Napoli, 17 Febbraio – In una fase ove si dibatte continuamente a livello nazionale del delicato tema giustizia, questa intervista al Dott. Vincenzo Crasto, Presidente Associazione Italiana Magistrati Onorari, nonché Giudice di Pace Onorario presso L’ufficio del Gdp di Barra pone l’ attenzione sulle problematiche che riguardano la giustizia di prossimità.
Presidente Crasto, in che situazione versano gli uffici del Giudice di Pace del Distretto della Corte d’ Appello?
“Nelle condizioni attuali Gli Uffici del Giudice di Pace stanno affrontando una crisi molto grave, che rischia di diventare irreversibile, se non si interverrà in tempi brevissimi”.
Cortesemente ci illustri in modo più approfondito le ragioni di tali affermazioni
“Le cause sono molteplici, innanzitutto una grave carenza di personale amministrativo, ma soprattutto la robusta scopertura degli organici dei magistrati. Fino a pochi anni fa erano in servizio 3.500 giudici, oggi sono circa 700, un numero realmente esiguo ed assolutamente inadeguato per continuare a fornire quel servizio efficiente, che in passato i giudici di pace assicuravano”.
Presidente, nel corso degli anni che apporto ha fornito la magistratura onoraria al Paese?
“La magistratura onoraria è divenuta negli anni elemento indefettibile del sistema giustizia ed è ormai professionalizzata a seguito di rigorose procedure concorsuali. I vice procuratori sostengono l’accusa p in tutti i giudizi penali celebrati dinanzi al giudice monocratico. E’ unanime l’apprezzamento per il fondamentale contributo che forniscono i GOT in Tribunale”.
Nel recente passato il giudice di pace è stato un magistrato produttivo ed efficiente, di stampo europeo che è arrivato a definire anche due milioni di procedimenti in un anno. Ci può descrivere in che modo la figura del Magistrato onorario ha contribuito allo smaltimento del contenzioso.
“La durata media dei processi si attestava in tempi inferiori ad un anno e le sentenze risultavano appellate in una misura inferiore al 3%, ma soprattutto l’istituzione del giudice di pace ha determinato un benefico effetto deflattivo: secondo il ministero della Giustizia i processi civili di cognizione trattati dai tribunali sono diminuiti del 60% dal 1994 al 2013, passando da 707.149 ai 309.290. Tale dato si è poi stabilizzato negli anni successivi. Oggi i giudici di pace conservano una notevole produttività, in media definiscono 800 procedimenti annui. Vista la mole di lavoro egregiamente svolta, ci si aspetta un incremento di magistrati onorari. Purtroppo All’Ufficio del Giudice di pace di Napoli, la pianta organica prevedeva 250 magistrati e pochi anni fa’ erano in servizio 150 giudici di pace, mentre oggi al civile sono assegnati 20 giudici di cui 4 non esclusivisti, poi vi sono 25 magistrati nominati dopo la riforma del 2017. In sostanza i nuovi giudici possono essere impiegati solo part time nella misura di un terzo rispetto ai giudici di pace già in servizio, e in concreto non possono celebrare più di una udienza a settimana, a fronte delle tre che in molti casi celebrano i giudici di pace assunti prima del 2017″.
Che scenari prevede per la giustizia di prossimità?
“Il rischio di paralisi è concreto in quanto dinanzi alla giustizia di pace pende già oggi oltre il 50% del contenzioso di primo grado in materia civile e con il previsto aumento di competenza, tale quota aumenterà fino a raggiungere il 70% del contenzioso. Inoltre, nell’arco di un lustro cesseranno dalle funzioni circa 300 giudici. La paralisi della giustizia sarebbe foriera di gravissime conseguenze socio-economiche, senza dimenticare le centinaia di milioni di euro che l’Italia spende ogni anno per i risarcimenti per l’irragionevole durata dei giudizi, ai sensi della Legge Pinto”.
Dottore che idea ha maturato per risolvere questa problematica
“La soluzione è semplice: occorre valorizzare i nuovi magistrati e consentire il loro impiego allo stesso modo dei giudici di pace assunti prima del 2017. A regime, si può ipotizzare una circolarità delle funzioni ex onorarie in cui il giovane magistrato entri a far parte dell’ufficio per il processo, successivamente eserciti le funzioni di vice procuratore e poi quelle giudicanti, presso gli uffici del giudice di pace o in tribunale. Tale soluzione consentirebbe di non disperdere le professionalità acquisite e di conservare n una magistratura efficiente. Una irrisolta questione riguarda la gestione comunale degli Uffici del Giudice di Pace . Un’ulteriore manifestazione della crisi in cui versa il giudice di pace è la chiusura degli uffici del giudice di pace non circondariali, affidati alla esclusiva gestione dei comuni, si pensi alla prossima soppressione dell’ufficio del giudice di pace di Marano e ad altri uffici del distretto di Napoli, che rischiano la stessa sorte. Il solo ufficio di Marano ha un bacino di utenza di oltre 250mila cittadini, che resteranno senza un magistrato di prossimità”.
Perché si è arrivati a tale esito?
“Anche questo è il portato di una riforma sbagliata che ha attribuito ai comuni tutti gli oneri di mantenimento degli uffici non circondariali, mentre il ricavato della tassazione che grava sulla giustizia di pace non viene trasferita agli enti locali, ma resta allo Stato centrale. Ovviamente i comuni non sono in grado in alcun modo di sostenere il peso economico e del personale necessario. Affidare ai Comuni gli uffici è stato un grave errore, il sistema giustizia è uno dei pilastri dello Stato centrale. Un ulteriore elemento che rende ancora più grave la situazione di crisi è la c carenza di personale amministrativo. Occorre assumere personale amministrativo, oggi assolutamente insufficiente. Oggi con l’avvento del processo telematico la presenza di personale amministrativo qualificato è imprescindibile. Sul ruolo del singolo giudice ci possono essere anche tra le 1000/1500 cause ed è pertanto fondamentale tale presenza. Infine, una ulteriore problematica che riguarda i magistrati onorari Ci sono giudici che, cessati dall’incarico, rischiano di diventare degli esodati senza stipendio e senza pensione, in quanto per tali magistrati in molti casi non era previsto il versamento di contributi previdenziali. Il governo ha dimostrato di conoscere perfettamente la questione e si è impegnato a risolverla. Auspichiamo che ciò avvenga in tempi brevissimi per il rispetto che si deve a chi ha servito per almeno tre decenni il paese con abnegazione e spirito di sacrificio”.
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