Cultura

Antonella Capobianco e i suoi sogni di scrittrice emergente tra attualità e impegno civile

Napoli, 4 Settembre – Antonella Capobianco è una scrittrice napoletana esordiente che è stata pubblicata quest’anno dalla piccola casa editrice capitolina PAV Edizioni, nel mese di febbraio 2021. “Nei nostri sogni”, questo il titolo della sua opera prima, racconta di una madre alle prese con le angosce e le preoccupazioni legate alla vita dei suoi due figli, e soprattutto con la paura più grande che si concretizzi per noi esseri umani: la morte.

Sospesa tra sogno e realtà, la sua capacità di comunicazione ultraterrena proverà a lenire le ferite e a salvare le persone che ama dai virus dell’intolleranza e dell’omofobia, temi delicati di cui parla il libro che è stato presentato tra il pride 2021 a Napoli e l’evento al Caffè e Bistrot letterario del Tempo del Vino e delle Rose a Piazza Dante a luglio 2021. Ce ne parla in questa piccola intervista.

Antonella, raccontaci di te: cosa fai, di cosa ti occupi e, soprattutto, parlaci di questo tuo primo libro e della sua protagonista, Emma.

“Sono una giornalista mancata. Da ragazza ho iniziato un percorso in tal senso, per poi abbandonarlo e dedicarmi alla famiglia. Ma non è mai troppo tardi per dare vita ai propri sogni. Ho realizzato questo romanzo e sono contenta di averlo pubblicato. La storia è drammatica, come in fondo lo è la vita reale e  Emma è una madre che cerca disperatamente e con tutte le sue forze di intervenire nella vita dei suoi figli, continuando a prendersi cura di loro. L’atmosfera soprannaturale in cui ho collocato la vicenda rappresenta anche la metafora del complesso rapporto tra genitori  e figli, che rende complicata l’interazione tra loro”.

Chi dovrebbe leggerlo e perché.

“Credo che possa essere una lettura interessante per chiunque, in special modo per quei genitori che vivono il rapporto coi figli in maniera conflittuale.  Perché troppo spesso intravediamo erroneamente  nei nostri figli attitudini e aspetti caratteriali che avremmo desiderato per noi stessi, perciò quando poi ci accorgiamo di come sono veramente, non sempre siamo pronti ad accettarli. Ed è quello che in parte succede anche ad Emma”.

Hai pensato ai personaggi ispirandoti a persone che hai incontrato, familiari, amici, “fantasmi” del tuo passato?

“Si in ogni personaggio c’è una parte di coloro che fanno parte della mia vita, anche dei “fantasmi” del passato”.

Hai paura dei fantasmi? O di incontrarli in sogno?

“Non né ho paura e comunque, come ogni nostra paura, vanno affrontati anche loro”.

Tu sogni?

“Io sogno moltissimo, al punto da vivere intensamente il sogno come se fosse un’altra realtà. Faccio sogni vividi e lucidi e purtroppo anche tanti incubi”.

Sei anche un po’ onironauta, hai dichiarato altrove, se non erro…

“Non so se lo sono, ma mi è capitato di sognare di vagare per casa, consapevole di dormire”.

Il tuo rapporto con la questione dell’omofobia e con la comunità LGBT, se hai amici o conosci persone che sono omosessuali o che purtroppo hanno vissuto attacchi o episodi di omofobia…

“Sono indignata che il nostro paese ancora non riesca a liberarsi di pregiudizi vergognosi relativi agli aspetti più intimi della persona. Sono indignata anche dal fatto che se ne debba parlare, ma lo trovo necessario per favorire il cambiamento culturale, affinché un giorno, spero non troppo lontano , qualunque orientamento sessuale sia accettato con naturalezza”.

Sei credente?

“Un tempo pensavo di essere cattolica, ma il mio pensiero libero contrasterebbe troppo con la dottrina cattolica. Ho una mia spiritualità, in fondo credo che una parte di noi continui a vivere oltre la morte corporale, ma sicuramente non credo in Dio, nessuno delle tre grandi religioni monoteiste. In nessuno di loro intravedo alcuna compassione per l’essere umano”.

Chi ti ha ispirato nella stesura del libro: storie, vissuto personale, film, autori, cultura personale, studio scolare?

“Un po’ tutto questo. In fondo nel libro affronto aspetti della vita che sono reali, anche se rappresentati  in un’ambientazione surreale, per cui le storie che ho letto, alcuni film che ho visto (Premonition, Al di là dei sogni per citarne qualcuno), e anche molto del mio vissuto hanno contribuito alla creazione di questa vicenda”.

La tua famiglia è contenta di questo debutto?

“Questo romanzo è stato molto sofferto, perché la sua realizzazione è stata ostacolata da molte mie paure e dubbi. Non avevo alcuna intenzione di pubblicarlo. Doveva rimanere una mia creatura da proteggere dalla crudeltà del mondo. Poi da madre ho pensato che avrei avuto piacere di leggere una storia così piena di amore. Quindi, se anche i detrattori fossero più di coloro che apprezzeranno questa storia, sarei comunque soddisfatta per quei lettori che lo avranno apprezzato. Sono stati proprio i miei figli a convincermi a tentare una pubblicazione. Sono contenta di averlo fatto”.

Il commento o complimento più bello ricevuto finora per il tuo libro?

“Alcuni lettori hanno trovato rasserenante l’ipotesi della vita oltre la morte che ho inserito nel romanzo come filo conduttore della storia”.

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