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TERRIFIC!

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Riflessioni sulla conversazione del 10 febbraio 2021 con i frequentanti l’Istituto “Antonio De Curtis” di Casavatore

Casavatore, 13 Febbraio – Quando certi momenti non si vivono in prima persona, risulta alquanto complesso comprenderne i connotati terrificanti: le generazioni moderne, com’è noto, sono abituate a vivere in condizioni di apparente serenità, nonostante il Sars-CoV-2 abbia seriamente compromesso i loro spazi, i loro rapporti e, in un certo senso, quel diritto allo studio che la Costituzione garantisce; chi ha vissuto la giovinezza durante il periodo a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, però, è diventato adulto prima del tempo, dal momento che s’è improvvisamente trovato a dover fare i conti con la guerra, con la miseria e, in particolare, con quelle ” barriere” frutto della mentalità retrograda e bestiale di chi deteneva allora il potere. 

Molti di essi, a fronte di cotanta barbarie, finivano con il dimenticare di essere umani: lo Stato li considerava “non ariani”, “giudei”, “disabili”, “zingari”, et cetera, negando loro ogni sorta di dignità; ma, nonostante tutto, continuavano a sperare – come precisato dall’Assessore all’Istruzione, Imma Calvano, nel suo saluto istituzionale -, cercando di non far venir meno il sorriso.

Per tal ragione, ho voluto leggere ai ragazzi “L’omo e la scimmia“, una favola in versi, composta in dialetto Romanesco da Trilussa, con l’intento di far capire loro che i luoghi comuni vanno totalmente rimossi dalle nostre menti: ne riporto integralmente il testo, affinché i Lettori – a cominciare da quelli più giovani – possano comprendere appieno il reale significato del termine “umanità” (su cui ho incentrato il lavoro inerente all’incontro con i ragazzi della “Benedetto Croce”) e, parallelamente, ricordare che l’homo discende…proprio dagli australopithekoi, ovverosia dalle scimmie!

L’OMO E LA SCIMMIA

“L’Omo disse a la Scimmia:

– Sei brutta, dispettosa:

ma come sei ridicola!

ma quanto sei curiosa!

Quann’io te vedo rido:

rido nun se sa quanto!…

La Scimmia disse: – Sfido!

T’arissomijo tanto!”

 

Il poeta di Trastevere, nei suoi struggenti versi, vuole porre in evidenza che l’uomo – come ha puntualizzato, peraltro, il Dirigente dell’Istituto, professor Giuliano Mango – è senza ombra di dubbio la creatura più pericolosa, considerata la sua persistente brama di prevaricare sull’altro.

Il ricorso, da parte di Trilussa, ad esempi strettamente connessi con la realtà quotidiana costituisce un valido sprone a meditare approfonditamente riguardo alle parole che pronunziamo ed al modo in cui sogliamo agire nel rapportarci ai nostri simili.

A pensarci bene, la filastrocca in parola riflette appieno quanto spesso accade oggigiorno, specie all’interno degli impianti sportivi, ove certi beceri travestiti da tifosi sono avvezzi ad intonare cori dal contenuto inqualificabile – oppure riprodurre il classico “verso della scimmia” -, tramutando di colpo il divertimento in mestizia.

Desidero, poi, concentrare le mie attenzioni su un’interessantissima domanda, rivoltami da un allievo, riguardo alle ragioni che conducono al negazionismo in generale, alla quale ho risposto che esso costituisce la diretta conseguenza di una cattiva voglia di apprendere e/o di una mancanza di memoria: ecco perché ritengo che la Scuola sia, insieme con la Famiglia, il luogo in cui infondere nei cuori dei giovani la consapevolezza che, col trascorrere dei secoli, son stati commessi errori colossali che han portato, poi, al verificarsi di drammi indescrivibili.

Il razzismo, gli stereotipi e le condotte violente possono esser sconfitti soltanto a colpi di libro e – come da me rammentato a più riprese nel corso dell’incontro – mettendosi insieme, come una squadra di calcio: la povertà, materiale e spirituale, si combatte con la conoscenza! 

  

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