Napoli, 31 Ottobre – Dopo anni di attesa, dolore e battaglie legali, arriva una sentenza che restituisce un po’ di giustizia. Il Tribunale di Nola ha condannato Nuova Sacelit srl e Italcementi spa a risarcire con oltre un milione di euro i familiari di S.M., un lavoratore morto nel 2017 per mesotelioma pleurico, il tumore causato dall’esposizione alle fibre di amianto.

Per quasi vent’anni, dal 1974 al 1992, S.M. aveva lavorato come elettricista nello stabilimento Sacelit di Volla, alle porte di Napoli. In quegli ambienti, secondo quanto accertato dal tribunale, le polveri di amianto erano ovunque. Invisibili, sottili, respirate giorno dopo giorno. Quelle stesse fibre, anni dopo, si sono rivelate letali.

Il giudice ha riconosciuto la responsabilità delle due aziende per la violazione dell’obbligo di sicurezza sul lavoro, stabilendo che la malattia fu direttamente provocata da quella lunga esposizione non protetta.

“Questa sentenza rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo anni di dolore e di attesa”, commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari. “È il riconoscimento, non solo della responsabilità di chi ha esposto i lavoratori a un pericoloso cancerogeno come l’amianto, ma anche della sofferenza profonda di un’intera famiglia costretta a convivere con la perdita e con l’ingiustizia. Ogni decisione come questa restituisce dignità alle vittime e rafforza la speranza che nessuno debba più morire per il proprio lavoro.”

Il caso di S.M. è purtroppo uno dei tanti che ancora emergono in Italia, dove l’amianto — sebbene bandito da anni — continua a mietere vittime tra chi ne è stato esposto nei decenni passati. Secondo l’Osservatorio, ogni anno vengono diagnosticati centinaia di nuovi casi di mesotelioma, e molte famiglie lottano ancora per ottenere un riconoscimento e un risarcimento. La sentenza di Nola diventa così un simbolo: un segnale di giustizia tardiva, ma necessaria, in una storia che parla di lavoro, di responsabilità e di memoria.

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