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Agli sgoccioli il decennio 2010-2020: cosa resterà?

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Che ci piaccia o meno il tempo passa e il decennio è agli sgoccioli. Si porta con sé tante battaglie perse e alcune vinte senza darci tregua ma con l’opportunità di riflettere su quello che è stato. Segnato da avvenimenti come la Grande Recessione e la diffusione del virus SARS-CoV-2, ha portato alla ribalta temi come quello del surriscaldamento globale e norme etiche legate all’utilizzo delle tecnologie.

 

 

Napoli 17 Dicembre – Si sta per chiudere un decennio, quello che dal 2010 ci ha accompagnati alla fine di un anno particolarmente difficile e doloroso da sopportare. In dieci anni la società ha mutato il suo aspetto, la tecnologia ha fatto passi da gigante inglobando completamente le nostre vite, governi si sono succeduti, le nazioni di tutto il mondo si sono trincerate a difesa e vantaggio dei propri confini, l’emergenza climatica si è prepotentemente imposta come argomento di dibattito, gli assetti economici e politici hanno prodotto un massiccio spostamento di masse da un continente ad un altro, da un paese ad un altro, incidendo sul multiculturalismo sociale.

Cosa resterà al mondo intero di questo decennio? Nel 2010 il mondo faceva i conti con la più grande crisi economica dal dopoguerra. L’Italia usciva dal suo anno peggiore, il 2009. Barack Obama era da poco presidente degli Stati Uniti d’America.

L’attivismo della BCE

Tra il 2010 e il 2011 con la crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi, in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari, una soluzione adottata fu quella dell’erogazione di ingenti prestiti da parte di FMIBCE e Commissione europea denominati “piani di salvataggio”, volti a scongiurare possibili default, a prezzo però di politiche di bilancio fortemente restrittive sui conti pubblici (austerità) con freno a consumi e produzione e alimentazione della spirale recessiva.

Il 2009-2019 si chiude su scala mondiale come il decennio nel segno del QE, la politica monetaria ultra-accomodante del quantitative easing.

Dal 2009 la Bce ha accumulato attività in bilancio per 2.700 miliardi circa tra titoli di Stato, obbligazioni, cartolarizzazioni. Gli interventi mastodontici della Bce hanno scongiurato la Depressione e la Deflazione, hanno tenuto in vita il mercato obbligazionario e interbancario e assicurato il credito all’economia in tempi di crisi eccezionali: anche con un ruolo di “supplente” per alimentare la crescita quando i governi latitavano o quando il motore della macchina dell’Eurozona non andava a pieni giri.

In tutto il decennio, gli eccezionali interventi di spesa pubblica, incoraggiati dai tassi ultrabassi delle banche centrali, sono stati mirati a sostenere la crescita e ad assicurare stabilità finanziaria.

Obama, Trump e i regimi populisti

Il decennio viene inaugurato con il primo presidente degli Stati Uniti d’America di colore nel 2009, Barack Obama, e si conclude con la fine del mandato di Trump e della sua dottrina isolazionista.

In questo periodo di tempo i regimi populisti guadagnano piede nelle democrazie, anche quelle europee. Uno studio condotto sui discorsi di circa 140 leader mondiali, suggerisce che il numero di leader populisti è più che raddoppiato dai primi anni duemila. Lo studio mostra anche come i politici in tutto il mondo hanno adottato argomenti populisti, considerando la politica come una battaglia tra la volontà di persone ordinarie ed élite corrotte ed egoiste.

L’espansione più significativa, tuttavia, si è verificata negli ultimi cinque anni, quando più populisti sono saliti al potere nell’Europa centrale e orientale, e le elezioni di Donald Trump, Narendra Modi dell’India, Andrés Manuel López Obrador del Messico e Jair Bolsonaro del Brasile hanno messo i populisti in potere in alcuni dei paesi più popolosi del mondo.

Il politologo olandese Cas Mudde definisce il populismo come la forza che contrappone una non meglio specificata volontà generale a quella di una altrettanto vaga élite. La prima depositaria di bene e verità, la seconda corrotta e opaca. Dal prosperare del populismo, ne consegue un atteggiamento di chiusura degli stati, a favore del proprio territorio e contro un nemico esterno.

Nel caso di Trump, è il mondo esterno incarnato da Europa, Cina, Messico, Canada che ha approfittato degli Stati Uniti a giustificare la dottrina isolazionista dell’America.

Nel caso del presidente della Turchia Erdogan è la chiusura del mondo occidentale nei confronti della Turchia ad alimentare in parte la sua azione politica ultra nazionalista.

Il leader ungherese Viktor Orban ha invece consolidato il suo potere difendendo i confini, l’identità cristiana e l’omogeneità etnica del Paese dai grandi flussi migratori generati dalle guerre in Medio Oriente e dalla povertà in Africa.

Uno scenario simile si è presentato anche nel Regno Unito, dove i conservatori hanno vinto le ultime elezioni grazie allo slogan più populista che si potesse mettere in campo dai tempi del referendum del 23 giugno 2016: “Get Brexit Done”, portare a termine la Brexit, consolidare il divorzio del Regno Unito con l’Europa.

Rivoluzione digitale

La rivoluzione digitale che di cui siamo stati e siamo tutt’ora testimoni è della portata tale da aver cambiato in maniera radicale le nostre vite. La pervasività del digitale nelle nostre vite è indiscutibile: dieci anni fa nessuno guardava video sul cellulare durante un viaggio in treno o in metropolitana. Netflix non esisteva e nemmeno Instagram. Il nostro rapporto con il telefono è cambiato radicalmente; quello che è successo è stata una progressiva crescita della nostra fruizione dei contenuti su mobile. Facciamo acquisti, guardiamo contenuti, carichiamo contenuti, ci teniamo in contatto con gli altri, lavoriamo. Lo smartphone è diventato il cardine della nostra esistenza. Sono diventati popolari diversi servizi via app che hanno fatto del nostro telefono uno strumento capace di un impatto estremamente reale sull’economia e gli equilibri urbani. Come Uber e Airbnb. Prenotiamo tramite app quasi tutti gli impegni che fanno parte della nostra routine: dai sevizi agli uffici pubblici, ai trasporti, alle cene al ristorante, non c’è app che sfugga.

l primo iPhone fu lanciato da Steve Jobs nel 2007, ma arrivò in Italia a metà 2008. Nel 2010, quando è iniziato il decennio che va a concludersi, Apple lanciò l’iPhone 4. Facebook, che dall’estate 2008 anche in Italia stava crescendo forte, da pochi mesi aveva introdotto i commenti ai post. Amazon, in autunno, apriva il suo sito di e-commerce in Italia. L’inizio del decennio ha così segnato la genesi del nostro universo digitale.

Una rivoluzione di tale portata ha non solo arricchito enormemente le grandi piattaforme e i loro azionisti ma anche modificato radicalmente l’atteggiamento dei governi e delle istituzioni nei confronti dei colossi in questione. I governi di tutto il mondo si stanno organizzando per formulare leggi che regolino il comportamento sul mercato, stando bene attenti a disciplinare qualsiasi condotta non convenzionale. Basti citare la recentissima causa antitrust del governo degli Stati Uniti contro Alphabet, holding di Google, accusata di condotta anticoncorrenziale al fine di mantenere una posizione di monopolio nei motori di ricerca e nella pubblicità digitale. Il rischio è quello di bloccare l’innovazione in virtù della propria forza strutturale o finanziaria.

Altro danno collaterale è l’utilizzo un po’ troppo disinvolto dei dati degli utenti. Dopo il caso Cambridge Analytica è soprattutto Mark Zuckerberg a essere sotto accusa. I riflettori si accendono sugli standard etici dei social media, sulla protezione dei dati degli utenti online, sul diritto alla privacy.

Le sfide riguardanti il futuro prossimo riguardano le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale e la sua applicazione nei più disparati ambiti della vita quotidiana.

Emergenza climatica

Si impone prepotentemente all’attenzione del dibattito pubblico il problema dei cambiamenti climatici e le conseguenze nefaste che essi si portano dietro. Sebbene non si tratti di un problema di recente formulazione, è solo nei primi anni duemila che concretamente si cerca, attraverso leggi, regolamentazioni in termini di emissioni, comportamenti da seguire e linee guida, concretamente di limitare i danni di un processo che si avvia a diventare irreversibile. Il decennio 2009-2019 si è chiuso con diversi campanelli d’allarme e qualche buona notizia. I primi sono scanditi da un’accelerazione del fenomeno sempre più acuta.

Secondo i dati dell’Organizzazione metereologica mondiale, tra 2015 e 2019 si è registrato un tasso di crescita della CO2 superiore del 20% a quello dei cinque anni precedenti: la temperatura che si registra nel 2019 è superiore di 1,1 gradi centigradi rispetto al mondo antecedente alla rivoluzione industriale, con un balzo di 0,2 gradi sul solo 2011-2015.

Le buone notizie riguardano una maggiore sensibilità rispetto al problema in questione, un dibattito attivo in merito e un certo risveglio da parte della politica. Si pensi agli esperimenti di piazza con il People’s Climate Movement che dal 2014 si batte per chiedere cambiamenti politici e sociali con il fine di invertire o mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Il 2018 è stata la volta dei Fridays for future, gli scioperi scolastici per il clima ispirati dall’attivista svedese Greta Thunberg.

E la politica come ha reagito?  Nel 2015 è arrivata la firma dell’Accordo di Parigi, riguardo alla riduzione di emissione di gas serra a partire dall’anno 2020.

Nel 2019 Nel 2019 la nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen si è fissata come priorità il contrasto al climate change, con un maxi-piano industriale a impronta verde: il «Green new deal», una tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’Unione Europea. Gli obiettivi di questo ultimo piano riguardano:

  • nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra;
  • la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse;
  • nessuna persona e nessun luogo sia trascurato.

La buona Italia del food and wine Made in Italy

Negli ultimi dieci anni l’export di cibo e vino Made in Italy ha registrato un boom, facendo un balzo dell’84% (passando da un fatturato all’estero di 19 miliardi a uno di 35) trainando al rialzo l’intero giro d’affari dell’industria alimentare italiana passata nello stesso periodo da 120 a 145 miliardi di euro.

Secondo i dati di Federalimentare, le migliori performance riguardano la vendita estera del vino Made in Italy il cui giro d’affari estero è passato da 3,8 a 6,8 miliardi, +80,3%. Ma ottimi risultati sono stati anche quelli messi a segno dal settore dolciario (4,6 miliardi di export, +119% rispetto a dieci anni fa), dal settore dei salumi (1,7 miliardi di esportazioni, +92%) e dal settore lattiero caseario (3,4 miliardi +125% rispetto al 2009).

Bene anche un altro prodotto bandiera del made in Italy: la pasta (2,5 miliardi di export, +68% rispetto al 2009).

Il decennio che ci sta per salutare ha visto anche lo spostamento di grandi masse migratorie, la ricollocazione dei migranti nei territori dell’Unione Europea e fuori; è stato il decennio del terremoto ad Haiti nel gennaio 2010 che riporta un totale approssimativo di 222.517 morti; ha assistito alla morte di Osama bin Laden leader di al-Qāʿida, la più nota organizzazione terroristica internazionale, attiva a partire dalla fine del XX secolo, di stampo jihādista, responsabile degli attentati dell’11 settembre contro gli Stati Uniti d’America; ancora si è reso testimone dello scoppio della guerra in Siria e, nel 2012 del naufragio della Costa Concordia in prossimità del porto dell’Isola del Giglio.

Nel 2012 assiste alla scoperta da parte degli scienziati del CERN dell’esistenza del Bosone di Higgs, particella associata al campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo conferendo la massa alle particelle elementari; e piange la scomparsa di una grande scienziata di nome Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina nel 1986.

Annovera tra i suoi eventi le dimissioni di Papa Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco e il diffondersi dell’allarme Ebola, epidemia che inizia in Guinea nel mese di febbraio 2014 per poi diffondersi in Liberia, Sierra Leone e Nigeria e registra 10.704 morti, quasi a preannunciare il nefasto destino che si sarebbe abbattuto sul mondo intero pochi anni dopo.

Non va dimenticato l’attentato terroristico a Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015 che segna dodici morti tra la redazione del giornale satirico e forze dell’ordine.

Il 23 giugno 2016 è la volta dell’Inghilterra che tiene il referendum consultivo con il quale i cittadini britannici votano per decidere se il Regno Unito deve rimanere o meno nell’Unione europea. Vincono i “pro-Brexit” con il 51,9% dei voti contro il 48,1% degli “europeisti”.  Donald Trump viene eletto presidente degli Stati Uniti d’America.

E il 2020? Il 2020 che è ormai agli sgoccioli porta i segni di una crisi sanitaria mondiale, un anno insolitamente statico che ha minato tante piccole certezze della quotidianità, a partire dagli affetti stabili passando per il lavoro e giungendo alla socialità. Un anno che si dispiega a colpi di DPCM da parte dello Stato che, almeno nel linguaggio e nelle tecniche di comunicazione utilizzate, più che un atteggiamento paternalistico ha assunto quello da sovrano assoluto: “Vietiamo, permettiamo, consentiamo”.

La certezza è quella che l’avvento del nuovo anno non porti una netta soluzione del problema ma, che siamo pronti o meno, le nuvole si stanno diradando, il vaccino è quasi pronto per cominciare la sua distribuzione. Non ci resta che rialzarci e continuare la nostra vita, lotta dopo lotta.

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