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Terra Nostra a Carbonara di Nola: intervista al dottor Domenico De Cicco sul senso e il Valore dell’Associazionismo culturale

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Carbonara di Nola, 15 Dicembre – Cosa significa fare associazionismo? Ne parliamo con il dottor Domenico De Cicco, presidente da oltre 10 anni del Centro “Giorgio La Pira”, tra le persone che hanno sostenuto in tutto e per tutto l’associazione culturale “Terra Nostra” di Carbonara di Nola, un gruppo coeso e ricco di idee, che ha proposto già da qualche settimana il suo programma di iniziative e di eventi per il 2019.

Il dottor De Cicco ci concede un’intervista e ci illustra meglio il senso e il valore dell’associazionismo.

Quale è l’aspetto predominante di un’attività associativa di tipo culturale?

«La ringrazio per la domanda, mi offre l’opportunità di parlare di un argomento, che da sempre mi sta a cuore, quello dell’associazionismo e del volontariato o per meglio dire della promozione della cultura dello stare insieme, che non sempre è data per scontata, in particolare oggi che viviamo un tempo, in cui l’individualismo prevale sull’altruismo e sembra che non esistano più valori, ragioni o ideali per cui lottare».

Come nasce il suo rapporto con Carbonara?

«Ho sempre creduto nelle relazioni amicali, sincere ed autentiche, quelle che possiamo definire relazioni educative permanenti, grazie ad una amicizia di questo tipo nasce il mio rapporto con Carbonara: un luogo ameno, nell’immaginario quasi una Macondo, la città dei Cent’anni di solitudine del grande Gabriel Garcia Marquez, dove alimentare e sostenere i sentimenti migliori dell’animo umano. Ricordo i racconti di un mio zio, giocatore di bigliardo, che mi decantava le sue gesta nei tornei che, una volta, si organizzavano a Carbonara».

Allora Carbonara, per lei è quasi un luogo fantastico?

«Sicuramente nel mio immaginario Carbonara è un luogo dolce, ameno, ricco di storia e tradizioni religiose e non solo, come ben ha raccontato la professoressa Casalino nel suo libro Via dal silenzio, ma anche una realtà difficile che racchiude in sé tutte le problematiche che investono i tanti paesi del nostro Meridione e in particolare la provincia di Napoli».

Quali sono questi problemi?

«Mancanza di opportunità di lavoro, mancanza di opportunità educative, mancanza di spazi dove creare ragionamenti, fare cultura, innestare percorsi educativi, curare l’intelligenza di un territorio, attrezzare la cassetta degli arnesi dei nostri ragazzi, per meglio poter leggere la complessità del nostro tempo. Spazi dove imparare a vivere la democrazia».

Quindi si tratta di carenze ataviche, storiche?

«Se riflettiamo, noi viviamo in una regione e in  una provincia, la Campania, Napoli, tra le più  degradate, devastate, abusate e violentate da sciacalli di ogni tipo e di ogni dove, viviamo in una terra che per secoli ha saputo accogliere infinite culture, creando una commistione sanguigna che non conosce pari in nessuna parte del mondo, una terra con un popolo dal carattere allegro e remissivo, che nei momenti storici cruciali è andato sempre contro i propri interessi, terra lambita da un mare, quello mediterraneo, il lago di Tiberiade di Giorgio La Pira, che più che dividere i popoli li avrebbe dovuti unire, una terra che ha esportato il lamento e la bellezza della sua musica in ogni parte del pianeta, terra resa fragile dalla forza della natura scatenata dell’eruzioni e dei terremoti, terrorizzata dalla potenza militare della camorra con una quotidianità  tempestata di eventi tragici, dove la devianza sociale ha raggiunto picchi altissimi, come quelli dei tumori in quell’area chiamata terra dei fuochi, terra dove un posto di lavoro non rappresenta mai un diritto, ma sempre un favore, terra dove i comportamenti illegali sono la normalità, terra una volta felice ed oggi arsa viva defraudata e saccheggiata di ogni speranza».

Cosa ha prodotto questa condizione?

«Ha prodotto che nei nostri territori, purtroppo, la regola del più forte, del più disonesto e del più furbo è diventata il valore assoluto».

E’ possibile trovare una via d’uscita a tutto questo?

«Di fronte a scenari così deprimenti, bisogna recuperare l’indocilità impertinente, intelligente, creativa, che possa sostenere l’approccio educativo, uno sforzo capace di restituire ad ognuno dignità e speranza. E dar vita ad una realtà associativa significa prima di ogni cosa difendere la dignità e ridare la speranza».

Quali sono altri obiettivi di una associazione culturale, che intende impegnarsi su questo territorio?

«Oggi, dopo il sangue versato da migliaia di persone, per garantirci la libertà, sembra che non ci siano valori superiori da cercare, per i quali combattere insieme e forse dare anche la propria vita.  Oggi c’è solo il bisogno assoluto di soddisfare se stessi, un bisogno ancora tanto più forte, quanto più è in crisi il sistema democratico. Ma in questo modo si restringono sempre di più gli spazi d’interesse per la vita, se ne impoverisce il significato, ma soprattutto ci si allontana dalla vita degli altri, dall’interesse generale, dai problemi della società, lasciando ampi margini d’intervento a quella politica di potere e non di servizio che, in quegli spazi lasciati vuoti, organizza i suoi affari. Un’associazione culturale può ampliare gli spazi di interesse per la vita e avvicinare tutti alla vita degli altri».

Ma allora l’associazionismo, la cultura, l’educazione, giova all’individuo o alla comunità?

«La cultura dello stare insieme apre a quella, che possiamo definire, la costruzione di una relazione educativa, che potrà portare a migliorarci in maniera individuale e collettiva».

La sua vita è stata ricca di impegni associativi, cosa porterebbe nel presente dal suo passato associativo. 

«IL VALORE DELLA PERSONA UMANA, il senso della dignità.  La SPES CONTRA SPEM, tanto cara a Giorgio La Pira, quello sperare contro ogni speranza, tenendo presente, prima di ogni cosa, le attese della povera gente. E poi il motto del priore di Barbiana, Don Milani, I CARE, MI STA A CUORE, con il quale si diede inizio alla lotta alla povertà educativa e materiale dei nel secolo scorso. Ma anche la bellezza dei canti popolari, che spesso ci narrano della sofferenza, il dolore, la lotta e la speranza delle generazioni che ci hanno preceduto».

Una definizione per questa nuova realtà associativa?

«Terra Nostra potremmo definirla come un’associazione laica e cristianamente ispirata, al servizio della comunità, sostenuta dal pensiero di profili sostantivi, dal verbo del Vangelo alla testimonianza di  Francesco d’Assisi,  Padre Arturo, Giorgio La Pira, Don Milani, Carlo Maria Martini, Papa Francesco, Pasolini, Alda Merini, Giordano Bruno, per citarne alcuni, e che ricerca quotidianamente, soprattutto nelle cose più semplici, l’immanenza della trascendenza, e qualche traccia di vero umanesimo. I progetti che andrà a realizzare saranno rivolti a persone di ogni età e non mancheranno momenti di integrazione generazionale, nella speranza di riuscire a capire meglio noi stessi e il mondo, rafforzando l’attitudine ad una coscienza critica».

Un ultimo pensiero… 

«Spero che in futuro… SIA TERRA NOSTRA, MA ANCHE DEGLI ALTRI, BELLA, OSPITALE, ACCOGLIENTE, DAI FRUTTI PROFUMATI.  CONTADINI DI TRADIZIONE, SPARGEREMO I NOSTRI SEMI EASPETTEREMO INSIEME LA PRIMAVERA».

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