla sola base del cognome, delle conoscenze, e robe varie), unitamente all’attenzione che riservava a tutti i suoi conoscenti, dicendosi sempre pronto ad ascoltarli e, se del caso, a prestargli l’aiuto che occorreva loro.
Non va, poi, dimenticato che Rolf era un uomo savio; e la sapienza non s’impara certo sgobbando sui manuali giuridici, poiché – come lui stesso era solito ribadire – esistono canoni morali che prescindono totalmente dai nostri rispettivi background: molteplici son stati, benvero, i consigli che m’ha dato per affrontare i problemi della vita e, in particolare, s’è rivelato un confidente validissimo (anche a distanza, via mail).
Desidero, quindi, manifestare la mia profonda riconoscenza nei suoi confronti, rivolgendo contestualmente a tutti l’invito a far tesoro di quanto lui ci ha trasmesso.
Herzlichen Glückwunsch, lieber Rolf! (It.: «Auguri di cuore, caro Rolf!»)
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