Il grido della Terra dei Fuochi: Papa Leone XIV scuote le coscienze

Acerra, 23 Maggio – Acerra non ha accolto soltanto una visita pastorale. Ha accolto uno sguardo. Uno sguardo posato su una terra ferita, consumata per anni da veleni ambientali, traffici criminali, silenzi istituzionali e dolore umano. Ma anche una terra che resiste, che lotta, che pretende riscatto.

Papa Leone XIV ha scelto Acerra, cuore simbolico della Terra dei Fuochi, per lanciare un messaggio che va oltre i confini della Campania e attraversa il Paese intero: la rassegnazione non può diventare destino, il degrado non può trasformarsi in normalità, la vita deve prevalere sulla morte. Davanti ai sindaci dei novanta comuni coinvolti nell’emergenza ambientale e alle comunità segnate da decenni di ferite profonde, il Pontefice ha pronunciato parole destinate a lasciare un segno.

«La vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà». Un’affermazione potente, quasi un manifesto morale rivolto a un territorio che troppo spesso ha conosciuto l’altra faccia della realtà: roghi tossici, sversamenti illegali, malattie, lutti, paure.

Ma il Papa non si è fermato alla consolazione. Ha scelto la strada più difficile: quella della responsabilità. «Occorre scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte». Parole che diventano richiamo civile prima ancora che spirituale. Perché, ha ammonito Leone XIV, esiste una forma subdola di complicità che alimenta il male: la rassegnazione. «C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare decisioni necessarie e coraggiose».

È lì che, secondo il Pontefice, attecchiscono illegalità e degrado. Nel fatalismo che scarica sugli altri responsabilità collettive. Nel lamento che sostituisce l’azione. Nella convinzione che nulla possa cambiare. «Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze».

Una denuncia netta. Ma anche una chiamata all’impegno condiviso. «Assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita. Il bene comune viene prima degli affari di pochi». Un passaggio che assume un significato particolare in una terra dove, per decenni, interessi criminali e inerzie istituzionali hanno prodotto conseguenze devastanti sul territorio e sulla salute pubblica.

La visita di Leone XIV arriva infatti in un momento delicato, mentre le istituzioni rivendicano un cambio di passo nella lotta contro i reati ambientali. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, presente ad Acerra al termine dell’incontro, ha raccolto e rilanciato il messaggio del Pontefice. «Più la bellezza è fragile, più richiede cura e responsabilità».

Una frase che diventa fotografia perfetta della Terra dei Fuochi: un’area dalla straordinaria ricchezza ambientale e culturale, ma resa vulnerabile da decenni di interventi criminali e incuria. Mantovano ha ricordato gli strumenti messi in campo dal Governo: nuovi dispositivi normativi, potenziamento della videosorveglianza, utilizzo dei droni per il contrasto agli sversamenti illeciti, incremento delle risorse operative.

Un lavoro che, secondo i dati illustrati, ha già prodotto risultati concreti: tonnellate di rifiuti rimosse dalle strade dell’area e cinquantasei arresti da agosto a oggi, alcuni resi possibili dall’applicazione della cosiddetta flagranza differita, che consente di utilizzare immagini raccolte dai sistemi di monitoraggio per intervenire rapidamente contro i responsabili.

Ma il sottosegretario ha insistito soprattutto su un altro punto: il cambiamento culturale. «La rassegnazione è qualcosa di comodo che porta a scaricare sugli altri responsabilità e competenze». Una riflessione che richiama direttamente il cuore del messaggio papale.

Accanto alla repressione, emerge poi il tema della prevenzione sanitaria. Mantovano ha annunciato l’intenzione di anticipare l’età minima per alcuni screening sanitari da cinquanta a quarant’anni, nel tentativo di ampliare gli strumenti di tutela per popolazioni che per troppo tempo hanno convissuto con fattori di rischio ambientale.

Ad Acerra, però, la politica ha scelto soprattutto il linguaggio dell’ascolto. Perché questa terra porta ancora i nomi e i volti di famiglie che hanno perso figli, di madri che hanno accompagnato malattie inspiegabili, di attivisti rimasti per anni sentinelle solitarie contro il silenzio.

Il sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi, ha letto la presenza del Pontefice come un gesto di prossimità concreta. «Ha lenito il dolore e ha dato speranza». Una speranza che non può restare simbolica. Manfredi ha ribadito l’impegno istituzionale sul fronte della sostenibilità ambientale, del contrasto agli illeciti e delle bonifiche, indicando un obiettivo ambizioso ma necessario: cancellare definitivamente il marchio della “Terra dei Fuochi” e restituire a questi territori la loro identità originaria. Una terra felix. Una terra capace di tornare a vivere.

Anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha sottolineato la portata della visita. «La giustizia ambientale e sociale e la difesa della casa comune sono responsabilità che sentiamo nostre». Parole che si inseriscono dentro una battaglia che Acerra combatte da anni: quella per il diritto alla salute, all’ambiente, alla dignità.

La presenza di Papa Leone XIV assume così un valore che supera la cronaca. Tre visite nell’area napoletana in appena quindici giorni raccontano una scelta pastorale precisa: stare accanto alle periferie ferite, ai territori dimenticati, alle comunità che chiedono non soltanto solidarietà, ma giustizia. Ad Acerra il Pontefice non ha promesso miracoli. Ha fatto qualcosa di più difficile. Ha chiesto responsabilità. Ha indicato una direzione. Ha ricordato che il cambiamento non nasce soltanto dalle leggi o dagli interventi pubblici, ma da coscienze che decidono di non voltarsi più dall’altra parte. Perché una terra può guarire. Ma prima deve scegliere di vivere.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.