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Campania, Emergenza Sanitaria. Stop parziale ai panificatori. L’allarme della categoria: verso la serrata

Napoli, 5 Aprile – La categoria dei panificatori intende rappresentare il proprio disappunto rispetto ad una situazione che si sta generando in vari comuni della regione Campania e sembra stia portando al comune sentire che i panificatori intendono fare da sciacalli in un periodo così triste per la storia locale e nazionale.

Dall’Associazione Provinciale Libera Panificatori Napoletani, nei giorni tra il 13 e 15 marzo, è stato registrata ai protocolli di tutti i Comuni, della Città Metropolitana di Napoli, del Prefetto di Napoli nonché degli Uffici Regionali, una nota di interpello in cui si chiedevano urgenti chiarimenti e delucidazioni sul perché, in alcuni luoghi si perpetuavano controlli in cui, inspiegabilmente si obbligava ad alcune aziende di panificazione a ridurre i propri prodotti fino ad arrivare alle sanzioni di carattere penale.
Da allora solo confusione e caos!

Il chiarimento n. 15 del 4 aprile 2020, a firma del Governatore De Luca, dà l’opportunità a qualche organo di controllo di continuare a gestire a proprio modo le verifiche in quanto recita testualmente:
la sospensione delle attività e dei servizi – disposta dall’Ordinanza in termini generali – è riferita anche alle vendite on line nonché alle attività dei relativi laboratori. Si conferma, pertanto, che risulta vietata l’attività di laboratorio di prodotti dolciari e simili e si sollecitano i Comuni, le Polizie Municipali, le Forze dell’Ordine e la Guardia di Finanza all’attività di vigilanza, controllo e sanzione di competenza.
Se da una parte si dà il via libera ad alcune produzioni (focacce, casatielli, prodotti salati vari), dall’altra, ponendo un veto su dolciumi (uova di pasqua, pastiere, colombe, ecc.) si va in contrasto con i decreti nazionali e con gli allegati che consentono l’apertura delle attività appartenenti al codice Ateco 10.

In particolare, la categoria di chi produce pane e prodotti della pasticceria anche fresca, è individuato proprio nell’area 10.71 che riguarda buona parte dei prodotti da forno. E’ evidente la contraddizione in termini tra all’allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020 e il Chiarimento n. 15 di De Luca. Senza dire che lo stesso chiarimento sfavorisce le aziende campane in genere rispetto a quelle delle altre regioni che potranno vendere on line ai consumatori campani con due effetti correlati: 1. maggiori costi per i consumatori che intendono acquistare, ad esempio una colomba on line in quanto potrà arrivare solo da fuori regione (e siamo in possesso di documenti di trasporto in tal senso); 2. impossibilità per le aziende campane a vendere, anche fuori regione o all’estero, i prodotti dolciari in quanto il chiarimento non fa eccezioni alla vendita on line. Le aziende che hanno già in partenza i prodotti per i vari posti del mondo come si dovranno comportare? E chi aveva acquistato materie prime dedicate, con un chiarimento che arriva con estremo ritardo, dovranno buttare tutto e metterci anche i costi dello smaltimento? In tutto questo ci si mette anche l’informazione. Dal sito di un noto giornale regionale sotto il titolo: Coronavirus a Napoli: pastiere, tortani e casatielli vietati anche online riporta tra le dichiarazioni del comandante della polizia municipale di Napoli, Ciro Esposito che “In ottemperanza all’ordinanza adottata il 28 marzo dal governatore «sono sospese ulteriormente le attività e i servizi di ristorazione tra cui pub, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie anche con riferimento alla consegna a domicilio». «I panifici – prosegue la circolare (ma non sappiamo quale????) – possono rivendere oltre al pane e ai prodotti da forno anche gli sfarinati. I relativi prodotti devono essere opportunamente imbustati, confezionati ed etichettati e comunque tali esercizi non possono in alcun modo effettuare la vendita per il consumo sul posto».

Il Comune di Napoli è uno dei comuni in possesso dell’interpello dell’APLPN fin dal 15 marzo senza aver fornito mai alcuna risposta. Surreale che le interpretazioni restino nella mente di chi le fa!
In ogni caso la categoria dei panificatori intende evidenziare altresì che si sta perpetuando un ingiustificato (anche per il particolare momento) aumento del prezzo delle farine e ciò mette ancora più in difficoltà le aziende in quanto strette dalla morsa tra aumento dei costi e riduzioni della produzione.

In questo scenario la categoria sta valutando di CHIUDERE I PANIFICI fino a quando non si ripristineranno le condizioni ed il ritorno alla normalità. Con le attuali condizioni, facendo entrare una persona alla volta (cosa che abbiamo sempre ritenuto opportuno ed adottato fin dal primo momento) ogni 4-5 minuti e vendere 1 kg di pane, va da sé che a fine giornata non si recupera neanche il costo della farina!

I PANIFICATORI NON SONO SCIACALLI CHE INTENDONO APPROFITTARE DEL MOMENTO E NON VOGLIONO NEANCHE CHE PASTICCIERI E PIZZERIE DA ASPORTO RESTINO CHIUSI (COSA CHE NON AVVIENE IN ALTRE REGIONI D’ITALIA). TUTTAVIA NON INTENDONO METTERE A RISCHIO DI CONTAGIO I PROPRI FAMILIARI ED I PROPRI DIPENDENTI SUBENDO, ALLO STESSO TEMPO, VESSAZIONE DA ORDINANZE E PSEUDOCHIARIMENTI CHE STANNO FACENDO PIU’ DANNI DI QUANTI NE STIA FACENDO IL CORONAVIRUS!

Inoltre, e questo alle autorità sanitarie, se si ritiene che il contagio possa essere incrementato da alcuni cibi quali i prodotti dolciari, facciano chiarezza sull’argomento non solo per le aziende ma anche e soprattutto per tutti i cittadini della Regione (visto che in altre regioni non sembrano esserci queste problematiche).

A.P.L.P.L.N. – Aicast pres.G. PAPPACENA
UNIPAN Confcommercio pres. D. FILOSA
ASS. PANIF. SALERNO pres. N. GUARIGLIA
Panificatori Confartig. Salerno pres. C. Vieri
FEDERCONSUMATORI CAMPANIA pres. R. STORNAIUOLO

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