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La Corte D’Appello Sportiva respinge il ricorso degli azzurri, ma la vicenda Juventus-Napoli non finisce qui

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Napoli, 10 Novembre – La partita Juventus-Napoli, che si sarebbe dovuta disputare lo scorso quattro ottobre, non è ancora arrivata a compimento, ma, dopo la sentenza emessa poche ore fa dalla Corte D’Appello Sportiva Nazionale, espressasi sul ricorso presentato dagli azzurri, confermando di fatto quella del Giudice Sportivo del quattordici ottobre nella quale veniva comminata alla società di De Laurentiis la pena del 3-0 a tavolino con conseguente punto di penalizzazione, è giunta ad uno snodo cruciale.

La sentenza.

“Il fine ultimo dell’ordinamento sportivo è quello di valorizzare il merito sportivo, la lealtà, la probità e il sano agonismo” da tale premessa Sandulli, giudice della Corte D’Appello Sportiva Nazionale, intende partire per esporre le motivazioni dietro le quali pone in essere la sua sentenza. Secondo lui, infatti, la SSC Napoli avrebbe calpestato questi principi al fine di precostituirsi un alibi per non disputare la gara in questione. Le riflessioni dietro questa conclusione riguardano la condotta della società nei giorni precedenti alla sfida ed in particolare, il due ottobre, dopo aver riscontrato la positività di due calciatori, la richiesta di chiarimenti sull’applicazione dei protocolli della FGC, dalla quale scaturisce la prima PEC dell’ASL Napoli 1, Dipartimento di prevenzione, in cui si afferma la responsabilità della società di attenersi a quelli, appare inspiegabile a Sandulli, poiché gli azzurri avevano già dato prova di esserne a conoscenza. Prosegue, poi, rifacendosi in qualche modo all’argomentazione espressa, in primo grado, nella sentenza del Giudice Sportivo, secondo cui tutte le risposte dell’autorità sanitaria locale alle successive richieste di chiarimento della società partenopea, non palesavano il chiaro divieto di recarsi a Torino per disputare la partita, divieto riscontrato solo alle 14.13 del quattro ottobre nella nota della ASL Napoli 2 Nord, quando gli azzurri avevano già reso impossibile la partenza e la conseguente disputa della gara la sera precedente, disdicendo il charter e soprattutto annullando la prenotazione dei tamponi da effettuare a Torino. In conclusione, il giudice ritiene irrilevante l’argomentazione, sciorinata dai partenopei probabilmente in udienza, sull’ inadeguatezza dei protocolli in quanto stilati in una situazione nella quale la diffusione del virus era molto ridotta rispetto a quella attuale e tiene a sottolineare che il comportamento della società azzurra risulta profondamente irrispettoso nei confronti di altri club, i quali, in condizioni anche peggiori, hanno rispettato pedissequamente le indicazioni poste negli stessi protocolli.

La risposta del Napoli.

Il Napoli però non si arrende e, poche ore dopo la pubblicazione della sentenza, ha emesso un comunicato stampa, tramite i propri canali ufficiali, nel quale non si ritiene pienamente in accordo con la stessa, in quanto ometta alcuni documenti, delegittimi l’operato delle ASL e, soprattutto, getti inaccettabili ombre sull’operato della società, perciò, si è detto già a lavoro per appellarsi al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, con un ulteriore ricorso.

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