La nuova strategia degli Zagaria: estorsioni, droga e affari globali, 23 arresti
Napoli, 30 Marzo – Ventitré persone arrestate, di cui 19 in carcere e 4 ai domiciliari, e il sequestro di due aziende per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. È il bilancio dell’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Caserta contro il clan dei Casalesi, in particolare la fazione riconducibile al capoclan Michele Zagaria, detenuto da quindici anni.
Tra i destinatari delle misure cautelari figurano i fratelli del boss, Carmine e Antonio Zagaria, e il nipote Filippo Capaldo, figlio della sorella Beatrice, rintracciato e arrestato in Spagna, dove si era trasferito dopo la scarcerazione nel 2019. Secondo gli inquirenti, dopo essere tornati in libertà i fratelli del capoclan avrebbero continuato a gestire le attività della cosca, mantenendo il controllo del territorio attraverso estorsioni sistematiche ai danni di commercianti e imprenditori e intervenendo in diversi settori economici, in particolare nella compravendita di terreni.
L’indagine, avviata oltre cinque anni fa e successivamente sviluppata dalla Procura di Napoli, descrive un’organizzazione ancora strutturata e capace di adattarsi. La fazione Zagaria, pur senza ricorrere alla violenza eclatante del passato, avrebbe imposto il pagamento del pizzo anche per operazioni economiche ordinarie, come passaggi di proprietà, acquisto di terreni o avvio di attività commerciali. Parallelamente, il gruppo avrebbe ampliato i propri interessi al traffico di stupefacenti grazie a rapporti con esponenti della ’ndrangheta, in particolare con la famiglia Bellocco, per l’importazione di ingenti quantitativi di droga destinati al territorio casertano.
Nel corso della conferenza stampa, la Procura ha evidenziato anche proiezioni di riciclaggio all’estero e l’esistenza di una cassa comune utilizzata dal clan per sostenere le attività illecite. Gli investigatori hanno inoltre documentato episodi di intimidazione per costringere imprenditori e proprietari a cedere terreni, con minacce e colpi d’arma da fuoco esplosi a scopo coercitivo.
Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe progressivamente rafforzato una dimensione imprenditoriale, mantenendo al contempo metodi mafiosi tradizionali. Tra le società sequestrate figura anche un’azienda operante nel settore dei rifiuti solidi urbani, ambito storicamente ritenuto strategico per il gruppo. L’operazione, sottolineano gli investigatori, conferma la perdurante operatività della fazione Zagaria e la sua capacità di riorganizzarsi nonostante le numerose condanne inflitte ai vertici negli ultimi anni.
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