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Covid, Intervista esclusiva SittiusNews24 al Dott. Gennaro Auriemma direttore dell’ Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia di Battipaglia

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Battipaglia, 31 Gennaio – Il Covid 19 ha cambiato molti aspetti della vita sociale e sanitaria alla quale eravamo abituati, prassi che prima erano di routine sono state stravolte da nuovi protocolli e regole da seguire.

In ambito sanitario tutti gli occhi sono sempre stati puntati, su anestesisti e virologi, trascurando un’importante categoria medica, quella ostetricia-ginecologica dove l’attenzione dei medici è doppia, perché un solo errore può mettere in pericolo due vite, quella della mamma e del bambino. 

Ne parliamo oggi,  in un’intervista esclusiva per SittiusNews24 (Sciscianonotizie.it) con il Direttore dell’Unità Operativa Complessa del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ Ospedale S.Maria Della Speranza di Battipaglia (SA)  il Dott. Gennaro Auriemma.

Buongiorno Dott. Auriemma, La ringrazio innanzitutto per avermi concesso questa intervista.

Le chiedo di iniziare con il Suo punto di vista medico su una panoramica generale riguardante l’epidemia di Coronavirus che ha colpito, ormai da un anno il nostro pese.

 «Non vi è dubbio che dal Febbraio 2020 con l’arrivo ufficiale della pandemia in Italia si è sconvolta la vita di noi tutti cittadini, ancor di più di tutti noi impegnati nel mondo della sanità. Questa pandemia ha devastato le poche o tante certezze che avevamo in medicina, costruite nel tempo con dedizione e impegno costante  nel campo della ricerca. In assenza di un piano pandemico, noi sanitari siamo andati al fronte, contro questo mostro invisibile, senza alcuna difesa, lasciando sul campo centinaia di medici e sanitari in generale.

I virologi, che per professione avrebbero dovuto capire qualcosa di più ci hanno confuso ancor di più le idee concentrando la loro attenzione unicamente sul Virus e non sulla clinica derivante dal suo contagio. Pertanto abbiamo assistito inermi a migliaia di morti senza poter fare molto. Le stesse terapie intensive non sono servite ad evitare il peggio perché alla fine abbiamo capito che la patologia indotta dal Covid-19 non era di tipo respiratorio bensì di ordine circolatorio con la formazione di trombi, scatenati dall’imponente risposta infiammatoria del nostro sistema immunitario che in luogo di aggredire il virus aggrediva le nostre componenti del sangue alterandole e determinando trombi in tutti i distretti portando a morte il paziente per trombosi generalizzata»

Ginecologi, ostetriche e personale infermieristico hanno responsabilità enormi che impongono

massima attenzione. In un primo momento di emergenza e forte incertezza scientifica per l’area ostetrico-ginecologica e neonatale, una delle poche certezze è sempre stata l’importanza dei dispositivi di protezione individuale. Come si sono comportati gli organi di competenza e le istituzioni nei vostri confronti?

«Mentre l’attenzione era tutta puntata sugli anziani colpiti dal virus e che morivano per la fragilità tipica dell’età ,si affacciava alla nostra attenzione tutta la problematica del contagio delle donne gravide.  Noi ginecologi, ostetriche, sprovvisti di ogni presidio di protezione cercammo di individuare nel reparto una zona lontana dalle degenti da dedicare alle gravide sospette positive, attraverso la misurazione della febbre e all’anamnesi. Tutto sommato noi campani nella prima ondata non abbiamo avuto grandi problemi data la modesta diffusione del virus.»

Sicuramente il periodo iniziale dell’epidemia è stato il più difficile. Con la seconda ondata, come avete sopperito a queste mancanze?

 «Con la seconda ondata della pandemia ci siamo attrezzati di più, avendo più presidi protettivi a disposizione e potendo disporre dei tamponi diagnostici ci siamo organizzati meglio. Tutte le partorienti che devono ricoverarsi vengono sottoposte a tampone molecolare e soltanto se risultano negative vengono ospedalizzate. Quelle che risultano positive vengono inviate al Policlinico della Federico II dove è allestito un apposito reparto per gravide Covid-positive.»

 

Entrando nella parte più tecnica, alla luce della Sua esperienza fino ad ora,  ci può spiegare se  il rischio di complicanze ostetriche – travaglio pretermine, parto pretermine, parto cesareo – può essere aumentato almeno nelle pazienti con infezione moderata e grave?

 «A quanto mi risulta le donne positive che hanno partorito al Policlinico non hanno avuto particolari problemi ed hanno partorito indifferentemente sia con parto spontaneo che con taglio cesareo. Quasi sempre il contagio delle gravide si è rivelato asintomatico o pauci-sintomatico senza particolari conseguenze sul neonato. L’unica nota poco rassicurante è che in questo periodo c’è stato un aumento di aborti ma non sempre legato alla presenza del coronavirus.»

Ci sono stati casi di grave stato di avanzamento del Covid-19 in pazienti prossime al parto? In quel caso, con un deficit polmonare, come si procede per evitare un doppio stress all’organismo?

 «Qualche caso con grave compromissione polmonare nella mamma con Covid si è provveduto a far nascere prima il neonato se la gravidanza era presso il termine.»

 

L’ISS afferma che nonostante le evidenze siano ancora scarse, la trasmissione verticale del virus (mamma-neonato) non può essere esclusa. Ad oggi viene considerato un evento raro ma possibile. In Italia i casi di positività tra i neonati sono vari, presumibilmente infettati a seguito del contatto con la madre positiva durante o dopo il parto. Questi bambini, però, non hanno presentato sintomi importanti e la condizione non desta particolari preoccupazioni. Lei conferma tutto ciò?

 «Sicuramente un contagio in gravidanza rappresenta un rischio aggiuntivo specialmente se evolve con sintomi clinici importanti. Circa la trasmissibilità del virus da madre al neonato i dati sono insufficienti per poter definire una diagnosi precisa. Non sembra che il virus attraversi la placenta, pertanto il neonato si può contagiare unicamente al momento della nascita. Per l’allattamento vengono messi regolarmente al seno.»

Negli ultimi giorni all’attenzione dei media risalta la situazione vaccini. L’Italia dovrebbe riceve forniture da Pfizer-Biontech, Moderna, AstraZeneca, ma già iniziano le prime difficoltà in materia di quantitativi.

Ci sono differenze, in base alle case produttrici, sui vaccini che possono essere somministrati a donne gravide?

 «Per quanto riguarda la vaccinazione nelle donne gravide, allo stato attuale tutte le case farmaceutiche produttrici dei vaccini lo escludono, non essendo stato possibile fare una sperimentazione sulle gravide per ovvi motivi. Quindi nell’incertezza si preferisce evitare.»

 

Dott. Auriemma, quindi,  artefici di un’esperienza “sperimentale”, se cosi la si può chiamare quella della prima ondata, ad oggi si hanno dati per fronteggiare meglio e con più sicurezza la pandemia?

«In conclusione posso dire che ad oggi, anche se è maggiore la seconda ondata, siamo più preparati e più consapevoli ad affrontarla avendo fatto tesoro in quest’anno delle esperienze pregresse.»

 

Giacomo Piccolo

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