Caserta, 30 Gennaio – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la gestione fallimentare della Terra dei Fuochi, l’area tra Napoli e Caserta devastata per decenni dall’interramento illegale di rifiuti tossici. La sentenza stabilisce che lo Stato ha violato il diritto alla vita e alla salute dei cittadini, non adottando misure adeguate per contrastare l’emergenza ambientale. I giudici hanno imposto all’Italia di attuare, entro due anni, un piano concreto per bonificare il territorio e proteggere i residenti. La decisione segna un momento storico: dopo anni di denunce, la giustizia riconosce la negligenza istituzionale che ha lasciato migliaia di persone esposte a un ambiente nocivo, con un aumento drammatico di malattie e contaminazioni. 
Palumbo (Cisal): “Ci siamo battuti con ogni mezzo, ora basta ritardi” Sulla sentenza è intervenuto Ferdinando Palumbo, esponente della Cisal, che da anni denuncia l’immobilismo della politica e la devastazione del territorio campano: “Ci siamo battuti con ogni mezzo per difendere la salute dei cittadini, contrastando lo scempio dei nostri territori e l’indifferenza della politica. Abbiamo lottato non solo per la bonifica, ma anche per tutelare l’identità della Campania, troppo spesso vittima di pregiudizi. Abbiamo promosso le nostre eccellenze alimentari, cercando di non far coincidere l’immagine della nostra terra con il degrado ambientale. Ora, però, il tempo è scaduto: le istituzioni devono intervenire subito, senza più rinvii o scaricabarile.” Una sentenza che impone un cambio di passo La condanna europea rappresenta una svolta, ma sarà inutile senza un’azione decisa dello Stato. Servono bonifiche immediate, controlli severi e un impegno concreto per impedire nuovi sversamenti illegali. Dopo anni di inerzia, la politica non ha più alibi: i cittadini della Terra dei Fuochi non possono più aspettare.
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