Napoli, 12 Giugno – A più di dieci anni dall’emersione pubblica del disastro ambientale della Terra dei Fuochi, il tempo sembra essersi fermato. Secondo l’ultima relazione presentata dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, il 90% delle bonifiche previste nell’area è ancora da attuare. Un dato allarmante che restituisce l’immagine di una crisi irrisolta, aggravata da anni di inazione istituzionale e promesse disattese.

La relazione, consegnata lo scorso maggio, arriva pochi mesi dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per l’“insufficiente risposta” alle emergenze ambientali nella Terra dei Fuochi. Una condanna che ha spinto il governo a nominare Vadalà a febbraio 2025 per coordinare gli interventi di bonifica. Ma, ad oggi, la mole di lavoro da affrontare resta schiacciante.

Proprio per discutere i dati del report e costruire una risposta collettiva, sabato la Rete Stop Biocidio, insieme ai comitati e alle associazioni ambientaliste del territorio, terrà un incontro pubblico presso il Polo della Sostenibilità Ambientale, a San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), sede del progetto promosso dall’associazione Let’s Do It Italy.

Cinque le aree tematiche al centro del dibattito: terreni agricoli contaminati, rifiuti sversati in superficie, discariche abusive, impatti sulla salute pubblica, e partecipazione civica. Il confronto mira a elaborare un piano di azione che rafforzi il monitoraggio e la pressione sulle istituzioni.

L’incontro sarà anche l’occasione per presentare ufficialmente la nuova Sala di Monitoraggio dei siti inquinati, uno strumento pensato per raccogliere segnalazioni da parte di cittadini e attivisti, creando una mappa aggiornata delle aree da bonificare. Il progetto, pur operativo solo da pochi mesi, è già stato citato nella relazione della Corte di Strasburgo per l’efficacia nell’individuare le zone più a rischio.

La Terra dei Fuochi non è solo un’emergenza ambientale: è un fallimento morale e istituzionale. È il simbolo di un’Italia che si è abituata all’ingiustizia ambientale come se fosse inevitabile, normale. Il 90% di bonifiche ancora da iniziare dopo anni di denunce, studi, sentenze, è un dato che non dovrebbe lasciare spazio all’indifferenza. Ma lo fa. Eppure, nel cuore della Campania avvelenata, cittadini e attivisti non smettono di lottare. In assenza di una regia politica efficace, sono loro a mantenere viva la speranza di una terra risanata. Ma non può essere solo la società civile a reggere il peso della rinascita. Senza una vera assunzione di responsabilità da parte dello Stato, la bonifica della Terra dei Fuochi resterà una promessa vana. E quella terra, continuerà a bruciare. Dentro e fuori.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.