Castellammare di Stabia, 13 Novembre – Trasportavano pazienti morti come se fossero ancora vivi, per aggirare le norme sui trasferimenti delle salme. È uno dei risvolti più inquietanti dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che, ieri mattina, ha portato all’arresto di Daniele Amendola, titolare della società di trasporti sanitari New Life, e di Luigi Staiano, presunto affiliato al clan D’Alessandro.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Torre Annunziata, la New Life avrebbe operato come braccio economico del clan egemone a Castellammare di Stabia, imponendosi con la forza nel settore del trasporto infermi. Le uniche ambulanze attive sul territorio erano infatti quelle della ditta riconducibile ai D’Alessandro: le altre società, compresa quella che aveva regolarmente vinto l’appalto con il 118, sarebbero state bloccate da minacce e violenze.

Il tariffario imposto andava dai 50 ai 300 euro a seconda della destinazione. Ma non solo. Dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dai riscontri investigativi è emerso che, all’interno dell’ospedale San Leonardo di Castellammare, infermieri, medici e personale sanitario avrebbero segnalato ai familiari dei pazienti la New Life come ditta “consigliata” per il trasporto. In ogni piano del nosocomio, riferiscono gli inquirenti, ci sarebbe stato un referente incaricato di indirizzare i parenti verso la società collegata al clan.

Il sistema riguardava non soltanto malati dimessi, ma anche pazienti deceduti. Per aggirare le regole che impongono l’intervento di ditte autorizzate dal Comune per il prelievo delle salme, la New Life avrebbe falsificato la documentazione, facendo risultare i defunti come ancora in vita al momento del trasferimento. Gli investigatori hanno già accertato almeno tre episodi tra aprile e luglio del 2021, ma il numero reale dei casi potrebbe essere molto più alto.

Amendola, considerato un prestanome e uomo di fiducia di Antonio Rossetti, ras del clan D’Alessandro, avrebbe gestito anche i trasporti “fuori norma”. Staiano, invece, sarebbe stato coinvolto anche in altri affari del gruppo criminale, tra cui l’intimidazione di un addetto alla sicurezza dello stadio “Menti”, per ottenere la gestione esclusiva della buvette della struttura.

L’inchiesta conferma, ancora una volta, l’interesse dei clan stabiesi per i settori economici apparentemente legali, come quello del pronto intervento sanitario, trasformati in strumenti di controllo e profitto criminale.

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