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Atalanta-Napoli: 2-0, errori difensivi e calo fisico: gli azzurri dicono addio alla Champions

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Bergamo, 3 Luglio – Napoli e Atalanta, le squadre più in forma dalla ripresa dei giochi, si affrontano allo Gewis Stadium di Bergamo in una sfida dal vago retrogusto di corsa Champions: Dodici punti da recuperare per gli azzurri posti di fronte all’ultimissima possibilità di afferrare in corsa il treno nerazzurro sparato a 3000 km/h.

I 90 MINUTI

Gattuso si affida alla banda dei titolari, fatta eccezione per Politano schierato al posto di Callejon; Gasperini è invece costretto a sostituire lo squalificato Malinovskyi con Pasalic, nella posizione di solito occupata da Ilicic, non ancora nella miglior condizione fisica. Il primo tempo gira intorno ad un parziale equilibrio: è principalmente il Napoli a portarsi in avanti su azioni manovrate, ma non si tratta di chiaro dominio territoriale. Al quindicesimo un’ottima iniziativa di Fabiàn Ruiz, che dipinge una traiettoria perfetta per la testa di Koulibaly, regala il primo sussulto della partita, ma il senegalese si limita a deviare la sfera, invece di schiacciarla, vanificando l’occasione. Due minuti dopo i bergamaschi rispondono alla chiamata alle armi con una spaventosa conclusione del Papu Gomez da fuori area, sulla quale è reattivo Ospina a lanciarsi proteggendo la sua porta dal pericolo. Gli azzurri attutiscono bene i colpi avversari senza più correre particolari pericoli, ma hanno problemi a crearne all’organizzato schieramento difensivo nerazzurro, disposto in modo da occupare totalmente l’area, limitando ed isolando gli inserimenti dei calciatori partenopei. L’ultima possibilità del primo tempo di sbloccare la sfida capita sulla testa di Politano il quale, quasi in prossimità del duplice fischio, fa partire una spettacolare azione con un perfetto lancio sull’inserimento in area di Insigne; il capitano, defilato e costretto allo scarico rapido per la reattiva manovra di disturbo avversaria, appoggia intelligentemente a Mario Rui che, accorso in aiuto al compagno, chiude il triangolo con Politano; ma l’ex-Inter, arrivato davanti alla porta, colpisce male di testa spedendo alto la sfera. Il momento topico della sfida si presenta nei primissimi minuti della ripresa e, a dispetto di quanto vogliano far intendere molti in queste ore, l’atteggiamento dell’Atalanta non ha subito alcun mutamento rispetto al primo tempo, i bergamaschi sono stati agevolati da sbandamenti difensivi e mancanza di concentrazione degli avversari. Al quarantasettesimo, Gomez supera la pressione azzurra con uno scavetto raggiungendo Castagne, lasciato libero da Mario Rui, intento a coprire la posizione di Insigne visibilmente stanco e quindi in ritardo nel ripiegamento difensivo; l’esterno belga fa partire un traversone basso respinto da Koulibaly e raccolto da Fabiàn quasi fuori l’area di rigore; lo spagnolo si rende colpevole di un grave infortunio, facendosi strappare il pallone da Freuler, il quale lo affida nuovamente agli eruditi e raffinati piedi del capitano nerazzurro; el Papu è libero di pensare ed effettuare un cross sull’inserimento di Pasalic in area, anch’egli lasciato completamente solo e di testa lo appoggia in rete. “L’errore ci può stare, ciò che non ho sopportato è stato l’atteggiamento dopo il gol subito, invece di giocare abbiamo pensato a protestare.” Questa l’analisi lucida di Gattuso, nel post partita, su ciò che è avvenuto alla sua squadra in quegli otto minuti tra il primo ed il secondo gol. Gli azzurri si sono, infatti, lasciati sopraffare dal nervosismo, allentando la concentrazione sulla partita e la dea ha propinato il knockout. Toloi comanda la ripartenza dei suoi contro una difesa azzurra totalmente sbilanciata; appoggia la sfera sulla destra, a Castagne, che gliela restituisce nel cuore dell’area; il difensore, con perfetta visione di gioco, vede Gosens libero sulla sinistra e gli offre la possibilità di esplodere un diagonale infallibile. Il resto del match è caratterizzato da un disperato assalto partenopeo, respinto senza particolari paturnie dall’organizzato e maniacale atteggiamento difensivo dei nerazzurri, arroccati nella propria metà campo.

LA LEZIONE DEL GEWIS STADIUM

Nonostante abbia leso anche il residuo scricciolo di speranza di approdare in Champions League passando per il quarto posto, la sconfitta di ieri non è stata deleteria e ridimensionante. Affermarlo alla vigilia di stagione sarebbe apparsa un’eresia, ma ad oggi l’Atalanta è una squadra migliore del Napoli, gli azzurri, nonostante le vittorie ed i buoni risultati conseguiti, sono ancora in fase di costruzione, di rodaggio ed in questo senso straordinarie sono state le dichiarazioni di Gattuso il quale, alla fine del match, ha illustrato per filo e per segno l’abito su misura che ha intenzione di cucire per questa rosa e ha, contestualmente, ghindato le ambizioni a livelli stellari. Probabilmente uno degli errori commessi dal tecnico calabres, a Bergamo si ricollega proprio ad una questione progettuale: ad oggi Politano appare appannato e privo di idee frizzanti e nonostante ciò viene molto spesso riproposto nello schieramento titolare; il fatto che l’ex-Inter occupi la zona di campo da sempre di proprietà dell’ormai annunciato partente Callejon, fa pensare ad una sorta di svezzamento, di preparazione per lui in vista della prossima annata, scenario che però in qualche modo vedrebbe tagliato fuori Lozano, al quale ultimamente viene riservato spazio solo da subentrante, nonostante sia tornato visibilmente in forma. Vendere il messicano, apostrofato preventivamente come il nuovo Vargas da coloro i quali si muovono, nelle loro valutazioni superficiali, solo trascinati dal vento, sprovvisti di una solida struttura mentale che gli permetta di pensare liberamente, sarebbe un grave errore di valutazione da parte della società, che, così facendo, scaricherebbe, erroneamente, le colpe dello scarso rendimento, completamente sulle spalle del calciatore, disperdendo anche il patrimonio sborsato la scorsa estate per acquistarlo. Ad oggi el Chucky merita più spazio da titolare rispetto a Politano e bisognerebbe concederglielo insieme alla possibilità di rilanciarsi il prossimo anno.

IMPREVEDIBILITA’

Gli obiettivi a lungo termine di questa dea ci appaiono, ad oggi, ancora sfocati, perché la squadra di proprietà di Percassi ci ha crudelmente mostrato la tremenda miopia della mentalità calcistica italiana di questi anni: l’abbiamo sottovalutata, catalogata come sorpresa e puntualmente ci ha smentiti arrivando a conseguire risultati che nemmeno credevamo potessero appartenere al tracciato che si apprestavano a calcare. Le battute sul doping suscitano ilarità per l’apparente instancabilità dei protagonisti in campo, ieri ancora superiori sul piano fisico agli avversari, ma la realtà è che non ci sono trucchetti loschi, la vera formula magica va ricercata nella solida e vincente progettualità, ideata e costruita con ingegno e duro lavoro. Allora perché non guardare ad agosto come alla possibilità di performare anche in Champions League, andandosela a giocare contro le grandi d’Europa e perché non pensare alla prossima stagione come a quella giusta per spiccare definitivamente il volo ed andare a battagliare per lo scudetto, dato che ormai, come detto da Gasperini nel post gara, si sono battuti sul campo tutti i migliori club italiani degli ultimi anni. Bisogna, infine, spendere due parole per la prestazione impossibile da omettere del Papu Gomez, poeta a tutto campo; sovrintendente assoluto delle operazioni offensive bergamasche; principale proprietario delle chiavi del centrocampo nerazzurro, che elargisce ai mediani quando c’è da difendere; regista, incursore, trequartista, capitano dal grande acume tecnico e tattico; trascinatore della sua banda, istruito sotto le indicazioni del suo mister, il quale si fida ciecamente e nutre una profonda stima per lui.

 

Matteo Ariola

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