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WHITE CHRISTMAS

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Napoli, 28 Dicembre – Sulla serietà della situazione in atto non v’è da nutrire alcun dubbio; ma è altrettanto vero che quella di oggi è una giornata destinata a non cadere nell’oblio, giacché ha segnato l’inizio della campagna vaccinale, ossia di quella battaglia necessaria ad annientare un nemico che, purtroppo, non fa sconti ad alcuno.

Sebbene abbia avuto anche oggi delle incombenze da sbrigare, ho fatto di tutto per collegarmi a YouTube: era mio proposito ivi seguire lo spettacolo previsto per le diciannove di ieri, previsto in diretta dal teatro “Gelsomino” nell’ambito del contest teatrale compiutamente illustrato negli ultimi due articoli da me redatti per questa testata.

Di colpo ho rievocato il mio passato da fanciullo; anzi, mi ci sono calato, rivivendo il periodo in cui mi appassionai alle esibizioni circensi: avevo all’incirca quattro o cinque anni, ma, ad avviso di genitori e nonni, ero già fin troppo sveglio, anche se, in verità, non ho mai rappresentato un problema per loro.

La compagnia dei Saltimbanchi ha incantato grandi e piccini con numeri decisamente complessi, oltreché difficili da interpretare in uno spazio molto più ridotto in confronto alla pista di un circo: anche se non sono affatto ferrato in materia d’arte circense, mi preme esprimere comunque la mia profonda ammirazione per il modo in cui questi artisti, i quali han profuso il massimo dell’impegno per rendere piacevole una serata buia sotto ogni profilo. In altri termini, quel “White Christmas” che tutti sognano è divenuto ancora una volta realtà!

Intendo, poi, muovere una considerazione di stampo letterario riguardo all’evento tenutosi questa sera: durante la visione ho immediatamente pensato a quel sentimento poetico provato, secondo Pascoli, soprattutto dai bambini. Secondo il maestro Romagnolo, il poeta è colui che, alla maniera di un “fanciullino”, ha mantenuto la capacità di stupirsi, facendo affidamento sull’intuito piuttosto che sulla ragione stricto sensu intesa.

Una siffatta visione del mondo circostante conduce, ex se, a soffermarsi su ogni dettaglio, dunque ad un’illustrazione minuziosa di tutto quanto umanamente percettibile (le “piccole cose”), per la qual cosa il Pascoli soleva ricorrere alla figura retorica dell’onomatopea: a differenza dell’adulto, il fanciullo si pone continuamente delle domande e, soprattutto, tende ad associare l’oggetto dei propri cinque sensi ad un’azione o ad un suono. 

Guardare una persona mentre è intenta a svolgere il proprio lavoro, udire il rombo di un motore od il verso di un animale è sicuramente d’aiuto al fanciullo per l’apprendimento delle parole, nonché al poeta per la composizione delle proprie opere.

Ecco perché la performance di ieri sera – splendida, ribadisco – costituisce un’occasione di crescita per i bambini e, al tempo stesso, uno spunto di riflessione per chi è chiamato a guidarli nel loro percorso verso l’età adulta.

Ad maiora!

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