Napoli, 12 Marzo – Il sogno europeo del Como 1907 è più concreto che mai. La squadra allenata da Cesc Fàbregas sta vivendo una stagione straordinaria nel campionato di Serie A e potrebbe centrare una storica qualificazione alle coppe continentali, un traguardo mai raggiunto nella lunga storia del club lariano. Ma mentre il campo alimenta ambizioni sempre più grandi, fuori dal rettangolo verde emerge un problema serio: lo stadio.

Il vecchio Stadio Giuseppe Sinigaglia, inaugurato nel 1927 e affacciato sul lago, non rispetta infatti gli standard richiesti dalla UEFA per ospitare partite delle competizioni europee. Se il Como dovesse conquistare la qualificazione – che sia per la UEFA Champions League, per la UEFA Europa League o per la UEFA Europa Conference League – il club si troverebbe costretto a una corsa contro il tempo per adeguare l’impianto entro l’inizio della prossima stagione. La corsa ai lavori Il problema non è la capienza. Per le competizioni europee la UEFA richiede un minimo di 8.000 posti, una soglia inferiore a quella prevista per la Serie A, che fissa il limite a 12.000. Il Sinigaglia, sotto questo aspetto, rientra nei parametri. Le criticità riguardano invece le infrastrutture. Gli spalti devono poggiare su una fondazione strutturale stabile e non su tubolari o impalcature provvisorie: una condizione che oggi riguarda la curva dei tifosi del Como, costruita proprio con questa soluzione temporanea. Senza un intervento strutturale, la deroga europea appare molto difficile da ottenere.

Non è l’unico ostacolo. Il regolamento UEFA richiede anche almeno 100 posti VIP in tribuna e circa 150 parcheggi dedicati, servizi che al momento lo stadio non possiede. Inoltre lo spazio attorno all’impianto è limitato e soggetto a vincoli paesaggistici e culturali, elemento che rende complessi eventuali ampliamenti. Le altre criticità La lista degli interventi necessari è lunga. Servirebbe ampliare la sala stampa e le aree destinate a telecamere e fotografi, adeguare i bagni, migliorare l’illuminazione e riorganizzare gli spazi per l’afflusso e il deflusso degli spettatori. Andrebbero inoltre predisposte aree di primo soccorso più strutturate e sistemi audio adeguati per la diffusione di eventuali messaggi di emergenza. Anche il terreno di gioco richiederà un piccolo intervento. Nei mesi scorsi lo staff tecnico ha portato la larghezza del campo a 66 metri, ma per le competizioni UEFA il minimo regolamentare è di 68.

Il nodo della curva –  Tra tutte le problematiche, quella della curva resta la più delicata. Le strutture temporanee non sono ammesse nelle competizioni europee e ottenere una deroga appare estremamente difficile. Senza una soluzione rapida, il Como rischierebbe di non poter giocare le eventuali partite europee in riva al lago. In tal caso il club dovrebbe trasferirsi temporaneamente in un altro impianto. La scorsa stagione, per ottenere la licenza UEFA 2025-2026, era stato indicato lo Bluenergy Stadium come alternativa. Questa volta la società preferirebbe una soluzione più vicina: l’ipotesi più concreta porta al Mapei Stadium – Città del Tricolore.

Il precedente Atalanta   Non sarebbe la prima volta che un club italiano è costretto a “emigrare” per giocare in Europa. La Atalanta, durante la ristrutturazione del proprio stadio, disputò alcune campagne europee proprio a Reggio Emilia e poi allo Stadio Giuseppe Meazza. Il Como spera però di evitare lo stesso destino. L’obiettivo è chiaro: sistemare il Sinigaglia in tempo utile per vivere le notti europee davanti ai propri tifosi, nello scenario unico del lago. Prima, però, bisognerà conquistare il pass per l’Europa sul campo. Poi inizierà un’altra partita, forse ancora più complicata: quella contro il tempo.

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Giovanni Pio Battaglino
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