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Quanto costa fermare un pallone?

Napoli, 3 Aprile – Quanto costa fermare un pallone? Evidentemente molto più della dignità di chi si nasconde dietro una maschera di indifferenza, per cercare in tutti i modi di rimontare il tendone da circo e tornare a farlo rotolare sui tappeti verdi della penisola, inseguendo meri scopi economici, senza considerare che la stessa ripresa rappresenterebbe la vera morte di questo campionato. Dunque, evitando i facili moralismi, vediamo tre fondamentali punti per cui la Serie A 2019/20 dovrebbe essere considerato un capitolo chiuso in questo preciso istante.

La prima è una questione che riguarda la regolarità stessa del campionato, riprendere a giocare, infatti, significherebbe falsarlo irrimediabilmente; così facendo i rapporti di forza tra le squadre e le inerzie venutesi a creare nel corso della stagione sarebbero alterati; inoltre il calendario verrebbe compresso all’inverosimile, finendo per segnare partite una volta ogni tre giorni e ponendo in una situazione di svantaggio tutte quelle squadre con poca disponibilità di giocatori importanti in rosa, che magari facevano uno dei loro punti di forza il fatto di non disputare le competizioni europee ed avere più tempo per preparare la partita della settimana successiva.

In secondo luogo, riprendendo a giocare si esporrebbero ad un inutile rischio tutti coloro i quali lavorano attorno ad una partita di calcio, dai protagonisti in campo, agli steward agli addetti al manto erboso, da quelli che devono accompagnare le squadre nei loro viaggi a quelli che le devono accogliere, e non ci si trinceri dietro la banale scusa delle giuste precauzioni, perché abbiamo ben visto quanto è costato questo tipo di superficialità, con 20 solo tra calciatori e presidenti in Italia risultati positivi al tampone e chissà quanti altri asintomatici.

Il terzo punto riguarda prevalentemente i calciatori, nei discorsi fatti in questi giorni pare quasi non si sia tenuto conto del fatto che atleti di questa risma, dopo una pausa così lunga, hanno bisogno di riprendere la condizione fisica necessaria a sostenere una competizione agonistica, e per questo c’è bisogno di un certo periodo di tempo; senza contare, poi, coloro che si sono riconciliati con le proprie famiglie nei paesi di appartenenza ed una volta tornati dovranno sottoporsi ad un  isolamento di almeno due settimane.

Le ragioni principali, per cui alcuni vertici spingono verso la ripresa dei giochi, sono di natura economica, troncare il campionato in questo modo porterebbe alla perdita di molte centinaia di milioni di euro, ma questa è una delle principali criticità portate da questa emergenza al nostro paese che ha investito ed investirà tutti i settori, perché solo il calcio dovrebbe fare eccezione? D’altro canto, già molti altri sport tra cui il Basket ed il Rugby hanno deciso di non riprendere, come alcune leghe di calcio straniere ad esempio quella belga.

 Le società possono cautelarsi, in questo senso, attuando misure come il taglio stipendi dei dipendenti, in Italia la prima è stata la Juventus, in Europa già numerosi importanti club vi hanno ricorso. L’altro aspetto portato all’attenzione è quello dei verdetti, altro falso problema, in questo caso si preserverebbe la credibilità del campionato cristallizzando la classifica all’ultima giornata considerabile regolare e tirando così le somme.

Matteo Ariola


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