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Pozzuoli, 31 Marzo – La siesta post-prandiale rappresenta, per me come per molti, un momento d’indubbia pregnanza: prescindendo dalla sua durata (mai minore della mezz’ora!), essa dà conforto al fisico e – soprattutto – alla mente.

Eppure, egregi Lettori, oggi pomeriggio non son riuscito a chiudere occhio: l’azione, sconsiderata ed ignobile, posta in essere due giorni fa da circa cinquanta Puteolani continua a martellarmi il cervello, facendo crescere considerevolmente il mio profondo sdegno, oramai giunto all’apice.

Vivendo a Pozzuoli sin da quand’ero in fasce, non posso esimermi dal fare le opportune considerazioni sull’accaduto. E intendo farlo rivolgendomi direttamente a chi ha compiuto le azioni in parola, al fine di fargli comprendere appieno quanto la loro condotta sia nociva per la salute degli altri consociati e, al tempo stesso, per il notevole prestigio di cui la città di Pozzuoli gode (anche a livello internazionale).

Cari Concittadini, il carattere apparentemente noioso del periodo dell’isolamento cosiddetto “fiduciario” non lascia adito a dubbi: la quasi totalità degli Italiani, infatti, è in preda all’avvilimento totale, determinato dalla preclusione, posta dall’Esecutivo attraverso la legislazione d’urgenza, dal lasciare il proprio domicilio per svolgere le attività routinarie, tali da intendersi il lavoro al di fuori delle mura domestiche, la frequentazione promiscua di luoghi pubblici e/o aperti al pubblico e, non da ultimo lo svolgimento delle attività aventi natura ricreativa.

Tale isolamento, tuttavia, è dettato da un motivo fondamentale di pubblico interesse, ossia la tutela – contemplata, tra l’altro, dalla Costituzione – del diritto alla salute ed alla vita: comportandovi nel modo tristemente noto ad ognuno, avete rischiato di arrecare un ragguardevole nocumento all’incolumità di chiunque sia entrato in contatto con Voi e, parallelamente, avete gettato fango e polvere sull’immagine della nostra Città, la quale era vista dagli antichi Greci come modello di rettitudine (non a caso era chiamata Dikearkìa, termine da rendersi in Italiano come “luogo in cui regna la giustizia), virtù cardine della quale – e mi rattrista doverlo scrivere qui, su un quotidiano – Vi sono totalmente oscure le basi!

Ad alimentare maggiormente la mia disapprovazione, poi, son state le frasi da Voi pronunziate quest’oggi per discolparvi: dalle fonti mediatiche ho appreso che fra Voi c’è stato qualcheduno che, interrogato dalle Forze dell’Ordine, ha dichiarato di avere l’esigenza di svagarsi, considerato il periodo difficile determinato dalla mancanza di risorse economiche.

Ebbene, gentili Concittadini, sappiate che non siete gli unici a soffrire il peso di questa crisi di duplice natura, economica e sociale; ciononostante, nei giorni scorsi m’è giunta notizia che diversi lavoratori (anche “alla giornata”, o comunque percepenti stipendi piuttosto esigui), dando prova di grande responsabilità e maturità, hanno essi stessi invitato gli Italiani a permanere nelle proprie abitazioni, uscendone solo per motivi di stretta necessità.

Ma vi è di più!

Alcuni di essi, a quanto mi consta, hanno finanche destinato una quota della propria paga alla promozione della ricerca contro il Covid-19, insegnandoci che…..la salute e la dignità di un proprio simile prevale su ogni altra cosa, persino sui soldi!

Da studioso di diritto del lavoro, ovviamente, Vi comprendo: trovarsi improvvisamente “senza pane” (come si suol dire in varie parti del Mezzogiorno) è sicuramente foriero di tante preoccupazioni, specie se si hanno coniugi e/o figli a proprio carico; non mi spiego, tuttavia, la fonte di cotanta ilarità, di quella vena festaiola che Vi ha indotto ad agire in barba alle regole.

Beh, non credo che tale motivo sia costituito interamente dal voler mettere da parte ogni “rogna”: a buon intenditor poche parole.

Sebbene quel che avete fatto sia gravissimo, non nutro verso di Voi alcun sentimento d’odio o di rancore, ma mi auguro che la Magistratura – col cui operato, beninteso, non ho la minima intenzione di interferire – assuma nei Vostri confronti provvedimenti severi, tesi alla Vostra effettiva rieducazione.

Mazz’ e panell’ fann ‘e figl ‘bbell (It.: l’educazione, quella autentica, può essere insegnata esclusivamente attraverso il connubio tra severità e dolcezza)!

 

Adriano Spagnuolo Vigorita 

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